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Chiusure festive, tutto fermo. A dicembre negozi aperti

Maggioranza lontana dall’accordo mentre crescono le proposte di modifica alle norme attuali: si andrà sicuramente al prossimo anno. I sindacati: “Promesse non mantenute”
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Roma. Ci avevano creduto i lavoratori del commercio. «Vedrai che ci riprendiamo la domenica tra le mura di casa». Glielo avevano promesso. Lega e i 5S avevano annunciato a gran voce di voler smontare il Salvaitalia, con cui il premier Mario Monti aveva liberalizzando le aperture domenicali nel commercio. Ma per ora i 20 milioni di italiani che la domenica fanno shopping possono stare tranquilli. Natale e probabilmente anche Pasqua sono assicurati, nonostante gli scontri verbali che si sono susseguiti con toni differenti. Ultimo quello tra il vice premier Di Maio e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, “colpevole” di aver detto in pubblico: «Se vogliono fare le chiusure domenicali le facciano in provincia di Avellino». Frase infelice, che lo ha costretto alle scuse (Avellino è al Sud ed è la città di Di Maio).

Al di là le polemiche sulle chiusure domenicali è infatti calma piatta. Unica novità è l…
Roma. Ci avevano creduto i lavoratori del commercio. «Vedrai che ci riprendiamo la domenica tra le mura di casa». Glielo avevano promesso. Lega e i 5S avevano annunciato a gran voce di voler smontare il Salvaitalia, con cui il premier Mario Monti aveva liberalizzando le aperture domenicali nel commercio. Ma per ora i 20 milioni di italiani che la domenica fanno shopping possono stare tranquilli. Natale e probabilmente anche Pasqua sono assicurati, nonostante gli scontri verbali che si sono susseguiti con toni differenti. Ultimo quello tra il vice premier Di Maio e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, “colpevole” di aver detto in pubblico: «Se vogliono fare le chiusure domenicali le facciano in provincia di Avellino». Frase infelice, che lo ha costretto alle scuse (Avellino è al Sud ed è la città di Di Maio).

Al di là le polemiche sulle chiusure domenicali è infatti calma piatta. Unica novità è la lievitazione dei disegni di legge passati da cinque a sei (l’ultimo, più morbido, è della Lega). Eppure la partenza era stata buona. La Commissione Attività produttive della Camera ha fatto tutte le audizioni. Poi però s’è fermata. Forse c’è troppa carne al fuoco (con la manovra ancora in ballo) e troppi screzi tra 5S e Lega per occuparsi di un problema che in fondo appare minore. 

«Si andrà sicuramente al nuovo anno - spiega Gianluca Benamati, Pd e vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera - e c’è molto imbarazzo in Presidenza (dove siede la leghista Barbara Saltamartini). Proprio oggi abbiamo chiesto quando verrà calendarizzata, ma senza successo». E Andrea Dara, il relatore, leghista e alla sua prima legislatura, conferma. «Compatibilmente con il tema del bilancio, che è più urgente, depositerò una relazione nelle prossime settimane - spiega  - ma sia chiaro, c’è la volontà di andare avanti perché una regolamentazione è necessaria. Utile è stato ascoltare gli operatori del settore, cosa che Monti non fece. Perché oltre il nodo aperture - aggiunge Dara - sono emersi due problemi, quello dell’e-commerce, dove la concorrenza è tutt’altro che leale, e quello dei contratti di lavoro, che spesso sono poco chiari o impongono il lavoro domenicale». 

Tema caro ai sindacati, anche se non tutti sono schierati apertamente per la regolamentazione. I più duri sono i Cobas. Anche loro hanno sfilato davanti alla Commissione attività produttive, insieme a tutte le categorie interessate. «Ormai i lavoratori e sono 3,5 milioni - spiega Francesco Jacovone, Cobas - sono scoraggiati - molti hanno votato i 5S. La promessa di Di Maio che i lavoratori sarebbero stati a casa la domenica non è stata mantenuta. E se la devo dire tutta non è nemmeno colpa del decreto SalvaItalia voluto da Monti, che ha deregolarizzato. E’ quello che è venuto dopo che ha penalizzato i lavoratori. I contratti - accusa Jacovone - non ne hanno tenuto conto. Spesso si è costretti a lavorare». 

Andrea Dara probabilmente cercherà di fare una sintesi tra le proposte. Quattro che spingono per regolamentare le aperture (Lega, Iniziativa popolare, Regione Marche e M5s) e altre più morbide, del Pd e di Leu (12 chiusure nelle festività laiche e religiose). Grande distribuzione e centri commerciali possono dunque stare tranquilli, Natale si farà con le saracinesche aperte. D’altra parte con la crescita economica ferma, i consumi che non hanno ancora recuperato i livelli pre-crisi e la disoccupazione ancora in agguato, chiudere la domenica porterebbe alla perdita di 42mila posti di lavoro (compreso l’indotto). Un costo troppo elevato che riporterebbe giù anche i consumi.