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Moratti: “Il governo disorienta le imprese, così è difficile investire”

Il presidente di Saras: “Questa nuova politica vive facendo scommesse sempre più azzardate, un clima difficile per un imprenditore”
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CAGLIARI - Pur con il suo “tratto”, con quel suo modo di dire le cose - anche le più severe - non come fossero critiche ma un appello al buon senso, anche Massimo Moratti non nasconde le sue preoccupazioni. «Tutto dipenderà dai prossimi giorni, da come il governo reagirà alla lettera della Ue». Lo ha sottolineato parlando con Repubblica a margine di un incontro organizzata a Cagliari sul valore economico di Saras per la Sardegna, l’attività di famiglia nella raffinazione che in questi anni difficili è andata controcorrente (fatturato in crescita del 48 per cento dal 2009). Saras continuerà a investire ancora nell'isola, anche se il clima di queste settimane non aiuta per niente.

Presidente Moratti, nel suo discorso lei ha parlato di un momento difficile nel rapporto tra il mondo delle imprese e la politica. Forse il più difficile di sempre?
«Difficile perché non si riesce a capire dove fin…
CAGLIARI - Pur con il suo “tratto”, con quel suo modo di dire le cose - anche le più severe - non come fossero critiche ma un appello al buon senso, anche Massimo Moratti non nasconde le sue preoccupazioni. «Tutto dipenderà dai prossimi giorni, da come il governo reagirà alla lettera della Ue». Lo ha sottolineato parlando con Repubblica a margine di un incontro organizzata a Cagliari sul valore economico di Saras per la Sardegna, l’attività di famiglia nella raffinazione che in questi anni difficili è andata controcorrente (fatturato in crescita del 48 per cento dal 2009). Saras continuerà a investire ancora nell'isola, anche se il clima di queste settimane non aiuta per niente.

Presidente Moratti, nel suo discorso lei ha parlato di un momento difficile nel rapporto tra il mondo delle imprese e la politica. Forse il più difficile di sempre?
«Difficile perché non si riesce a capire dove finiremo. Mi riferisco al progetto economico per il paese. Se io voglio o devo fare investimenti per la mia impresa, come posso comportarmi in questo momento? Un imprenditore decide in base alle sicurezze che ha, alla fiducia che ha nei confronti della politica. E questo crea molte difficoltà: non tante per le scelte che devi fare oggi, ma per il futuro».

Lei ha aggiunto una frase che potrebbe apparire anche più severa: nemmeno al governo sanno cosa sarà del paese. Cosa intendeva?
«Siamo di fronte un modo nuovo di governare. E’ questo da capire: fino a che punto ci siamo adeguati a questo nuovo modo di intendere la politica. Dove si fanno scommesse più azzardate di quanto si facesse in passato. E’ chiaro che questo ci mette nella situazione di avere meno certezze, ma forse bisognerà cominciare a farci i conti».

Immaginiamo si riferisca alle incertezza nei confronti dell’Europa. E se, per esempio, si vuole o meno restare nell’euro. E’ così?
«Certo, questo è un passaggio fondamentale. Perché capire se si vuole far parte dell’Europa è importante e restare nell’euro lo è ancora di più. Tutto questo crea incertezze, soprattutto quando prima si dice una cosa e poi la si smentisce. Ma quanto sta accadendo fa pensare che prima o poi potrebbe accadere. Un dubbio che rimane e che, ripeto, crea un clima in cui è difficile lavorare per chi ha una impresa o deve fare investimenti».

Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi in una intervista a Repubblica ha parlato di una ostilità da parte di questo governo nei confronti degli imprenditori. E’ stato eccessivo?
«Questo non lo credo. Anzi, voglio pensare che il governo stia dalla parte del paese più forte economicamente, di solito i cosiddetti governi sovranisti questo lo mettono nel conto. Quello che vorrei capire è se hanno lo stesso modo di pensare delle aziende, la stessa visione. Ma guardi, tutto nasce e tutto dipende dalla fiducia che un governo riesce a trasmettere».

Per la sua attività lei ha innumerevoli contatti all’estero. Ma come ci vedono, cosa le chiedono durante i suoi incontri?
«Succede che ancora prima di sapere della tua azienda, vogliono sapere cosa accade nella politica italiana. Ma non ci deve sorprendere: chiedono del nostro governo, vogliono sapere cosa accadrà del nostro rapporto con l’Europa. Perché anche per un investitore internazionale è importante capire prima decidere se dare fiducia o meno al nostro paese. Questo è un altro elemento che non ci aiuta: una decisione semplice come investire o meno in Italia diventa complicato. Con il rischio che, alla fine, si investa altrove».

Di fronte a tanta incertezza, l’Italia non corre il rischio di fermarsi, di cancellare la ripresa economica che si stava affacciando negli ultimi due anni?
«Il rischio è concreto E sarebbe un peccato, perché un po’ di ripresa c’era sul serio. Ma tutto si è bloccato proprio per le indecisioni di cui abbiamo parlato, per questo nuovo modo di fare politica».

A suo avviso, esiste una questione settentrionale? Le imprese e i cittadini del nord sono tornati a essere insofferenti verso politiche nei confronti del Mezzogiorno, lette come nuove forme di assistenzialismo?
«Voglio guardare all’aspetto positivo. Non è male che ci sia un maggior coinvolgimento del sud Italia rispetto a qualche anno fa. Tutto sta a vedere come viene diretto: non è pensare a una politica di aiuti per il Sud, vista la sua situazione economica. Di sicuro, deve essere ben guidata, fare molta attenzione a dove finiranno i soldi. Ma credo che un vero discorso in favore del sud abbia senso solo se si parla di infrastrutture, di investimenti per il ripristino ambientale. C’è moltissimo da fare: il governo potrebbe svolgere un ruolo utile ed essere visto con favore anche in Europa».

Quando un paese si trova in queste condizioni, le responsabilità vanno condivise fra tutta la classe dirigente. Gli imprenditori non hanno nulla da rimproverarsi?
«Guardando alla situazione generale, se l’Italia è ancora conosciuta nel mondo è grazie alle sue eccellenze nella moda, nella manifattura, penso a grandi marchi come Ferrari o Prada, conosciuti ovunque e che rendono un grande prestigio al paese. Gli imprenditori avranno anche qualcosa da rimproverarsi, ma nel confronto sono ancora quelli che danno lustro all’Italia».

Ma lei ritiene che l’Italia sia a un passo da una nuova recessione?
«Guardi, non lo voglio nemmeno pensare».