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(ap)

Dal Qatar uno sgambetto ai sauditi. Ora Doha pensa soprattutto al gas

Dietro la mossa del Paese di Golfo di lasciare l'Opec una scelta politica e industriale. Un modo per mettere in difficoltà i rivali di Riad e un primo passo per concentrarsi sul gas naturale, di cui custodisce le più grandi riserve al mondo
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Non è mai stato tra i grandi paesi produttori di petrolio. Se si scorre la classifica, il Qatar si trova a ridosso della ventesima posizione, non andando oltre il milione e mezzi di barili estratti al giorno. Lontano anni luce dall'Arabia Saudita, la cui produzione è superiore ai 12 milioni. Nonostante il dato tutto sommato "minimo", il prezzo del petrolio è subito salito sui mercati internazionali. Segno che la decisione presa dagli emiri del piccolo stato che si affaccia sul Golfo Persico avrà un impatto rilevante e da non sottovalutare.

Perché si tratta sicuramente di una scelta industriale, ma soprattutto politica. Presa proprio per mettere in difficoltà i "rivali" di Riad, in un momento di grande difficoltà della leadership del principe Mohammed bin Salman, impegnato a difendere il suo trono dopo il coinvolgimento nell'omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Proprio nel momento in cui i sau…
Non è mai stato tra i grandi paesi produttori di petrolio. Se si scorre la classifica, il Qatar si trova a ridosso della ventesima posizione, non andando oltre il milione e mezzi di barili estratti al giorno. Lontano anni luce dall'Arabia Saudita, la cui produzione è superiore ai 12 milioni. Nonostante il dato tutto sommato "minimo", il prezzo del petrolio è subito salito sui mercati internazionali. Segno che la decisione presa dagli emiri del piccolo stato che si affaccia sul Golfo Persico avrà un impatto rilevante e da non sottovalutare.

Perché si tratta sicuramente di una scelta industriale, ma soprattutto politica. Presa proprio per mettere in difficoltà i "rivali" di Riad, in un momento di grande difficoltà della leadership del principe Mohammed bin Salman, impegnato a difendere il suo trono dopo il coinvolgimento nell'omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Proprio nel momento in cui i sauditi devono fronteggiare quasi quotidianamente gli attacchi del presidente americano Donald Trump, il quale sta mettendo tutto il suo "peso" per impedire nuovi rialzi del prezzo del greggio.

Per il Qatar, come si diceva, c'è indubbiamente una scelta industriale. È il paese al mondo con le più alte riserve di gas naturale: al largo delle coste è stato scoperto un giacimento gigante e dalla centrale di liquefazione non lontana dalla capitale Doha, partono navi "gasiere" dirette in tutto il mondo. Con una strategia che si potrebbe definire multilaterale, il Qatar è stato molto attento a rifornire sia l'Europa che la Cina. Così come gli Stati Uniti, fino a quando gli americani non sono diventati indipendenti grazie alla tecnologia che estrae materia prima anche dagli strati rocciosi e sabbiosi (il cosiddetto shale gas). Per la cronaca, il Qatar è anche il maggiore fornitore di gas liquefatto dell'Italia, dove arriva all'impianto di rigassificazione al largo di Rovigo, costruito dalla società di stato di Doha assieme a ExxonMobil e di cui una quota di minoranza è in mano al gruppo Snam.

Per cui ha avrebbe anche senso la scelta annunciata di concentrarsi sulle attività di estrazione e di commercializzazione del gas, per trascurare da qui in avanti il petrolio. Ma anche a uno studente di relazioni internazionali appena fresco di master intuisce la valenza politica della decisione. Fra tre giorni si terrà un vertice Opec in cui si dovrebbero decidere nuovi tagli alla produzione, nel tentativo di far risalire le quotazioni del greggio: arrivato quasi a 80 dollari sul mercato Usa, il barile è arrivato vicino ai 50 dollari. Mentre le quotazioni del gas naturale sono ai massimi ormai da un anno, sulla scia della domanda asiatica, dove è iniziata la fase di uscita dal carbone a causa dell'eccesso di inquinamento, in particolare nella grandi metropoli.

Del resto, sauditi e qatarioti sono ai ferri corti da sempre, contrasti divenuto scontro sotterraneo dopo le primavere arabe. Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein dall'anno scorso hanno interrotto i rapporti diplomatici con il Qatar, in seguito a crescenti tensioni tra i Paesi del Golfo circa il presunto appoggio di Doha a gruppi islamisti, accusati anche di attentati terroristici. Un embargo "politico" che era stato tentato anche nel 2014. Per non parlare del fatto che il Qatar tiene buoni rapporti con l'Iran, acerrimo nemico dei sauditi. Se poi aggiungiamo che a Doha è presente la più importante base aerea degli Stati Uniti nella regione, il quadro non potrebbe essere più completo.

Rimane da spiegare come mai il prezzo del petrolio sia salito: pesano in questo l'accordo raggiunto tra Russia e Arabia Saudita per estendere il controllo della produzione anche per il prossimo anno. In più, tradizionalmente il mercato non ama le tensioni geopolitiche.