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(reuters)

“Fordwagen”, via al valzer delle alleanze

L’intesa tra tedeschi e americani costringe gli altri gruppi a rivedere le proprie strategie. Torna l’ipotesi Fca-Gm
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Il giorno dopo l'annuncio si precisano i contorni dell’“intesa globale”, come l’ha definita il numero uno di Volkswagen, Herman Diess, subito dopo l’incontro alla Casa Bianca con Trump. L’unica certezza è che, per quanto si tratti solo di un’intesa industriale, nulla sarà più come prima nel mondo dell’auto. Perché la mossa rappresenta il tentativo di Trump di rispondere alla crisi dell’industria americana. Il protezionismo realizzato con la minaccia dei dazi ha sì riportato in Michigan una parte della produzione destinata al Messico ma non ha impedito l’annuncio di Gm di tagliare 14.800 posti di lavoro chiudendo quattro fabbriche. Così la scelta di Volkswagen di costruire un secondo stabilimento in Tennessee e soprattutto di produrre i propri modelli anche utilizzando impianti di Ford, serve a tranquillizzare l’opinione pubblica americana mettendo in sicurezza il futuro imme…
Il giorno dopo l'annuncio si precisano i contorni dell’“intesa globale”, come l’ha definita il numero uno di Volkswagen, Herman Diess, subito dopo l’incontro alla Casa Bianca con Trump. L’unica certezza è che, per quanto si tratti solo di un’intesa industriale, nulla sarà più come prima nel mondo dell’auto. Perché la mossa rappresenta il tentativo di Trump di rispondere alla crisi dell’industria americana. Il protezionismo realizzato con la minaccia dei dazi ha sì riportato in Michigan una parte della produzione destinata al Messico ma non ha impedito l’annuncio di Gm di tagliare 14.800 posti di lavoro chiudendo quattro fabbriche. Così la scelta di Volkswagen di costruire un secondo stabilimento in Tennessee e soprattutto di produrre i propri modelli anche utilizzando impianti di Ford, serve a tranquillizzare l’opinione pubblica americana mettendo in sicurezza il futuro immediato di una parte dei dipendenti della casa dell’ovale.

La mossa annunciata da Diess non è conseguenza di una scelta spontanea. Significativo il commento di Bill Ford all’annuncio: “Al suo posto probabilmente mi sarei comportato allo stesso modo”. La minaccia dei dazi sulle auto tedesche infatti mette a repentaglio 700-800 milioni di utili, tanti quanti ne realizza la sola Audi negli States, secondo il calcolo pubblicato ieri da Bloomberg. Ma se davvero, come ha detto Diess, in futuro Volkswagen e Ford “realizzeranno piattaforme comuni”, ecco che non sarà più necessario scambiarsi le azioni per creare, nei fatti, un unico grande gruppo da oltre 15 milioni di auto vendute nel mondo. Una piattaforma comune significa infatti fornitori comuni e una posizione di preminenza in tutta la filiera globale delle quattro ruote.

Gli analisti hanno reagito ieri con prudenza, in attesa di conoscere, probabilmente all’inizio di gennaio, in occasione del Salone di Detroit, i veri confini dell’alleanza benedetta da Trump. È un fatto che l’operazione consente ai tedeschi di aumentare considerevolmente il loro peso sul mercato Usa. Se qualcuno a Washington aveva sperato di battere la concorrenza europea sfruttando gli effetti del dieselgate, sembra aver sbagliato i calcoli. Volkswagen è ora il gruppo che arriva a salvare l’occupazione negli stabilimenti Ford. Chi pareva uscito con ignominia dalla porta entra trionfalmente dalla finestra.

Gli altri costruttori non possono certo stare a guardare. L’arresto di Carl Ghosn, detenuto in un carcere giapponese, sta mettendo a dura prova l’alleanza Renault-Nissan che lui stesso aveva creato. Le indiscrezioni dicono che Tokyo non si stia stracciando le vesti per l’ipotesi del fallimento dell'alleanza. E se quello che stava diventando il primo produttore mondiale si divide, tutto torna in gioco. Fca era stata la prima a segnalare la necessità di allearsi. Lo aveva fatto nel 2014 con l’allora amministratore delegato Sergio Marchionne: "L’industria dell'auto è un’idrovora, mangia e spreca molti capitali". L’appello per risparmiare investimenti unendo le società era caduto nel vuoto.

Mary Barra, ad di Gm, non aveva voluto saperne di un’alleanza con Fca. Ora deve tagliare capacità produttiva e posti di lavoro perché gli impianti sono sottoutilizzati. Non sarebbe strano se proprio Jeep desse una mano a Gm come Volkswagen farà con Ford: producendo in una parte delle fabbriche sottoutilizzate. Creando sul piano industriale quell’alleanza che era stata rifiutata sul piano societario. A gennaio si scopriranno le carte del nuovo puzzle dell'automobile.