L' ultima offerta della Ue al governo è un deficit fino all'1,95%. "Continuiamo a dialogare con l'Italia, ma questo dialogo deve essere bidirezionale e portare a dei risultati, il tempo è limitato", ha commentato Vladis Dombrovskis, vicepresidente Commissione Ue, ricordando che la 'bocciatura' della Commissione ha avuto l'avallo politico di tutti i ministri delle Finanze dell'Eurogruppo. Ma le posizioni sono ancora lontane. Contrariamente alle attese, non c'è stato vertice di maggioranza: assenti Di Maio e Salvini, che dopo un weekend non facile si sono punzecchiati a distanza; a palazzo Chigi è arrivato solo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, per fare un punto con il premier Conte sul capitolo degli investimenti.
Il governo ha intanto dato appuntamento ai sindacati e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aprendo il summit con i rappresentanti dei lavoratori ha garantito: Il governo è qui, pronto ad ascoltare.
Nel braccio di ferro con l'Europa sono filtrate anche aperture, ad esempio sulla possibilità di lavorare a sgravi fiscali ed ampliare la flat tax. Ma si punta a rivedere il cuore della manovra, anzi il doppio cuore del testo costituito da quota 100 e reddito di cittadinanza. Bruxelles ha chiarito nei suoi incontri formali e non con la politica romana che considera La legge Fornero una riforma cardine per il nostro Paese: una modifica strutturale rischia di far saltare il banco. Se invece si trattasse solo di una finestra per il 2019, rimandando al futuro la valutazione delle sostenibilità economica di nuove riaperture, si potrebbe trovare una mediazione. Sul reddito di cittadinanza, l'Europa non è contraria "a priori" come sulla tematica previdenziale. Ma ci sono dubbi su portata ed effettiva incidenza.
Ancora tutta da delineare anche la risposta da mandare a Bruxelles, che il premier Giuseppe Conte potrebbe presentare già mercoledì a cena al presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. La posizione del Tesoro e dell'ala 'dialogante' dell'esecutivo è chiara: rivedere le stime e il rapporto deficit/Pil al ribasso, tentando di convincere i commissari che sotto il 2% non si può arrivare perché, per contrastare i rischi di recessione, la manovra deve restare espansiva. Piena disponibilità a limare tutto quello che si può, è il messaggio che invia a Ue e alleati Salvini, ma senza tornare alla 'preistoria'. Anche perché, è l'avvertimento, non si vorrà certo vedere "anche in Italia scene sul modello Parigi", dove vanno in scena da giorni le proteste dei 'gilet gialli'. Quindi "la manovra cerca di essere equilibrata" ma "mi rifiuto di pensare che per uno 'zerovirgola' Bruxelles" voglia davvero avviare la procedura, con tanto di sanzioni e impegni vincolanti a un piano di rientro 'ammazza-crescita'.