MILANO - Le Borse globali chiudono in profondo rosso dopo la decisione della Federal Reserve di alzare per la quarta volta il costo del denaro in questo 2018 agli sgoccioli. Jerome Powell, il governatore americano, ha così tirato dritto nonostante gli attacchi di Trump, l'ultimo solo pochi giorni prima del meeting della Fed, che chiedeva di non procedere con la stretta monetaria. La decisione di portare il costo del denaro al 2,25-2,5% era attesa dai mercati, così come era ritenuta probabile la maggior cautela prevista per il 2019: ora la Banca centrale americana ha messo sul tavolo due altri rialzi dei tassi, rispetto ai tre inizialmente preventivati.
Eppure l'effetto sui mercati è stato di far partire le vendite, già ieri sera a Wall Street e poi anche oggi in Asia, in Europa e di nuovo alla riapertura degli Usa. Le azioni globali sono così sempre più indirizzate a chiudere il loro peggior trimestre dal 2011 a questa parte.
Nel Vecchio Continente, Milano ha perso l'1,81%. In linea le altre: Parigi ha ceduto l'1,72%, Francoforte l'1,44% e Londra tiene meglio a -0,72%. Questa mattina, tre titoli su quattro dell'indice MSCI Asia Pacific sono andati in rosso e la Borsa di Tokyo ha perso il 2,84% toccando il livello più basso in quasi 15 mesi, vittima anche della ripresa dello yen che in fasi di turbolenza sui mercati indossa i panni del bene-rifugio. La BoJ, senza sorprese, ha mantenuto i tassi invariati e anche la Banca centrale cinese non ha seguito la Fed non toccando i tassi di interesse a breve termine.
Wall Street riparte debole confermando i minimi dell'anno: il Dow Jones Industrial alla chiusura delle Borse europee segna una flessione dell'1,4% e il Nasdaq dell'1,87% a 6.618. Le indicazioni macro giunte oggi sono contrastanti: da una parte, le richieste di sussidi per la disoccupazione sono risultate 214mila nell'ultima settimana e hanno fatto meglio delle attese. Dall'altra, l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia a dicembre ha deluso gli analisti con la discesa da 12,9 a 9,4 punti. Bene invece il +0,2% del superindice dell'economia.
Su quale sia stata la causa scatenante di questi ordini, annota la Bloomberg, non è possibile spendere una parola definitiva. C'è piuttosto un mix di sfumature negative, nonostante alcune posizioni da "colomba", che ha portato gli investitori a scorgere più rischi che altro in questa decisione della Fed. Powell non sembra vedere all'orizzonte minacce particolari per l'economia americana, della quale apprezza l'aumento dei salari, ma sulla quale ha comunque operato un taglio alle stime di crescita per il 2019. Il mercato si aspettava che dal comunicato scomparisse la parola "ulteriore", in merito a un futuro rialzo dei tassi, come segnale di prudenza a fronte delle recenti turbolenze nei mercati: così non è stato. Inoltre il governatore Usa ha parlato di una "incertezza significativa" nel determinare la rotta futura del costo del denaro, che comunque resta legata all'andamento dei dati macroeconomici. Gli investitori, in aggiunta, si aspettavano un pò più di flessibilità sulla riduzione del bilancio della Fed, che per ora invece continua. La Banca centrale "sta dicendo chiaramente che ascolta i mercati, li rispetta, ma non è comandata da questi", ha sintetizzato Greg Staples di DWS, all'agenzia finanziaria Usa.
Venendo all'Italia, all'indomani dell'accordo con la Ue che comporta un radicale ripensamento della Manovra di bilancio lo spread tra Btp e Bund - ieri crollato di una decina di punti base - dopo una iniziale risalita torna a consolidare il restringimento intorno a 250 punti base. Il rendimento del decennale è pari al 2,7%. La tensione dei mesi scorsi è comunque confermata dai dati Bankitalia sulla bilancia dei pagamenti, che fotografano le vendite di investitori stranieri dei nostri Btp: 3,4 miliardi di titoli pubblici usciti dai portafogli a ottobre, bond "prevalentemente a breve termine". Il flusso di vendite è dunque di nuovo aumentato rispetto a quello segnalato a settembre (-1,5 miliardi) che seguiva a sua volta la pioggia di vendite di agosto, quando i dati di bankitalia avevano registrato cessioni di titoli pubblici dall'estero per oltre 17 miliardi di euro. Nei primi 10 mesi dell'anno, le vendite di titoli di stato da parte di investitori esteri hanno così raggiunto i 29,8 miliardi di euro. L'euro è in rialzo sopra quota 1,14 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,1407 dollari - rafforzata proprio dall'intesa tra Roma e Bruxelles - e va giù a 127,67 yen. Dollaro/yen a 111,92. L'Istat ha tracciato il calo dello 0,7% mensile dei prezzi alla produzione di novembre, +4,5% la variazione annua.
Oro stabile sui mercati. Il metallo con consegna immediata viene scambiato a 1243 dollari l'oncia (+0,1%). Gli investitori guardano alle future mosse della Federal reserve Usa che ha rallentato il passo del rialzo dei tassi. Torna invece in calo il prezzo del petrolio a New York, dove le quotazioni perdono il 2,91% a 46,77 dollari al barile.
Eppure l'effetto sui mercati è stato di far partire le vendite, già ieri sera a Wall Street e poi anche oggi in Asia, in Europa e di nuovo alla riapertura degli Usa. Le azioni globali sono così sempre più indirizzate a chiudere il loro peggior trimestre dal 2011 a questa parte.
Nel Vecchio Continente, Milano ha perso l'1,81%. In linea le altre: Parigi ha ceduto l'1,72%, Francoforte l'1,44% e Londra tiene meglio a -0,72%. Questa mattina, tre titoli su quattro dell'indice MSCI Asia Pacific sono andati in rosso e la Borsa di Tokyo ha perso il 2,84% toccando il livello più basso in quasi 15 mesi, vittima anche della ripresa dello yen che in fasi di turbolenza sui mercati indossa i panni del bene-rifugio. La BoJ, senza sorprese, ha mantenuto i tassi invariati e anche la Banca centrale cinese non ha seguito la Fed non toccando i tassi di interesse a breve termine.
Wall Street riparte debole confermando i minimi dell'anno: il Dow Jones Industrial alla chiusura delle Borse europee segna una flessione dell'1,4% e il Nasdaq dell'1,87% a 6.618. Le indicazioni macro giunte oggi sono contrastanti: da una parte, le richieste di sussidi per la disoccupazione sono risultate 214mila nell'ultima settimana e hanno fatto meglio delle attese. Dall'altra, l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia a dicembre ha deluso gli analisti con la discesa da 12,9 a 9,4 punti. Bene invece il +0,2% del superindice dell'economia.
Su quale sia stata la causa scatenante di questi ordini, annota la Bloomberg, non è possibile spendere una parola definitiva. C'è piuttosto un mix di sfumature negative, nonostante alcune posizioni da "colomba", che ha portato gli investitori a scorgere più rischi che altro in questa decisione della Fed. Powell non sembra vedere all'orizzonte minacce particolari per l'economia americana, della quale apprezza l'aumento dei salari, ma sulla quale ha comunque operato un taglio alle stime di crescita per il 2019. Il mercato si aspettava che dal comunicato scomparisse la parola "ulteriore", in merito a un futuro rialzo dei tassi, come segnale di prudenza a fronte delle recenti turbolenze nei mercati: così non è stato. Inoltre il governatore Usa ha parlato di una "incertezza significativa" nel determinare la rotta futura del costo del denaro, che comunque resta legata all'andamento dei dati macroeconomici. Gli investitori, in aggiunta, si aspettavano un pò più di flessibilità sulla riduzione del bilancio della Fed, che per ora invece continua. La Banca centrale "sta dicendo chiaramente che ascolta i mercati, li rispetta, ma non è comandata da questi", ha sintetizzato Greg Staples di DWS, all'agenzia finanziaria Usa.
Venendo all'Italia, all'indomani dell'accordo con la Ue che comporta un radicale ripensamento della Manovra di bilancio lo spread tra Btp e Bund - ieri crollato di una decina di punti base - dopo una iniziale risalita torna a consolidare il restringimento intorno a 250 punti base. Il rendimento del decennale è pari al 2,7%. La tensione dei mesi scorsi è comunque confermata dai dati Bankitalia sulla bilancia dei pagamenti, che fotografano le vendite di investitori stranieri dei nostri Btp: 3,4 miliardi di titoli pubblici usciti dai portafogli a ottobre, bond "prevalentemente a breve termine". Il flusso di vendite è dunque di nuovo aumentato rispetto a quello segnalato a settembre (-1,5 miliardi) che seguiva a sua volta la pioggia di vendite di agosto, quando i dati di bankitalia avevano registrato cessioni di titoli pubblici dall'estero per oltre 17 miliardi di euro. Nei primi 10 mesi dell'anno, le vendite di titoli di stato da parte di investitori esteri hanno così raggiunto i 29,8 miliardi di euro. L'euro è in rialzo sopra quota 1,14 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,1407 dollari - rafforzata proprio dall'intesa tra Roma e Bruxelles - e va giù a 127,67 yen. Dollaro/yen a 111,92. L'Istat ha tracciato il calo dello 0,7% mensile dei prezzi alla produzione di novembre, +4,5% la variazione annua.
Oro stabile sui mercati. Il metallo con consegna immediata viene scambiato a 1243 dollari l'oncia (+0,1%). Gli investitori guardano alle future mosse della Federal reserve Usa che ha rallentato il passo del rialzo dei tassi. Torna invece in calo il prezzo del petrolio a New York, dove le quotazioni perdono il 2,91% a 46,77 dollari al barile.