Consob, 100 giorni senza presidente
Vittoria Puledda , di VITTORIA PULEDDAGiorgetti: "Sarà il caso che venga fatto". Intanto continua il toto-nomine, mentre all'orizzonte si profilano dossier complessi per la Commissione, dalla gestione di Brexit ai temi di mercato. A partire dell'aumento di capitale Carige, a Telecom e al settore delle costruzioni
Consob non ha più una guida formale da quasi 100 giorni. Le dimissioni di Mario Nava risalgono ormai al 13 settembre scorso ed è da allora che Anna Genovese – per la seconda volta – esercita le funzioni di presidente vicario della Commissione. Il pallino delle scelte è in capo alla politica, ma la politica ha tempi più lunghi dei mercati. “E' vero che è da un po’ di tempo che la Consob non ha il vertice e sarà il caso che venga fatto”, ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, anche perché i dossier caldi sono numerosi, da Telecom all’aumento di capitale Carige, passando per il disastrato settore delle costruzioni, spesso fatto da società quotate e con bond diffusi anche tra i piccoli risparmiatori.
I nomi di alcuni potenziali candidati allo scranno più alto della Commissione si rincorrono da tempo: Marcello Minenna, economista e alto dirig…
I nomi di alcuni potenziali candidati allo scranno più alto della Commissione si rincorrono da tempo: Marcello Minenna, economista e alto dirig…
Consob non ha più una guida formale da quasi 100 giorni. Le dimissioni di Mario Nava risalgono ormai al 13 settembre scorso ed è da allora che Anna Genovese – per la seconda volta – esercita le funzioni di presidente vicario della Commissione. Il pallino delle scelte è in capo alla politica, ma la politica ha tempi più lunghi dei mercati. “E' vero che è da un po’ di tempo che la Consob non ha il vertice e sarà il caso che venga fatto”, ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, anche perché i dossier caldi sono numerosi, da Telecom all’aumento di capitale Carige, passando per il disastrato settore delle costruzioni, spesso fatto da società quotate e con bond diffusi anche tra i piccoli risparmiatori.
I nomi di alcuni potenziali candidati allo scranno più alto della Commissione si rincorrono da tempo: Marcello Minenna, economista e alto dirigente Consob, candidato dai Cinque Stelle, in lizza contro l’economista Donato Masciandaro, secondo alcuni caldeggiato soprattutto da Giorgetti, mentre Magda Bianco, titolare del Servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio della Banca d'Italia, potrebbe godere le simpatie del premier Giuseppe Conte. Nel toto-nomine è comparso anche Alberto Dall’Acqua, della Sda Bocconi. Ma spesso chi entra in conclave da papa esce cardinale.
Quello che invece non può più aspettare è la protezione dei risparmi degli italiani, che nei mercati investono direttamente ma ancora più spesso indirettamente, attraverso i fondi pensione e le polizze assicurative, in versione previdenziale. Per questo una Commissione nel pieno del suo assetto istituzionale è urgente e il presidente, ancorché di una struttura collegiale, è fondamentale. Le sfide all’orizzonte, sono molteplici. Un primo ambito di emergenze è legato proprio alle turbolenze, come ha ricordato lo stesso Giorgetti: i venti gelidi sui titoli di Stato, nonostante il momento di bonaccia attuale, hanno portato alla ribalta il tema del divieto di vendite allo scoperto. Un passaggio al momento tecnicamente impossibile, ma su cui la Commissione aveva nei mesi scorsi sollevato il tema all’Esma, l’autorità competente a livello europeo (attualmente la soglia per le segnalazioni è a circa 50 miliardi, troppo alta per essere praticabile).
Non è l’unica emergenza all’orizzonte. I problemi sul tappeto sono di due ordini: istituzionali e più strettamente di mercato. Tra i primi c’è sicuramente la Brexit. E’ stata presa la decisione di riportare in Italia l’Mts, la piattaforma di negoziazione dei titoli di Stato, ma i nodi sono infiniti e passano spesso per regolamenti che la Consob sarà chiamata a disciplinare e su cui sorvegliare, compresa la sorte dei contratti già in essere, sui prodotti finanziari. E poi ci sono i mille aspetti del Fintech: anche in questo caso, le ricadute in termini di difesa del consumatore-risparmiatore sono infinite.
E poi ci sono gli aspetti di mercato. Carige sta per riproporre un nuovo aumento di capitale, il cui Prospetto dovrà essere passato ai raggi X. Come sempre, ma ancor di più in questo caso, dopo il bond d’urgenza sottoscritto dal sistema bancario per riportare i ratio patrimoniali della banca entro i valori indicati dalla Bce. Stesso discorso per Telecom: la società, dalla travagliata governance, è alla vigilia di una partita delicatissima sulla rete in fibra ottica, in cui si intrecciano aspetti regolamentari, di antitrust e di difesa del perimetro societario. E ancora, il comparto grandi lavori: Astaldi è in concordato in bianco (e ha due bond quotati); Cmc è in concordato, non è quotata ma ha due bond in circolazione, anche al retail; Trevi è alla vigilia di un difficile aumento di capitale. Gli esempi potrebbero continuare. E su tutti la Consob è chiamata a vigilare.
I nomi di alcuni potenziali candidati allo scranno più alto della Commissione si rincorrono da tempo: Marcello Minenna, economista e alto dirigente Consob, candidato dai Cinque Stelle, in lizza contro l’economista Donato Masciandaro, secondo alcuni caldeggiato soprattutto da Giorgetti, mentre Magda Bianco, titolare del Servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio della Banca d'Italia, potrebbe godere le simpatie del premier Giuseppe Conte. Nel toto-nomine è comparso anche Alberto Dall’Acqua, della Sda Bocconi. Ma spesso chi entra in conclave da papa esce cardinale.
Quello che invece non può più aspettare è la protezione dei risparmi degli italiani, che nei mercati investono direttamente ma ancora più spesso indirettamente, attraverso i fondi pensione e le polizze assicurative, in versione previdenziale. Per questo una Commissione nel pieno del suo assetto istituzionale è urgente e il presidente, ancorché di una struttura collegiale, è fondamentale. Le sfide all’orizzonte, sono molteplici. Un primo ambito di emergenze è legato proprio alle turbolenze, come ha ricordato lo stesso Giorgetti: i venti gelidi sui titoli di Stato, nonostante il momento di bonaccia attuale, hanno portato alla ribalta il tema del divieto di vendite allo scoperto. Un passaggio al momento tecnicamente impossibile, ma su cui la Commissione aveva nei mesi scorsi sollevato il tema all’Esma, l’autorità competente a livello europeo (attualmente la soglia per le segnalazioni è a circa 50 miliardi, troppo alta per essere praticabile).
Non è l’unica emergenza all’orizzonte. I problemi sul tappeto sono di due ordini: istituzionali e più strettamente di mercato. Tra i primi c’è sicuramente la Brexit. E’ stata presa la decisione di riportare in Italia l’Mts, la piattaforma di negoziazione dei titoli di Stato, ma i nodi sono infiniti e passano spesso per regolamenti che la Consob sarà chiamata a disciplinare e su cui sorvegliare, compresa la sorte dei contratti già in essere, sui prodotti finanziari. E poi ci sono i mille aspetti del Fintech: anche in questo caso, le ricadute in termini di difesa del consumatore-risparmiatore sono infinite.
E poi ci sono gli aspetti di mercato. Carige sta per riproporre un nuovo aumento di capitale, il cui Prospetto dovrà essere passato ai raggi X. Come sempre, ma ancor di più in questo caso, dopo il bond d’urgenza sottoscritto dal sistema bancario per riportare i ratio patrimoniali della banca entro i valori indicati dalla Bce. Stesso discorso per Telecom: la società, dalla travagliata governance, è alla vigilia di una partita delicatissima sulla rete in fibra ottica, in cui si intrecciano aspetti regolamentari, di antitrust e di difesa del perimetro societario. E ancora, il comparto grandi lavori: Astaldi è in concordato in bianco (e ha due bond quotati); Cmc è in concordato, non è quotata ma ha due bond in circolazione, anche al retail; Trevi è alla vigilia di un difficile aumento di capitale. Gli esempi potrebbero continuare. E su tutti la Consob è chiamata a vigilare.