Manovra, chi e come colpirà la nuova web tax
di ELIO ANDREA PALMITESSA*Con la manovra di fine anno il Governo giallo-verde introduce una nuova versione della web-tax che obbligherà le multinazionali del digitale con ricavi in Italia non inferiori ai 5,5 milioni di Euro a pagare un’imposta del 3% sui proventi da servizi multimediali. A rischio anche i settori non-tech che investono sul digitale
Con il maxi-emendamento alla Legge di Bilancio 2019, approvato dall’Assemblea di Palazzo Madama nella notte del 22 dicembre e ora all’esame della Camera dei Deputati, il Governo si prepara a varare la nuova imposta sui “servizi digitali” che sostituisce la precedente imposta sulle “transazioni digitali” introdotta con la Legge di Bilancio 2018 dal Governo Gentiloni (e mai operativa per mancanza dei Decreti attuativi del MEF), nata con l’obiettivo di contrastare l'azione dei grandi colossi dell'industria digitale accusati di sfuggire alle ordinarie regole di tassazione in Italia secondo i tradizionali criteri di imposizione che richiedono la presenza fisica di un’impresa sul territorio.
La nuova imposta sui servizi digitali colpirà dunque i soggetti esercenti attività d’impresa - vale a dire soggetti con residenza fiscale in Italia (ovvero ivi localizzati tramite una stabile organizzazione) e soggetti privi di…
La nuova imposta sui servizi digitali colpirà dunque i soggetti esercenti attività d’impresa - vale a dire soggetti con residenza fiscale in Italia (ovvero ivi localizzati tramite una stabile organizzazione) e soggetti privi di…
Con il maxi-emendamento alla Legge di Bilancio 2019, approvato dall’Assemblea di Palazzo Madama nella notte del 22 dicembre e ora all’esame della Camera dei Deputati, il Governo si prepara a varare la nuova imposta sui “servizi digitali” che sostituisce la precedente imposta sulle “transazioni digitali” introdotta con la Legge di Bilancio 2018 dal Governo Gentiloni (e mai operativa per mancanza dei Decreti attuativi del MEF), nata con l’obiettivo di contrastare l'azione dei grandi colossi dell'industria digitale accusati di sfuggire alle ordinarie regole di tassazione in Italia secondo i tradizionali criteri di imposizione che richiedono la presenza fisica di un’impresa sul territorio.
La nuova imposta sui servizi digitali colpirà dunque i soggetti esercenti attività d’impresa - vale a dire soggetti con residenza fiscale in Italia (ovvero ivi localizzati tramite una stabile organizzazione) e soggetti privi di qualunque presenza fisica sul nostro territorio - che, nel corso di un anno solare, hanno registrato ricavi complessivi (di qualunque natura e ovunque localizzati) non inferiori a 750 milioni di Euro (parametro, tra l’altro, mutuato dalla proposta legislativa COM(2018)148 presentata lo scorso 21 marzo dalla Commissione Europea) e, contemporaneamente, abbiano ricavi derivanti da servizi digitali effettuati in Italia non inferiori a 5,5 milioni di Euro (nei confronti, quindi, della generalità dei clienti, siano essi imprese o privati).
La nuova proposta governativa intende quindi tassare i ricavi realizzati delle multinazionali del web in ragione della specificità dei servizi prestati piuttosto che sulla tipologia di transazione (digitale), come invece previsto dalla Legge di Bilancio 2018 che interveniva sulle prestazioni di servizi effettuate mediante mezzi elettronici rese nei confronti di soggetti residenti in Italia.
I servizi digitali interessati dalla Legge di Bilancio 2019 sono dunque quelli derivanti:
Più complessa sembra la questione riguardante la localizzazione dei servizi digitali prestati nell’ambito della nuova disciplina. In generale, la territorialità dei servizi effettuati si potrà qualificare sulla base dell’indirizzo di protocollo Internet IP del dispositivo che la persona utilizza per accedere ai contenuti delle attività digitali, tenendo conto, a titolo di esempio:
Si tenga conto che entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di bilancio 2019 il MEF dovrà emettere i Decreti attuativi ed entro i successivi 60 giorni la norma sarà operativa con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Verosimilmente la nuova web-tax partirà quindi da metà anno e, per tale motivo, il Governo italiano ha stimato un gettito fiscale ridotto per l’anno 2019 (pari a circa 150 milioni di Euro) a fronte di un’entrata complessiva per le casse dello Stato di circa 1,3 miliardi di Euro nel prossimo triennio.
*CBA
La nuova imposta sui servizi digitali colpirà dunque i soggetti esercenti attività d’impresa - vale a dire soggetti con residenza fiscale in Italia (ovvero ivi localizzati tramite una stabile organizzazione) e soggetti privi di qualunque presenza fisica sul nostro territorio - che, nel corso di un anno solare, hanno registrato ricavi complessivi (di qualunque natura e ovunque localizzati) non inferiori a 750 milioni di Euro (parametro, tra l’altro, mutuato dalla proposta legislativa COM(2018)148 presentata lo scorso 21 marzo dalla Commissione Europea) e, contemporaneamente, abbiano ricavi derivanti da servizi digitali effettuati in Italia non inferiori a 5,5 milioni di Euro (nei confronti, quindi, della generalità dei clienti, siano essi imprese o privati).
La nuova proposta governativa intende quindi tassare i ricavi realizzati delle multinazionali del web in ragione della specificità dei servizi prestati piuttosto che sulla tipologia di transazione (digitale), come invece previsto dalla Legge di Bilancio 2018 che interveniva sulle prestazioni di servizi effettuate mediante mezzi elettronici rese nei confronti di soggetti residenti in Italia.
I servizi digitali interessati dalla Legge di Bilancio 2019 sono dunque quelli derivanti:
- dalla collocazione di spazi pubblicitari su piattaforma digitale o dispositivi multimediali;
- dalla messa a disposizione degli utenti di una piattaforma digitale che consenta loro di scambiare beni e servizi o, più semplicemente, di interagire;
- dalla vendita di dati raccolti direttamente dagli utenti.
Più complessa sembra la questione riguardante la localizzazione dei servizi digitali prestati nell’ambito della nuova disciplina. In generale, la territorialità dei servizi effettuati si potrà qualificare sulla base dell’indirizzo di protocollo Internet IP del dispositivo che la persona utilizza per accedere ai contenuti delle attività digitali, tenendo conto, a titolo di esempio:
- del luogo in cui si trova il dispositivo elettronico nel momento in cui l’utente accede alla piattaforma multimediale su cui viene veicolato uno spazio pubblicitario;
- del luogo in cui si trova l’utente al momento di accedere all’interfaccia digitale sulla quale avviene la fornitura per lo scambio di un bene e/o prestazione di un servizio con un altro utente;
- del luogo in cui si trova l’utente al momento di accedere alla piattaforma multimediale sulla quale vengono raccolti i dati contenenti informazioni sulle preferenze online dei clienti (i cosiddetti “raw data”).
Si tenga conto che entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di bilancio 2019 il MEF dovrà emettere i Decreti attuativi ed entro i successivi 60 giorni la norma sarà operativa con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Verosimilmente la nuova web-tax partirà quindi da metà anno e, per tale motivo, il Governo italiano ha stimato un gettito fiscale ridotto per l’anno 2019 (pari a circa 150 milioni di Euro) a fronte di un’entrata complessiva per le casse dello Stato di circa 1,3 miliardi di Euro nel prossimo triennio.
*CBA