Economia

Perdita nelle tubature e arriva la maxi-bolletta: la società dell'acqua ha giocato sporco

Il Giudice di Pace di Cassino condanna l'azienda, che doveva segnalare il consumo eccessivo. La famiglia invece non poteva accorgersi del guasto perché  i tubi poggiano sul terreno 

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ROMA - Quando ha ricevuto una bolletta dell'acqua da 1255 euro, il signor R.R. ha temuto di svenire. Poi, quando si è ripreso, ha chiesto spiegazioni al suo fornitore. Che però non ha sentito ragioni: la somma andava pagata perché l'acqua - a giudizio dell'azienda - era stata effettivamente consumata.

Invece il Giudice di Pace di Cassino, Pietro Tudino, chiamato a valutare il caso, dà ora piena ragione al signor R.R. L'acqua è stata consumata in quantità enormi - è vero - ma soltanto perché le tubature della casa perdevano senza che R.R. potesse immaginarlo. Queste tubature corrono sotto le fondamenta dell'abitazione e poggiano sul terreno. Dunque R.R. non era in condizioni di accorgersi dell'avaria. R.R. ha continuato la sua vita normale ignaro del problema. 

Per questo, il fornitore non può contestare al cliente l'incuria nella manutenzione dei tubi solo per il fatto che questi sono nella sua proprietà.

Il fornitore di acqua invece ha giocato sporco. Pur consapevole che la casa di R.R. stava consumando quantità di acqua molto superiori al normale, non ha contattato il cliente per metterlo in guardia, per chiedere spiegazioni. Si è limitato a inviare la bolletta, a pretendere il pagamento. E solo quando il signor R.R. ha fatto ricorso al Giudice di Pace, come scrive il sito Cassazione.net, allora il fornitore ha ricalcolato l'importo delle bollette.

Secondo il Giudice di Pace, l'azienda è venuta meno agli obblighi contrattuali e anche di buona fede. Per questo, il debito di 1255 euro viene annullato. Le fatture oggetto di contestazione vanno stracciate. Il fornitore viene anche condannato al risarcimento delle spese processuali, pari a 770 euro (più Iva e accessori). 

Il Giudice di Pace nega, però, a R.R. il risarcimento per il danno da stress. Secondo una consolidata giurisprudenza, questo tipo di risarcimento può essere concesso a condizione che la vittima di un abuso veda violati i suoi diritti individuali di primaria importanza. I diritti fondamentali, come riconosciuti dalla Costituzione.