✕
Alexandre Benalla con Emmanuel Macron, nell'aprile del 2018 (reuters)

Benalla e gli sms che imbarazzano l'Eliseo

L'ex bodyguard e collaboratore di Emmanuel Macron avrebbe continuato a scambiarsi messaggi con il presidente anche dopo essere stato messo alla porta
2 minuti di lettura
PARIGI - Lo scandalo Benalla costringe l’Eliseo a rivelare il contenuto di alcuni messaggi scambiati tra Emmanuel Macron e il suo ex incaricato d’affari. E fornisce un’ulteriore occasione agli oppositori di destra e di sinistra per attaccare il presidente nel mezzo di un periodo delicatissimo in cui deve tentare di portare a casa le riforme promesse e rintuzzare gli attacchi dei gilet gialli. Ma il vero nemico contro cui Macron deve combattere sembra essere quello che si annida nei palazzi del potere e che pare divertirsi a orchestrare fughe di notizie imbarazzanti per l’Eliseo.

Il fatto che nelle ultime ore fonti della Presidenza della repubblica francese abbiano dovuto ammettere l’esistenza di rapporti recenti tra Benalla e Macron, dice quanto in difficoltà sia il capo dello Stato. Vale dunque la pena di ricostruire le tappe di quello che è sempre stato in bilico tra la pochade e il vero e proprio scandalo nazionale, in grado in ogni caso…
PARIGI - Lo scandalo Benalla costringe l’Eliseo a rivelare il contenuto di alcuni messaggi scambiati tra Emmanuel Macron e il suo ex incaricato d’affari. E fornisce un’ulteriore occasione agli oppositori di destra e di sinistra per attaccare il presidente nel mezzo di un periodo delicatissimo in cui deve tentare di portare a casa le riforme promesse e rintuzzare gli attacchi dei gilet gialli. Ma il vero nemico contro cui Macron deve combattere sembra essere quello che si annida nei palazzi del potere e che pare divertirsi a orchestrare fughe di notizie imbarazzanti per l’Eliseo.

Il fatto che nelle ultime ore fonti della Presidenza della repubblica francese abbiano dovuto ammettere l’esistenza di rapporti recenti tra Benalla e Macron, dice quanto in difficoltà sia il capo dello Stato. Vale dunque la pena di ricostruire le tappe di quello che è sempre stato in bilico tra la pochade e il vero e proprio scandalo nazionale, in grado in ogni caso di logorare ulteriormente la credibilità dell’Eliseo.

Tutto inizia il Primo maggio quando la polizia si scontra violentemente con un gruppo di manifestanti nel centro di Parigi. Le telecamere riprendono la scena di un gruppo di agenti che picchia un ragazzo caduto a terra. Tra i volti dei poliziotti si scorge, sorprendentemente, quello di Alexandre Benalla, uno dei principali collaboratori di Macron, incaricato di occuparsi dei dossier più delicati. Che cosa ci faceva quel giorno Benalla vestito da poliziotto?. La polemica monta e riempie i giornali francesi di particolari e anche insinuazioni sulla natura dei rapporti tra il presidente e il suo braccio destro. A luglio l’Eliseo capitola e licenzia Benalla che, secondo la versione ufficiale, lascia ogni incarico e riconsegna i passaporti diplomatici. “Quei documenti li ho lasciati in ufficio, sulla scrivania”, risponde Benalla durante le interviste dell’estate.

Di lui si sarebbe presto persa traccia. Dall’autunno Macron è impegnato a contrastare il movimento dei gilet gialli che, partito da una protesta contro l’aumento del prezzo dei carburanti, diventa presto il catalizzatore di ogni opposizione contro Macron. Proprio di ieri è l’endorsement di Jean Luc Mélenchon, già candidato presidente della sinistra contro Macron, oggi abbagliato “dalla capacità di resistenza” di Eric Drouet, uno dei capi della protesta che agita la Francia in queste settimane.  Nessuno dunque si sarebbe più occupato di Benalla se non fosse emerso che all’inizio di dicembre, poche settimane prima di una visita presidenziale in Ciad, l’ex collaboratore di Macron si sarebbe recato nel Paese africano per un viaggio di affari con un gruppo di imprenditori turchi.

L’Eliseo ha subito replicato sostenendo di aver interrotto ogni rapporto con il funzionario licenziato a luglio. Intervistato da Mediapart, Benalla ha confermato il viaggio. E ha aggiunto: “Con il presidente abbiamo mantenuto un rapporto anche dopo il mio licenziamento. Abbiamo commentato diversi fatti accaduti, compresi i gilet gialli”. Dunque il presidente mente quando dice di aver cessato ogni rapporto? “Ho i messaggi sul cellulare”. L’attacco all’Eliseo, l’ennesimo di questo periodo, è lanciato. E la minaccia, nemmeno troppo implicita è evidente. I deputati socialisti chiedono la riapertura della commissione d’indagine sul vero ruolo di Benalla. La presidente della commissione, macroniana, giudica la richiesta irricevibile. La mossa non serve a spegnere le polemiche, anzi, le rinfocola. Benalla ammette di aver utilizzato, per il viaggio in Ciad, i passaporti diplomatici che diceva di aver lasciato in ufficio al momento del licenziamento: “Ho chiesto a un funzionario di passare a prendermeli per il viaggio”, risponde ora l’ex collaboratore di Macron.

Il Senato e lo stesso ministero degli Esteri sono costretti a intervenire denunciando alla magistratura l’utilizzo improprio dei documenti. E’ al termine di questo crescendo rossiniano che l’Eliseo è costretto al passo di ieri. Ammettere che il presidente “ha ricevuto diversi messaggi dal signor Benalla ma ha risposto laconicamente solo a due”. Nel primo era Macron a informarsi sulle condizioni di salute dell’ex collaboratore dopo il licenziamento. Nel secondo Benalla raccontava a Macron dei pettegolezzi contro la presidenza raccolti nelle cene parigine. Macron avrebbe risposto con una domanda: “Chi mi attacca?”. Ma non avrebbe ricevuto risposta. Il giallo promette di continuare. Sintomo, non certo causa, della crisi politica che agita la Francia in questi mesi.