MILANO - Rallentamento della crescita economica, lenta ritirata della Bce dai mercati, incognita sui rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve sotto i continui attacchi di Donald Trump, che intanto gioca la partita sul tavolo commerciale con la Cina. E ancora, elezioni europee che potrebbero ridisegnare i rapporti di forza tra schieramenti pro e contro l'Unione, l'incognita Brexit e dubbi sulla tenuta dei mercati emergenti in vista di una ripresa dei rendimenti "maturi".
Il menu nelle sale operative di questo inizio di 2019 è colmo di insidie, e i maggiori operatori ne stanno prendendo atto. L'anno passato è andato in archivio con una accelerazione al ribasso che ha fatto di dicembre il peggior finale d'anno che Wall Street abbia visto dal lontano 1931. Dopo la scorpacciata per l'elezione a sorpresa del tycoon pro-mercato, i dubbi si sono via via insinuati nella mente (e nel dito) degli operatori, che hanno pigiato il tasto delle vendite azionarie.
Sul tavolo ci sono addirittura le discussioni sulle tempistiche della prossima recessione. "A nostro avviso - dicono da Schroders - molti osservatori che la prevedono nel 2020 finiranno per essere smentiti". Fanno eco gli economisti di Abn Amro, che vedono sì un rallentamento ma lungi dall'inversione del segno. Nella banca olandese credono che quest'anno possa ancora registrare un tasso al 2,7%, per poi scendere all'1,7% il prossimo. Tra i fattori determinanti del rallentamento è indicata anche la minor propensione agli investimenti da parte delle aziende.
Il rialzo dei tassi della Fed giocherà poi un freno alla domanda, ma secondo Abn Amro nel semestre di chiusura dell'anno il governatore Jerome Powell potrebbe sospendere le strette monetarie per evitare di raffreddare troppo l'economia.
In Natixis Investment Managers credono che il "punto cardine" intorno al quale ruoteranno i destini finanziari del 2019 sia proprio "la politica di rafforzamento della Fed e di altre banche centrali che danno impulso all'attività economica". Detto delle prospettive per la Banca centrale americana, l'aspettativa per la Bce (che dall'inizio dell'anno sospende gli acquisti netti del Quantitative easing, pur continuando a reinvestire i rimborsi dei titoli in portafoglio) è che non arrivi il primo aumento dei tassi nel 2019, "dato che i volumi di produzione ed esportazione europei rimangono deboli e l'inflazione non riesce a raggiungere l'obiettivo" vicina a 2%. Gli esperti si aspettino che "i rendimenti sovrani di base (Germania, Francia) rimangano all'interno dei range. I tassi in Europa riflettono già una crescita più lenta, mentre l'interruzione degli acquisti di asset si aggiungerà all'offerta netta, sostenendo i livelli di rendimento".
Il menu nelle sale operative di questo inizio di 2019 è colmo di insidie, e i maggiori operatori ne stanno prendendo atto. L'anno passato è andato in archivio con una accelerazione al ribasso che ha fatto di dicembre il peggior finale d'anno che Wall Street abbia visto dal lontano 1931. Dopo la scorpacciata per l'elezione a sorpresa del tycoon pro-mercato, i dubbi si sono via via insinuati nella mente (e nel dito) degli operatori, che hanno pigiato il tasto delle vendite azionarie.
Utili in rallentamento negli Stati Uniti
Proprio sulle prospettive a stelle e strisce hanno ragionato i gestori del colosso dei fondi Schroders. Gli esperti si aspettano una crescita stabile da parte dell'economia statunitense nel corso di quest'anno, ma sui bilanci delle aziende peseranno due fattori: "il ritorno a livelli più 'normalì di tassi di interesse e la maggiore inflazione", generata quest'ultima dalla forza del mercato del lavoro. Considerando poi che quest'anno verranno meno gli stimoli fiscali che avevano spinto l'ultima riga dei bilanci nel 2018, è possibile che si verifichi un rallentamento. Intendiamoci bene, l'attesa comune degli analisti è comunque per una crescita ma limitata - sul listino principale S&P500 - al 9% nel 2019, contro il 25% del 2018.Sul tavolo ci sono addirittura le discussioni sulle tempistiche della prossima recessione. "A nostro avviso - dicono da Schroders - molti osservatori che la prevedono nel 2020 finiranno per essere smentiti". Fanno eco gli economisti di Abn Amro, che vedono sì un rallentamento ma lungi dall'inversione del segno. Nella banca olandese credono che quest'anno possa ancora registrare un tasso al 2,7%, per poi scendere all'1,7% il prossimo. Tra i fattori determinanti del rallentamento è indicata anche la minor propensione agli investimenti da parte delle aziende.
Nelle mani delle Banche centrali
Il rialzo dei tassi della Fed giocherà poi un freno alla domanda, ma secondo Abn Amro nel semestre di chiusura dell'anno il governatore Jerome Powell potrebbe sospendere le strette monetarie per evitare di raffreddare troppo l'economia.In Natixis Investment Managers credono che il "punto cardine" intorno al quale ruoteranno i destini finanziari del 2019 sia proprio "la politica di rafforzamento della Fed e di altre banche centrali che danno impulso all'attività economica". Detto delle prospettive per la Banca centrale americana, l'aspettativa per la Bce (che dall'inizio dell'anno sospende gli acquisti netti del Quantitative easing, pur continuando a reinvestire i rimborsi dei titoli in portafoglio) è che non arrivi il primo aumento dei tassi nel 2019, "dato che i volumi di produzione ed esportazione europei rimangono deboli e l'inflazione non riesce a raggiungere l'obiettivo" vicina a 2%. Gli esperti si aspettino che "i rendimenti sovrani di base (Germania, Francia) rimangano all'interno dei range. I tassi in Europa riflettono già una crescita più lenta, mentre l'interruzione degli acquisti di asset si aggiungerà all'offerta netta, sostenendo i livelli di rendimento".