Le Borse recuperano, Milano guadagna il 3,4%. Spiragli di dialogo sul commercio
Raffaele Ricciardi
(reuters)
Lavoro Usa: creati molti più posti delle attese. Powell rassicura il mercato: "Economia cresce, saremo flessibili". Forti rialzi sulle Piazze cinesi, la Banca centrale inietta liquidità. L'oro rivede quota 1.300 dollari, poi scende con la distensione sull'azionario
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MILANO - Le Borse rimbalzano con decisione dopo un inizio di 2019 choc, durante il quale la crisi di Apple si è sommata ai timori di rallentamento economico facendo precipitare i listini. A riportare un po' di sereno contribuiscono le notizie di riavvio del dialogo commerciale tra Usa e Cina. Molto attesi erano poi i dati sul mercato lavoro americano, che si è confermato in ottima salute a dicembre con la creazione di un numero di nuovi posti (312mila) ben superiore alle attese (184mila). Un dato al quale guardava la Fed con attenzione, nel rapporto sul lavoro Usa, era la crescita dei salari: con il +3,2% annuo appena registrato, è la più forte dal 2009. In leggera salita il tasso di disoccupazione, calcolato su diversa base statistica, al 3,9%: riflette anche una maggior partecipazione da parte degli americani al mercato del lavoro. Il presidente della Banca centrale americana, Jerome Powell, ha commentato i dati sul lavoro e ha usato parole che sono piaciute al mercato. Ha rimarcato che il "balzo dei salari è benvenuto" e non genera timori per l'inflazione: "Il 2018 è stato un buon anno per l'economia", ha rimarcato anticipando che sul rialzo dei tassi "saremo pazienti, flessibili, pronti a cambiar rotta se necessario".
Con questo flusso di notizie, i mercati europei hanno chiuso in netto recupero. Milano è arrivata a chiudere in rally del 3,37% con il comparto bancario bene intonato e Saipem sugli scudi. Toniche anche le altre Piazze: Londra ha aggiunto il 2,18%, Francoforte il 3,37% e Parigi il 2,72%. A Piazza Affari le attenzioni si sono puntate sempre su Carige, con il governo attento al dossier e la caccia al soggetto che possa aggregare l'istituto ligure. Lo spread fra Btp e Bund ha terminato la seduta poco sotto i 270 punti base della vigilia, con rendimento del decennale al 2,8%.
Anche Wall Street partecipa al rimbalzo, sospinta dal comparto del tech con Apple in risalita. Alla chiusura delle Borse europee, il Dow Jones guadagna il 2,4%, lo S&P500 aggiunge il 2,9% e il Nasdaq vola del 3,3%. Nella notte, la Camera ha approvato una doppia legge di spesa pensata per mettere fine alla parziale paralisi del governo federale (shutdown), iniziata il 22 dicembre scorso, ma priva dei fondi che il presidente Trump esige per la costruzione del muro al confine col Messico. Per questo quella legge sembra morta in partenza, ma potrebbe fare da base per riavviare almeno parzialmente le attività.
Già in mattinata, in Cina, si era visto un recupero degli indici: Shanghai ha recuperato oltre 2 punti percentuali e Shenzhen ha aggiunto il 2,6%. Discorso a parte per Tokyo, che ha chiuso in calo del 2,26%: la Borsa nipponica era rimasta chiusa nelle sedute precedenti e ha quindi 'accumulato' le perdite globali delle ultime giornate, inoltre il rafforzamento dello yen delle scorse giornate si è fatto come sempre sentire sulle valutazioni azionarie.
Dopo i dati sul mercato del lavoro Usa, il dollaro si è rafforzato e i Treasury, i titoli di Stato americani, hanno perso terreno. Dopo le recenti indicazioni di debolezza economica, infatti, il dato sulla creazione di posti è tornato a rafforzare l'intenzione della Fed di aumentare i tassi Usa. A fine giornata, in ogni caso, l'euro ha difeso quota 1,14 guadagnata in mattinata ed è salito nei confronti della divisa nipponica a 123,47.
Dal fronte macroeconomico sono arrivate indicazioni miste. L'indice Pmi Caixin sui servizi cinesi di dicembre, con l'inatteso balzo a 53,9, ha contribuito alla schiarita sui mercati insieme alle indicazioni del premier Li Keqiang sulla ulteriore riduzione delle riserve obbligatorie delle banche e sul taglio delle tasse a sostegno delle aziende private e piccole. La Banca centrale cinese (Pboc) ha infatti allentato ancora i requisiti della riserva obbligatoria degli istituti di credito, con un taglio di 100 punti base di cui la metà operativo dal 15 gennaio e la parte residua 10 giorni dopo, dal 25 gennaio: una mossa, ha dettagliato in una nota, che corrisponde a una iniezione di liquidità di 800 miliardi di yuan, pari a 116 miliardi di dollari. E' la quinta nel giro dell'ultimo anno e mira proprio a rispondere ai timori di un rallentamento economico troppo repentino. In risalita l'indice Pmi giapponese sul settore manifatturiero, con 52,6 punti a dicembre e ben sopra la soglia di 50 che delimita espansione da contrazione economica.
Ha deluso, nell'Eurozona, il Pmi dei servizi che è sceso ai minimi da quattro anni a 51,1 punti. A fronte della contrazione di Francia e Germania, il dato italiano è risultato in recupero a 50,5 punti. Sempre in Italia, l'inflazione è rimasta stabile all'1,2% nel 2018 con un rallentamento nell'ultimo mese dell'anno. In Germania, il tasso di disoccupazione del 2018 è calato a un livello record dalla Riunificazione, raggiungendo il 5,2%, con una contrazione dello 0,5% rispetto al 2017.
Nel reparto delle materie prime, la forte incertezza degli ultimi giorni con i timori di una recessione globale ha lasciato il segno sul prezzo dell'oro che ha rivisto la soglia dei 1300 dollari l'oncia. Oggi, però, il metallo con consegna immediata ha perso posizioni con la distensione sul comparto azionario ed è tornato a quota 1.283 dollari l'oncia. Alla chiusura dei mercati europei, il petrolio era in buon rialzo a New York con un guadagno del 2,6% per il Wti a quota 48,3 dollari. Nell'euforia odierna è passato in secondo piano il fatto che le scorte settimanali di petrolio Usa siano aumentate a sorpresa. Nella settimana terminata il 28 dicembre, le riserve di greggio sono salite di 70.000 barili a 441,4 milioni. Gli analisti avevano previsto un calo di 3 milioni di barili. Le scorte di benzina sono salite di 6,9 milioni di barili a fronte di una previsione di +1,9 milioni.