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Pan: "Senza cantieri saltano 400 mila posti"

Il vice presidente di Confindustria: è decisivo puntare sull'innovazione
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Roma. «Serve un governo che crea fiducia, non che chiude le frontiere, taglia le infrastrutture e pensa alla decrescita felice». Ad ascoltare il vicepresidente di Confindustria, Stefano Pan, sembra trascorsa un’era glaciale dall’endorsement delle imprese all’esecutivo gialloverde, da quelle esternazioni del presidente Boccia, che avevano adombrato un’imprenditoria vagamente filo-leghista. «Non era entusiasmo, ma sacrosanto rispetto delle istituzioni – spiega Pan, titolare di un’azienda altoatesina del settore alimentare - perché qualsivoglia governo è comunque un’istituzione. Certo, ora è la stessa classe dirigente politica ad indebolirle, ma sarebbe facile e sbagliato soltanto sparare a zero. Serve responsabilità».

Sta di fatto che rischiamo una nuova recessione. Per fortuna, dice il premier Conte dice, c’è una manovra «nel segno della crescita e dello sviluppo». Co…
Roma. «Serve un governo che crea fiducia, non che chiude le frontiere, taglia le infrastrutture e pensa alla decrescita felice». Ad ascoltare il vicepresidente di Confindustria, Stefano Pan, sembra trascorsa un’era glaciale dall’endorsement delle imprese all’esecutivo gialloverde, da quelle esternazioni del presidente Boccia, che avevano adombrato un’imprenditoria vagamente filo-leghista. «Non era entusiasmo, ma sacrosanto rispetto delle istituzioni – spiega Pan, titolare di un’azienda altoatesina del settore alimentare - perché qualsivoglia governo è comunque un’istituzione. Certo, ora è la stessa classe dirigente politica ad indebolirle, ma sarebbe facile e sbagliato soltanto sparare a zero. Serve responsabilità».

Sta di fatto che rischiamo una nuova recessione. Per fortuna, dice il premier Conte dice, c’è una manovra «nel segno della crescita e dello sviluppo». Condivide?

«Una risposta chiara è arrivata dalla manifestazione pro Tav di Torino. In piazza erano rappresentate anche le nostre tredici sigle che significano tredici milioni di famiglie. La risposta alla recessione è una crescita intelligente, non una decrescita felice».

Conte si riferisce, evidentemente, al reddito di cittadinanza...

«Comprensibile la nobile intenzione del governo di affrontare povertà e disoccupazione. Ma la dignità la crea il lavoro, dunque le imprese. E la manovra non va certo in questa direzione. Mancano gli strumenti che rafforzino lo sviluppo produttivo, a cominciare dal mantenimento dell’impegno sull’industria 4.0. E poi anche la Finlandia ha fatto retromarcia sul reddito di cittadinanza».

Scusi, voi imprenditori non avete proprio nulla da rimproverarvi? Ok gli investimenti pubblici, ma la vostra parte?

«Nessuno è infallibile. Però vorrei ricordare che il potenziale dell’industria manifatturiera italiana è grande, solo che vanno create le condizioni per dispiegarlo. Nonostante costi fiscali ed energetici maggiori degli altri Paesi, siamo la seconda manifattura d’Europa e i maggiori esportatori insieme alla Germania. Tutto questo il 70% degli italiani non lo sa. E’ come un tesoro nascosto».

D’accordo, ma un altrettanto rilevante maggioranza degli elettori sostiene il governo che mette in discussione la Tav...

«Guardi, l’incertezza sulle infrastrutture significa il blocco di 113 miliardi di investimenti e di 400mila posti di lavoro potenziali. La sola rinuncia alla Tav può costare fino a 4 miliardi, oltre a spezzare un’arteria essenziale che ci colloca nel cuore dell’Europa».

Sovranismo e dazi. Si spiega anche così la recessione?

«I dazi sono la reazione di chi ha paura. L’Europa è il mercato più ricco del mondo perché ha abbattuto le frontiere. La nebbia del sovranismo nasconde questa ricchezza».

Dall’osservatorio della sua azienda cosa prevede?

«L’alimentare continua a crescere di due punti e la mia azienda esporta il 75% del fatturato: è la conferma di come export e innovazione debbano essere al centro. D’altra parte l’unica 
materia prima europea è l’intelligenza».