Economia

La Cina rallenta, ma come previsto: Borse deboli

(afp)
Tokyo chiude in rialzo dello 0,26%, listini europei incerti. Indicazioni contrastanti sulle trattative commerciali tra Pechino e Washington, intanto resta congelata l'attività federale Usa ma Wall Street è chiusa
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MILANO - Giornata che si conclude a segno meno per le Borse europee, penalizzate in parte dai dati deludenti arrivati dall'economia cinese, cresciuta nel corso del 2018 al ritmo minore dal 1990. Il focus dei mercati si è concentrato comunque su alcuni dati relativi al solo mese di dicembre che hanno mostrato come la potenza asiatica, seppur in atteso rallentamento, sia ancora comunque resiliente anche alle incertezze legate ai dazi e al commercio internazionale. Indicazioni negative per l'Eurozona e per l'Italia in particolare sono arrivate dal Fmi, che vede le stime in peggioramento con Roma a zavorrare le altre economie.

L'ottimismo nella lettura dei dati cinesi ha spinto stamattina i listini dell'Est, mentre il panorama si è rivelato grigio sulle Borse occidentali dopo che l'agenzia finanziaria Bloomberg ha riportato come Washington e Pechino stiano facendo progressi limitati nei colloqui sulla proprietà intellettuale e tematiche affini. Milano si conferma in ribasso e termina in calo dello 0,38%, penalizzata anche dallo stacco di alcune cedole come Snam ed Enel. Difficoltà per Tim alla riapertura dopo la decisione dell'Agcom di non dare vantaggi in bolletta in caso di separazione della rete, ma con il controllo mantenuto. In flessione anche le altre: Parigi lima lo 0,17%, Francoforte cede lo 0,62%, mentre Londra si ferma poco sopra la parità (+0,03%).

Chiusura in moderato rialzo per la Borsa di Tokyo: questa mattina ha guadagnato lo 0,26% a 20.719,33 punti. Giornata positiva (intorno al +0,6%) anche per i listini cinesi di Shenzhen e Shanghai. Gli investitori restano oggi privi del riferimento di Wall Street, chiusa per il Martin Luther King Day: venerdì la Borsa americana ha segnato la quarta seduta positiva di fila, con il Dow in rialzo dell'1,15%. Nella capitale americana è continuato lo stallo politico legato allo shutdown, oggi al 31esimo giorno: sabato il presidente Trump ha proposto un "compromesso" bocciato dai democratici.

Intanto, come si diceva, l'economia cinese ha frenato ancora nel quarto trimestre 2018 con una crescita del Pil registrata al +6,4%, dal 6,5% del trimestre precedente, ma in linea con le attese. Nell'intero 2018, secondo i dati dell'Ufficio nazionale di statistica, il Prodotto si è attestato al +6,6%, contro il +6,8% del 2017 e contro previsioni di governo di un +6,5%. Si tratta comunque del livello più basso degli ultimi 28 anni. Superiori alle aspettative due dati relativi all'ultimo mese dell'anno scorso: la produzione industriale è salita del 5,7% contro attese del +5,3%, mentre le vendite al dettaglio hanno segnato un +8,2% che ha fatto leggermente meglio della crescita dell'8,1% preventivata.

Dal fronte macroeconomico si registra poi il -0,4% mensile dei prezzi alla produzione in Germania. Occhi puntati, poi, sulla riunione dell'Eurogruppo alla quale partecipa il governatore Mario Draghi. L'euro tratta in rialzo ma resta sotto 1,14 dollari. La moneta europea passa di mano a a 1,1365
dollari e 124,61 yen. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è poco mosso in area 249 punti base, sulla piattaforma Bloomberg, con il rendimento del decennale italiano al 2,75%.

Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio sono in lieve calo dopo aver visto il top dell'anno grazie alla forte domanda cinese: la raffinazione petrolifera in Cina tocca un livello record nel 2018, nonostante il rallentamento dell'economia. Oggi il Wti del Texas cede lo 0,1% a a 53,7 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord perde 16 centesimi a 62,54 dollari al barile. Prezzo dell'oro poco mosso in avvio di settimana. Il metallo con consegna immediata scambia a 1280 dollari l'oncia dopo che venerdì aveva ceduto lo 0,11%.