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Brexit, lo strano caso Dyson: il colosso inglese degli elettrodomestici si trasferisce a Singapore

James Dyson 
Cambio di sede per il quartier generale. Ma il fondatore è stato uno dei più accesi sostenitori dell'uscita dall'Ue: secondo lui sarebbe stata fantastica per l’economia britannica, gli investimenti e i posti di lavoro
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LONDRA. James Dyson, 71 anni di Cromer, uno dei più grandi imprenditori inglesi, padre degli aspirapolvere di milioni di famiglie britanniche e patrimonio netto di 5,3 miliardi di dollari, ha deciso di trasferire il quartier generale del suo impero dall'attuale sede di Malmesbury, nel Wiltshire, a Singapore. Eppure, Dyson è stato uno dei più accesi sostenitori della Brexit, prima e dopo il referendum del 2016: secondo lui l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea sarebbe stata fantastica per l'economia britannica, gli investimenti e i posti di lavoro.
 
Invece, molto probabilmente non era così e Dyson ne sta diventando la dimostrazione suprema. Il tycoon ha tenuto a precisare che l'uscita del Regno Unito dall'Ue non c'entra niente con la sua decisione, ma si fa molta fatica a credergli. Basta leggere la motivazione: "Una scelta per essere più vicini ai mercati emergenti che c…
LONDRA. James Dyson, 71 anni di Cromer, uno dei più grandi imprenditori inglesi, padre degli aspirapolvere di milioni di famiglie britanniche e patrimonio netto di 5,3 miliardi di dollari, ha deciso di trasferire il quartier generale del suo impero dall'attuale sede di Malmesbury, nel Wiltshire, a Singapore. Eppure, Dyson è stato uno dei più accesi sostenitori della Brexit, prima e dopo il referendum del 2016: secondo lui l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea sarebbe stata fantastica per l'economia britannica, gli investimenti e i posti di lavoro.
 
Invece, molto probabilmente non era così e Dyson ne sta diventando la dimostrazione suprema. Il tycoon ha tenuto a precisare che l'uscita del Regno Unito dall'Ue non c'entra niente con la sua decisione, ma si fa molta fatica a credergli. Basta leggere la motivazione: "Una scelta per essere più vicini ai mercati emergenti che crescono velocemente", perché che il 96 per cento dei suoi aspiratori viene venduto lontano da Albione. A conferma che Londra verrà probabilmente sempre più isolata dagli investimenti. E chi si permetteva di immaginare un futuro simile in passato, Dyson lo chiamava "ciabattino". "È una vergognosa ipocrisia", ha commentato oggi il partito laburista britannico.
 
Tra l'altro, Dyson è recidivo, perché qualche settimana fa aveva preso la (simile) decisione di costruire le sue nuove auto elettriche sempre a Singapore, per lanciare la sfida a Tesla di Elon Musk. Un progetto ricchissimo, pari a due miliardi di sterline (quasi 2,2 miliardi di euro), ma che ha scatenato altre polemiche. Ma del resto, Dyson fa affari in Asia da molto tempo (anche in Malesia e nelle Filippine) e già impiega 1100 lavoratori a Singapore per costruire motori e propulsori elettrici dei suoi ventilatori e aspirapolveri (nel 2017, a livello globale, gli articoli di Dyson hanno generato 4,8 miliardi di dollari di vendite). 
 
Dyson non è il primo "brexiter" a comportarsi in maniera molto diversa dai suoi proclami. Molti sostenitori feroci della Brexit hanno avuto comportamenti piuttosto controversi negli ultimi tempi. L'ex leader dell'Ukip, Nigel Farage, se ne è praticamente disinteressato e i suoi figli si son fatti un bel passaporto tedesco. La compagnia del conservatore Jacob Rees-Moog ha aperto fondi di investimento in Irlanda. Un altro pasdaran euroscettico come Nigel Lawson ha pensato bene di richiedere la cittadinanza francese. E così via.