Economia

Nuove nubi sull'economia italiana: Piazza Affari in calo, vola lo spread

Milano negativa con il pmi manifatturiero ai minimi da oltre 5 anni, le altre Borse in lieve rialzo. Pechino parla di "importanti progressi" al termine del confronto con Washington sui temi del commercio. Tokyo poco sopra la parità

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MILANO - I nuovi segnali negativi che si addensano sull'economia italiana spingono al ribasso Piazza Affari, che termina in calo in una giornata partita positiva per tutti i listini europei, incoraggiati dall'esito dei colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti che si sono conclusi ieri. A dare la spinta ai ribassi a Milano l'aggiornamento diffuso da Markit sul Pmi manifatturiero, l'indagine mensile tra i direttori degli acquisti delle imprese, crollato a 47,8 gennaio da 49,2 di dicembre, ai minimi 5 anni e mezzo. Tradizionalmente, un dato inferiore ai 50 indica una contrazione del settore. Un'indicazone che ha dato impulso anche a un nuovo rialzo dello spread, con il differenziale che si ferma a 257 punti dopo essere volato oltre i 260 punti e il rendimento del decennale italiano che si attesta al 2,73%. Milano perde così lo 0,78%, indebolendo anche le altre che riescono a chiudere comunque tutte i positivo.  Londra sale dello 0,38%, Francoforte guadagna lo 0,05% e Parigi lo 0,53%. Wall Street  procede in ordine sparso: alla chiusura degli scambi in Europa il Dow Jones sale dello 0,56%, l'S&P500 a dello 0,20% e il Nasdaq è piatto.


L'agenzia di Pechino Xinhua, riferendo dell'esito dei colloqui della delegazione cinese a Washington Cina, ha parlato di "importanti progressi" nelle trattative e di "colloqui trasparenti, specifici e profittevoli".  Sempre dalla Cina però arrivano altri segnali di rallentamento dell'economia: l'indice pmi manifatturero Caixin è sceso ulteriormente a a gennaio a 48,3  da 49,7 di dicembre, attestandosi al minimo da febbraio 2016. Poco mossa Tokyo, cha ha concluso gli scambi in rialzo dello 0,07%.

In lieve rialzo l'euro: la moneta europea  passa di mano a 1,1483 dollari, contro i 1,1475 della chiusura di ieri.

Tra i dati macroeconomici di giornata, l'economia americana ha creato in gennaio 304.000 posti di lavoro, sopra le attese degli analisti che scommettevano su 165.000 posti. Il tasso di disoccupazione è salito al 4% dal 3,9% di dicembre, "complice in parte il rialzo del tasso di partecipazione (passato al 63,2%, massimi dal 2014) e in parte lo shutdown che ha interessato le attività governative per l'intero mese", annota Vincenzo Longo da Ig Markets. Che rimarca come sui dati pesino anche le revisioni del bimestre precedente, che ha portato a rivedere al ribasso la creazione di posti di ben 70mila posti. "Non è ancora ben chiaro l’effetto dovuto allo shutdown, pertanto anche i dati di gennaio potrebbero essere distorti. Ci aspettiamo ancora revisioni nei prossimi mesi. Al di là di tutto, l’economia statunitense continua a rimanere forte". I salari sono cresciuti dello 0,11% mensile, meno delle attese.

In crescita il prezzo del petrolio. I contratti sul Wti salgono dello 0,33% a 53,97 dollari al barile quelli sul Brent a 61,99 (+1,89%) . In calo l'oro a 1318 dollari l'oncia.