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Lorenzo Giusti, arrivato secondo nella prova al Politecnico di Milano  con un progetto di sensori intelligenti  

L’Italia dei giovani inventori che vincono a colpi di robot

Il concorso di Amazon. Ecco i progetti dei ragazzi del Politecnico di Torino e Milano che hanno stupito i giudici del colosso Usa. Oggi tappa a Roma
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MILANO - Piccole Silicon Valley crescono. Non in California o in qualche tigre asiatica, ma nell'Italia della crescita sottozero. Capace, quando ci si mette, di stupire anche i cervelloni di Amazon a colpi di robot. I fatti: il colosso di Seattle ha lanciato con tre università tricolori (i Politecnici di Milano e Torino e Tor Vergata a Roma) un concorso per aspiranti Archimedi Pitagorici. Tema: inventare dal nulla un progetto hi-tech per migliorare i processi logistici del gruppo. Roba d'élite - come si dice ora - un flop annunciato, vaticinavano i nostalgici dell'era dei bamboccioni.

Non è andata così. Ai nastri di partenza della competizione si sono presentati in mille ventenni. Manco fosse un casting di X-Factor. E sul tavolo della giuria - con buona pace dei tanti requiem sulla qualità degli atenei tricolori - sono arrivati 250 idee che hanno lasciato di stucco persino gli esigenti giudici scelti dal colosso Usa: esoscheletri studiat…
MILANO - Piccole Silicon Valley crescono. Non in California o in qualche tigre asiatica, ma nell'Italia della crescita sottozero. Capace, quando ci si mette, di stupire anche i cervelloni di Amazon a colpi di robot. I fatti: il colosso di Seattle ha lanciato con tre università tricolori (i Politecnici di Milano e Torino e Tor Vergata a Roma) un concorso per aspiranti Archimedi Pitagorici. Tema: inventare dal nulla un progetto hi-tech per migliorare i processi logistici del gruppo. Roba d'élite - come si dice ora - un flop annunciato, vaticinavano i nostalgici dell'era dei bamboccioni.

Non è andata così. Ai nastri di partenza della competizione si sono presentati in mille ventenni. Manco fosse un casting di X-Factor. E sul tavolo della giuria - con buona pace dei tanti requiem sulla qualità degli atenei tricolori - sono arrivati 250 idee che hanno lasciato di stucco persino gli esigenti giudici scelti dal colosso Usa: esoscheletri studiati per alleggerire il lavoro di chi deve sollevare pacchi pesanti, occhiali a realtà aumentata per ottimizzare l'inscatolamento, sensori intelligenti per liberare i magazzinieri dalla schiavitù degli scanner. "Progetti di una qualità inattesa - ammette Stefano La Rovere, responsabile delle tecnologie avanzate di Amazon Europe - . Fatti da ragazzi capaci di andare oltre l'esercizio accademico e di affrontare con senso pratico il problema reale delle tecnologie del futuro".
"Il nostro segreto? La passione. E il piacere di fare qualcosa di concreto e tangibile grazie a quello che abbiamo studiato", racconta Filippo Pennati Belluschi, 23enne vincitore della tappa milanese di questo simil - reality hi-tech assieme a Sofia Lamberti, Giulia Merati e Giorgio Manenti. "Abbiamo lavorato sodo per un mese e realizzato un sistema per usare i robot per i trasporti di carichi pesanti in totale sicurezza", dice Sofia, fresca di Erasmus in Canada.

Le Cassandre dell'Italia del declino li accuserebbero di intelligenza con il nemico, ovvero quei robot che secondo i guru del World Economic Forum ci ruberanno nel 2025 - quando Filippo e Sofia avranno 29 anni - il 52% dei lavori. Ma qui nella trincea del Politecnico dove si guarda al futuro senza pregiudizi (e con cognizione di causa) non la pensano così. "Le macchine, anche quelle che abbiamo progettato noi, elimineranno i lavori alienanti e quelli pericolosi"; assicura Lorenzo Giusti, ("domani ho un esame, sto preparando la doppia laurea") che nei ritagli di tempo rubati allo studio - assieme a tre compagni - è arrivato secondo con un progetto di sensori intelligenti in grado di ottimizzare e rendere meno faticosi i lavori di magazzino.
Lui, Sofia e Filippo - come i mille partecipanti a questa gara per nerd - restano con i piedi per terra. Consci tra l'altro che guardare al futuro è più facile per chi ha in tasca un libretto universitario in ingegneria, corso dove il 90% dei laureati trova un lavoro entro un anno è forse più semplice. "I nostri amici nelle facoltà umanistiche hanno più problemi di noi - ammette Filippo - . In primis quello di doversi trovare un lavoro che magari non c'entrerà niente con quello che hanno studiato". "Io ho fatto il classico ma non sono pentita di essere venuta qui - confessa Sofia - anche se il primo esame di algebra è stato difficilissimo".

La gara di queste settimane è stata un gioco. Tra poco sarà ora di decidere davvero cosa fare da grandi. E i guerrieri dei robot - con buona pace di trofei e cursus honorum - hanno gli stessi dubbi e incertezze dei loro coetanei. "Preoccupato? Un po' sì - dice Filippo - . Finora abbiamo viaggiato su un binario segnato ma il futuro toccherà scriverlo da soli". A tutti piacerebbe rimanere in Italia. Ma nessuno dei premiati a Milano - segno di una generazione più Europea e segnata dagli Erasmus - ha paura di provare un'esperienza all'estero. "Al netto di problemi personali, penso che tutti saremmo pronti a prendere il passaporto e trasferirci domani", dice Lorenzo. "Ho paura e voglia di scoprire quello che verrà", confessa Sofia. Rinfrancata nel suo ego dalla vittoria in questa sfida robotica ad alto quoziente d'intelligenza ma in qualche modo spersa "perché gli atenei non ti aiutano bene a capire quali posizioni aperte ci siano nel mondo reale". Niente di nuovo sotto il sole, in un paese che cancella l'alternanza scuola-lavoro nei licei.
Ma per Sofia & C., facile immaginarlo, non sarà difficile trovare un posto nemmeno in Italia, alla faccia (o per merito) dell'era dei robot.