Economia

Manifattura dell'Eurozona ai minimi dal 2013. Borse ottimiste sulla Cina

Donald Trump (ap)
Ancora un rallentamento dagli indici Pmi del Vecchio continente, mentre dall'Asia erano giunte notizie positive. Dazi, per Bloomberg l'incontro decisivo Trump-Xi sarà a metà marzo. Lo spread sotto 255 punti, Milano cauta a +0,1%
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MILANO - Gli indici Pmi, che anticipano l'andamento del settore manifatturiero, segnalano ancora un rallentamento nell'Eurozona dopo che erano emerse indicazioni positive dalla Cina. Numeri, quelli dell'Asia, che avevano spinto i listini dell'area orientale e portato lo yen, bene rifugio per eccellenza insieme all'oro, a ritracciare ai livelli di dicembre: segnale di distensione.

Come ricorda Bloomberg, le azioni globali raggruppate nell'indice Msci hanno messo insieme un balzo del 16 per cento da Natale in poi, prima di un rallentamento che è coinciso con l'attesa per le negoziazioni sul commercio tra Usa e Cina. Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping potrebbero arrivare a un accordo nel giro di alcune settimane, secondo alcune fonti dell'agenzia Usa: si starebbe preparando un incontro per la metà di marzo, nonstante a Washington ci sia chi vorrebbe calcare ancora la mano con Pechino per spuntare maggiori condizioni.

La Borsa di Milano lima gran parte dei guadagni per chiudere in rialzo dello 0,17%, frenata dalle nuove indicazioni deboli sull'andamento economico. Nel resto d'Europa i listini sono più ottimisti di Piazza Affari: Londra aggiunge lo 0,45%, Francoforte lo 0,75% e Parigi lo 0,47%. Questa mattina l'indice Nikkei 225 della Borsa di Tokyo ha chiuso la sessione in rialzo dell'1,02% a 21.602,59 punti. Wall Street tratta in cauto rialzo dopo aver chiuso febbraio con i tre indici in recupero di almeno il 3 per cento: secondo mese positivo dopo che dicembre era stato il peggiore dal 1931. Alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones è invariato, il Nasdaq aggiunge lo 0,1% e lo S&P500 lo 0,3%.

Ricchissima l'agenda macroeconomica. Come accennato, il Pmi manifatturiero dell'Eurozona, anticipatore dell'andamento economico attraverso i giudizi dei direttori agli acquisti delle aziende, ha segnato 49,3 punti: minimo da giugno 2013. Nuovo minimo, da maggio 2013, anche per l'Italia con 47,7 punti. Questa mattina l'attività Manifatturiera cinese aveva mostrato una ripresa il mese scorso, tornando al livello più alto in tre mesi. L'indice Pmi elaborato da Caixin si è attestato infatti a 49,9 punti a febbraio dopo i 48,3 punti di gennaio. Malgrado il recupero l'indice è comunque rimasto al di sotto dei 50 punti, soglia che indica una contrazione delle attività. In Giappone, invece, il tasso di disoccupazione è salito a gennaio al 2,5 per cento. Di nuovo in Italia si segnala la disoccupazione stabile e la revisione al ribasso della stima sul Pil del 2018, portato allo 0,9%. Negli Usa la fiducia dei consumatori, misurata dall'Università del Michigan, è calata in febbraio a 93,8 da 95,5 di gennaio. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 95,9. Peggiore delle attese l'andamento delle spese per consumi a dicembre, a -0,5%, mentre il Pmi manifatturiero di febbraio ha segnato con 53 punti il minimo da un anno e mezzo.

Chiusura in lieve rialzo per l'euro che a fine seduta passa di mano a 1,1387 nei confronti del dollaro contro i 1,1385 di ieri. La moneta europea è in rialzo anche nei confronti della divisa nipponica a 127,34. Dollaro/yen a 111,88. L'euro guadagna terreno anche nei confronti della sterlina, a 0,8599. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende poco sotto 255 punti base con il rendimento del decennale italiano al 2,73%.

Petrolio in calo a New York, dove le quotazioni accelerano in ribasso e alla chiusura delle Borse europee il Wti cede l'1,85%. Debole anche l'oro con un -0,9% a 1.301 dollari l'oncia.