Coop volta pagina: più online, meno Iper
Luca Pagni , di LUCA PAGNIIl 27 marzo si riuniranno a Genova i delegati delle cooperative di consumo per scegliere chi le guiderà in una fase che si preannuncia di rottura, necessaria per superare la crisi e respingere l'attacco dei concorrenti
Milano. Come se non fossero sufficienti il calo dei consumi, l'aggressione delle vendite online, la crescita del fenomeno dei discount, la crisi degli ipermercati, ora va aggiunta l'ultima insidia, portata dai rivali di Conad. Nel mondo della grande distribuzione, uno dei settori di peso dell'economia italiana, con i suoi 83 miliardi di fatturato all'anno, potrebbe presto essere messo in dubbio il primato detenuto da Coop. Dopo un trentennio, fatto mai verificatosi, il sistema delle cooperative di consumatori potrebbe cedere il primo posto nella classifica. E tutto questo mentre si avvicina un appuntamento che segnerà come poche altre volte il suo futuro: la grande assemblea dei delegati che il 27-28 marzo si riunisce a Genova, dove si voterà per un rinnovamento dei vertici di Ancc-Coop, l'Associazione nazionale delle cooperative di consumo aderenti alla Lega Nazionale delle Cooperative. E dove nasceranno le strategie per fare fronte alle sfide dei pr…
Milano. Come se non fossero sufficienti il calo dei consumi, l'aggressione delle vendite online, la crescita del fenomeno dei discount, la crisi degli ipermercati, ora va aggiunta l'ultima insidia, portata dai rivali di Conad. Nel mondo della grande distribuzione, uno dei settori di peso dell'economia italiana, con i suoi 83 miliardi di fatturato all'anno, potrebbe presto essere messo in dubbio il primato detenuto da Coop. Dopo un trentennio, fatto mai verificatosi, il sistema delle cooperative di consumatori potrebbe cedere il primo posto nella classifica. E tutto questo mentre si avvicina un appuntamento che segnerà come poche altre volte il suo futuro: la grande assemblea dei delegati che il 27-28 marzo si riunisce a Genova, dove si voterà per un rinnovamento dei vertici di Ancc-Coop, l'Associazione nazionale delle cooperative di consumo aderenti alla Lega Nazionale delle Cooperative. E dove nasceranno le strategie per fare fronte alle sfide dei prossimi anni.
Contrariamente ad altre realtà economiche, dove chi comanda è eletto da una plenaria di azionisti, la quale vota per i membri di un consiglio di amministrazione e vince chi ci ha messo più capitali, in questo caso sulla carta a comandare sono i clienti. O meglio, i 6,8 milioni di soci-consumatori iscritti alle 87 cooperative sparse lungo tutta la penisola. Se pensate che sia complicato, vi basti sapere che l'Ancc-Coop è l'organismo in cui si decidono le politiche "per ottimizzare i benefici dei soci - e per le comunità in cui vivono - e come realizzarle", mentre il braccio operativo è svolto da Coop Italia. Quest'ultima è un consorzio che ha sede a Casalecchio di Reno (Bologna) e che detiene i marchi, effettua la produzione diretta o indiretta di ciò che viene venduta sugli scaffali, gestisce magazzini e depositi delle merci, sviluppa attività di promozione e marketing comuni fino a promuove progetti per recuperare efficienza economica.
Eppure, nonostante la costruzione barocca, da tre decenni Coop è il numero uno nella grande distribuzione italiana. Non ha come fine ultimo il profitto, ma nel 2017 ha avuto un giro d'affari per 12,3 miliardi (cresciuto dello 0,4%), dà lavoro a 60mila dipendenti, gestisce 13mila fornitori e ha una quota di mercato pari a 14,2 per cento del totale. A cui si devono aggiungere 9 miliardi di prestito sociale, i cui proventi hanno contribuito al mantenimento dei conti, supplendo in qualche caso al "rosso" nel business dei supermercati.
Con questi numeri ha saputo resistere a realtà dinamiche come Esselunga, dominante nelle regioni settentrionali a partire dalla Lombardia, e all'invasione dei colossi francesi come Auchan e Carrefour. Sostenendo pure l'assalto dei marchi tedeschi del discount, che per usare un termine in voga sono l'elemento disruptive del mercato. E ora Coop potrebbe passare in seconda posizione se Conad, a sua volta costruita su un sistema di cooperative non di consumatori ma di dettaglianti, riuscirà a incrementare il suo 12,5%, grazie all'alleanza appena stretta con il finanziere Raffaele Mincione (italiano basato a Londra, con incursioni in Carige e Mps) e che potrebbe approfittare di qualche marchio - con annessi supermercati - messo in vendita dai concorrenti in difficoltà, a partire da Auchan.
Di questo e di molto altro si discuterà a Genova, prima del voto che porterà a un nuovo vertice, a partire dal nuovo presidente che prenderà il posto di Aldo Soldi. Con un rinnovamento generazionale che si annuncia consistente.
Nei centri minori le esigenze sono altre. Come dimostra il successo di alcune iniziative della Coop Reno, 43 punti vendita sparsi tra i quartiere più periferici di Bologna e Ferrara e centri isolati con 4-5 mila abitanti, che sono poi la maggioranza dei comuni italiani. Come racconta il presidente Andrea Mascherini, il quale invita a non far finta di nulla rispetto a quanto il paese è stato trasformato dalla crisi: "I cambiamenti nella grande distribuzione spesso ci spiegano come cambia la società italiana. Il successo dei discount, per esempio, ci dice che i consumatori chiedono una risposta alla domanda di prodotti a basso prezzo, ma che siano anche di qualità. Perché nessuno si vergogna più a frequentare i supermercati dove la prima esigenza è il risparmio".
A Genova si discuterà proprio di come riuscire a coniugare la necessità di non perdere soldi, rispondere alle esigenze dei clienti, ma restare fedeli al mandato "sociale" di una cooperativa. Per esempio, innovando, come spiega Ernesto Dalle Rive, il presidente di Nova Coop, una delle più grandi, attiva in Piemonte e dintorni: "Dobbiamo cambiare e adeguarci ai tempi, chi si ferma è morto o alla meglio subisce il cambiamento". E dalle parti di Torino ci hanno dato dentro: hanno ridotto le superfici negli iper, dando in affitto ad altri operatori lo spazio in eccesso, sviluppato una' iniziativa per vendere luce e gas, promosso sconti personalizzati. Ma il fiore all'occhiello è l'apertura di un negozio "vetrina" dei prodotti a marchio, poi diventato bar, libreria e spazio dibattiti. Mentre per andare incontro a chi non vuol perdere tempo al super, c'è lo "zero code" al banco del fresco: prenoti spesa su un tablet e il sistema ti dice quanti minuti dopo ripassare. "La tecnologia non sempre deve disorientare - chiosa Dalle Rive - abbiamo pensato a un sistema in cui può anche aiutare".
Contrariamente ad altre realtà economiche, dove chi comanda è eletto da una plenaria di azionisti, la quale vota per i membri di un consiglio di amministrazione e vince chi ci ha messo più capitali, in questo caso sulla carta a comandare sono i clienti. O meglio, i 6,8 milioni di soci-consumatori iscritti alle 87 cooperative sparse lungo tutta la penisola. Se pensate che sia complicato, vi basti sapere che l'Ancc-Coop è l'organismo in cui si decidono le politiche "per ottimizzare i benefici dei soci - e per le comunità in cui vivono - e come realizzarle", mentre il braccio operativo è svolto da Coop Italia. Quest'ultima è un consorzio che ha sede a Casalecchio di Reno (Bologna) e che detiene i marchi, effettua la produzione diretta o indiretta di ciò che viene venduta sugli scaffali, gestisce magazzini e depositi delle merci, sviluppa attività di promozione e marketing comuni fino a promuove progetti per recuperare efficienza economica.
Effetto Conad
In realtà, la "governance" di Coop sarebbe molto più complicata di così. Perché a tutto ciò bisognerebbe aggiungere che, per definizione, le cooperative associate non hanno scopo di lucro, visto che si definiscono "imprese di persone, prima che di capitali". E come tali "non massimizzano il profitto e non distribuiscono utili". Ma "operano nel mercato" in favore "delle comunità e delle future generazioni". Da qui le 5.200 iniziative sociali e culturali o le diecimila classi scolastiche coinvolte a vario titolo. Ecco perché un tema di discussione sarà la "territorialità": andare avanti nella governance in cui si vendono gli stessi prodotti ma poi all'interno di ciascuna coop ognuno si organizza in autonomia, o proseguire il percorso di aggregazioni che nel 2015 ha portato alla creazione di Alleanza 3.0, la più grande d'Europa, con la fusione di Adriatica, Nordest ed Estense.Eppure, nonostante la costruzione barocca, da tre decenni Coop è il numero uno nella grande distribuzione italiana. Non ha come fine ultimo il profitto, ma nel 2017 ha avuto un giro d'affari per 12,3 miliardi (cresciuto dello 0,4%), dà lavoro a 60mila dipendenti, gestisce 13mila fornitori e ha una quota di mercato pari a 14,2 per cento del totale. A cui si devono aggiungere 9 miliardi di prestito sociale, i cui proventi hanno contribuito al mantenimento dei conti, supplendo in qualche caso al "rosso" nel business dei supermercati.
Con questi numeri ha saputo resistere a realtà dinamiche come Esselunga, dominante nelle regioni settentrionali a partire dalla Lombardia, e all'invasione dei colossi francesi come Auchan e Carrefour. Sostenendo pure l'assalto dei marchi tedeschi del discount, che per usare un termine in voga sono l'elemento disruptive del mercato. E ora Coop potrebbe passare in seconda posizione se Conad, a sua volta costruita su un sistema di cooperative non di consumatori ma di dettaglianti, riuscirà a incrementare il suo 12,5%, grazie all'alleanza appena stretta con il finanziere Raffaele Mincione (italiano basato a Londra, con incursioni in Carige e Mps) e che potrebbe approfittare di qualche marchio - con annessi supermercati - messo in vendita dai concorrenti in difficoltà, a partire da Auchan.
Di questo e di molto altro si discuterà a Genova, prima del voto che porterà a un nuovo vertice, a partire dal nuovo presidente che prenderà il posto di Aldo Soldi. Con un rinnovamento generazionale che si annuncia consistente.
Divisi sulle domeniche
Sull'assemblea dei delegati planerà - ad esempio - il tema del lavoro domenicale: per alcune realtà a vocazione turistiche o nei centri commerciali delle grandi città del Nord le aperture nei festivi sono una scelta senza se e senza ma. E molto cooperative sono contro qualsiasi intervento legislativo che limiti l'apertura. Ma non dappertutto è così: in realtà più piccole o con ritmi di vita diversi delle metropoli, non è un'esigenza.Nei centri minori le esigenze sono altre. Come dimostra il successo di alcune iniziative della Coop Reno, 43 punti vendita sparsi tra i quartiere più periferici di Bologna e Ferrara e centri isolati con 4-5 mila abitanti, che sono poi la maggioranza dei comuni italiani. Come racconta il presidente Andrea Mascherini, il quale invita a non far finta di nulla rispetto a quanto il paese è stato trasformato dalla crisi: "I cambiamenti nella grande distribuzione spesso ci spiegano come cambia la società italiana. Il successo dei discount, per esempio, ci dice che i consumatori chiedono una risposta alla domanda di prodotti a basso prezzo, ma che siano anche di qualità. Perché nessuno si vergogna più a frequentare i supermercati dove la prima esigenza è il risparmio".
La comunità esiste ancora
Ecco spiegato il successo di una iniziativa di Coop Reno che ha trasformato le casse dei supermercati in punti in cui è possibile pagare le bollette, fornendo un servizio in centri dove magari non si trova più l'ufficio postale o lo sportello della banca. Anche da questa esperienza, è nato un "progetto nazionale sui piccoli formati", per trovare risposte da replicare altrove.A Genova si discuterà proprio di come riuscire a coniugare la necessità di non perdere soldi, rispondere alle esigenze dei clienti, ma restare fedeli al mandato "sociale" di una cooperativa. Per esempio, innovando, come spiega Ernesto Dalle Rive, il presidente di Nova Coop, una delle più grandi, attiva in Piemonte e dintorni: "Dobbiamo cambiare e adeguarci ai tempi, chi si ferma è morto o alla meglio subisce il cambiamento". E dalle parti di Torino ci hanno dato dentro: hanno ridotto le superfici negli iper, dando in affitto ad altri operatori lo spazio in eccesso, sviluppato una' iniziativa per vendere luce e gas, promosso sconti personalizzati. Ma il fiore all'occhiello è l'apertura di un negozio "vetrina" dei prodotti a marchio, poi diventato bar, libreria e spazio dibattiti. Mentre per andare incontro a chi non vuol perdere tempo al super, c'è lo "zero code" al banco del fresco: prenoti spesa su un tablet e il sistema ti dice quanti minuti dopo ripassare. "La tecnologia non sempre deve disorientare - chiosa Dalle Rive - abbiamo pensato a un sistema in cui può anche aiutare".