Economia

Cercasi manager per piccole imprese: ne ha bisogno un'azienda su tre

Secondo un rapporto Confapi un terzo delle pmi prevede di rafforzare dirigenti e quadri in vista della digitalizzazione e di Industria 4.0.  E per far fronte alla innovazione di prodotto si punta ad alleanze con le Universita'

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ROMA - Per resistere bisogna cambiare, innovare il prodotto, fare ricerca, inserire nella azienda di famiglia nuove figure professionali. Un manager, per esempio, capace di indicare la rotta e far navigare la piccola impresa nel mare della globalizzazione. Il passo non è facile da compiere, ma anche nella strutture più ridotte comincia ormai a farsi strada la consapevolezza che dirigenti e quadri siano figure essenziali: il piccolo imprenditore non è più in grado di cavarsela da solo in tutti i settori. Se vuol stare sul mercato deve delegare e affidarsi a figure intermedie.  Confapi ha affrontato il tema in un ricerca condotta con Federmanager, scoprendo che se negli ultimi due anni quasi il 72% delle imprese non ha assunto figure manageriali, ora il 33,6 è fermamente convinto di averne bisogno nell’immediato futuro.

Un’emergenza legata soprattutto alla necessità di saper gestire le nuove tecnologie. Fra le principali figure professionali indicate nell’indagine a campione spicca infatti “l’innovation manager”, richiesto dal 29,7% delle aziende convinte che sia necessario accelerare processi di digitalizzazione per non perdere il treno di Industria 4.0. Ma sono richiesti anche i manager di rete (16,22%) chiamati a promuovere l’innovazione lungo la filiera e il “temporary manager” da assumere per i lancio di nuovi prodotti o per districare aggrovigliati passaggi di proprietà o di generazione.
 Figure scarsamente rappresentate nella attuale struttura delle piccole- medie imprese: solo il 3,8 % dei manager impegnati ricopre ruoli di responsabile dell’innovazione, molto più spesso al dirigente vengono assegnate responsabilità commerciali.

 Cambiare è necessario. “L’innovazione del prodotto è nel dna delle piccole-medie imprese – dice Maurizio Casasco, presidente Confapi, associazione che raccoglie 83 mila imprese private   - ma ora per far ciò è importante investire in capitale umano dotato di competenze specifiche”. Capitale umano da formare facendo crescere collaboratori interni, come oltre il 50% delle aziende assicura di voler fare o da cercare all’esterno, come preferisce il 25%.

 E dove le risorse interne non possono bastare , come nella ricerca, è fondamentale stringere alleanze all’esterno.  Confapi, per esempio, ne ha avviata una con l’Università di Tor Vergata di Roma, istituendo un “Contaminaction hub”. “L’Università ci metterà la ricerca, noi l’esperienza di mercato, la conoscenza del prodotto e della domanda – assicura Casasco – luoghi di incontro fisico e mentale che ci porteranno a realizzare brevetti”. I dettagli sono da definire, ma l’obiettivo è arrivare ad una collaborazione su tutti gli aspetti della produzione, dalla ricerca di mercato, al marketing, al piano strategico e finanziario. Per permettere anche alle “piccole” di farsi largo nel mercato delle “grandi”.