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(ansa)

L'allarme di Confindustria e Visco: “Crescita zero, riforme urgenti”

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Conte: "Supereremo il rallentamento". Ma Salvini attacca: "I gufi saranno smentiti". Tria conferma che non ci sarà una manovra bis, ma è braccio di ferro sul Def. E il decreto per il rilancio slitta ancora
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È allarme rosso sull'economia italiana: la crescita quest'anno sarà uguale a zero, appena un filo sopra la recessione conclamata. Lo dice il Centro studi di Confindustria, lo fa capire il governatore della Banca d'Italia Visco che ieri ha usato toni particolarmente preoccupati. Anche da Francoforte le prospettive appaiono buie: il presidente della Bce Mario Draghi ha parlato di una tenuta dell'Europa ma di "fattori di incertezza su Italia e Francia". Lo spread reagisce male: schizza a quota 261 e chiude, in rialzo, a quota 250. Il governo reagisce come può. Conte assicura: "Supereremo il rallentamento, senza le nostre misure sarebbe più grave", Salvini dà dei "gufi" ai confindustriali: "Saranno smentiti".

La raffica di indicazioni negative, nel giorno in cui il decretone "reddito-quota 100" diventa legge dello Stato, mette l'esecutivo con le spalle al muro nella fase di preparazio…
È allarme rosso sull'economia italiana: la crescita quest'anno sarà uguale a zero, appena un filo sopra la recessione conclamata. Lo dice il Centro studi di Confindustria, lo fa capire il governatore della Banca d'Italia Visco che ieri ha usato toni particolarmente preoccupati. Anche da Francoforte le prospettive appaiono buie: il presidente della Bce Mario Draghi ha parlato di una tenuta dell'Europa ma di "fattori di incertezza su Italia e Francia". Lo spread reagisce male: schizza a quota 261 e chiude, in rialzo, a quota 250. Il governo reagisce come può. Conte assicura: "Supereremo il rallentamento, senza le nostre misure sarebbe più grave", Salvini dà dei "gufi" ai confindustriali: "Saranno smentiti".

La raffica di indicazioni negative, nel giorno in cui il decretone "reddito-quota 100" diventa legge dello Stato, mette l'esecutivo con le spalle al muro nella fase di preparazione del Def, il documento di economia e finanza, che dovrà aggiornare le stime di crescita, deficit e debito. In realtà si profila già un braccio di ferro tra Tesoro e maggioranza gialloverde - riunioni sono attese oggi - sul "numero" che sarà fissato per la crescita di quest'anno. Dal "vecchio" Pil all'1 per cento previsto per il 2019, ormai azzoppato da congiuntura internazionale e effetto-spread, si dovrà scendere intorno ad un realistico 0,1 per cento. Ma la scommessa della maggioranza, che non può permettersi di andare alle elezioni con un dato così deludente, è di alzare l'asticella fino almeno allo 0,3-0,4 per cento. Una spinta che, secondo fonti governative, verrebbe dal decreto crescita, che intanto però slitta alla settimana prossima, dalla deregulation degli appalti, da opere pubbliche per 15 miliardi, dall'assunzione di 40 mila dipendenti nei Comuni e da investimenti privati. Il ministro dell'Economia Tria, dalla Cina, scommette sulla linea anti-crisi: "Contrastare il rallentamento, puntare tutto sulla crescita ed evitare una stretta", cioè evitare a tutti i costi la manovra bis, ridimensionare le stime di crescita ma - ricordano ambienti tecnici - non fino al punto di addomesticare i "numeri".

Il quadro dunque è di massimo allarme. Visco ha annunciato che nel primo trimestre di quest'anno, dopo i due ultimi del 2018 col segno negativo, il "rallentamento è proseguito". Significa che se i primi tre mesi del 2019 registreranno un Pil a quota zero o col segno meno, aritmeticamente, quest'anno chiuderà con una economia piatta. Sono gli argomenti di Visco che spiegano lo stallo economico a preoccupare: "Ai problemi di natura congiunturale - ha detto ieri in un convegno alla Farnesina - si aggiungono quelli strutturali, e un significativo peggioramento delle condizioni di finanziamento del debito pubblico". Per questo motivo - ha osservato il governatore - è necessario "assicurare la stabilità finanziaria, avendo una strategia chiara e credibile per la riduzione, nel medio termine, del peso del debito pubblico". Infine, quasi un appello: "Sono urgenti interventi volti a contrastare più efficacemente il rallentamento economico e l'aumento della povertà".

Stesso clima in Confindustria che ha ridotto le sue stime allo zero con la conseguenza di un aumento del rapporto deficit Pil dal 2,04 del governo al 2,6 per cento. L'analisi è assai critica: manovra poco orientata alla crescita e crollo di fiducia delle imprese "dalle elezioni in poi". Morale: per il 2020, tra sterilizzazione dell'aumento dell'Iva e correzione dei conti, la manovra potrebbe raggiungere i 32 miliardi. "Occorre reagire, serve un cambio di passo", ha chiesto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.