Telecom rileva Open Fiber. Il piano che può convincere Cdp, Vivendi e Elliott
Sara Bennewitz, di SARA BENNEWITZSecondo i consulenti di Tim la fusione per incorporazione spingerebbe investimenti e sviluppo. I nodi: il prezzo da definire e l’ok di Enel
Milano- Il tavolo tra Telecom e Italia Open Fiber per studiare come ottenere le maggiori sinergie per ottimizzare gli investimenti era stato aperto lo scorso febbraio, ma ora gli advisor dell’ex monopolista delle tlc avrebbero ristretto le opzioni su come portare avanti l’operazione. Secondo le banche d’affari che per conto di Tim da tre mesi analizzano il dossier, il modo migliore per integrare le due reti, creare valore per gli azionisti, le aziende e i dipendenti sarebbe quello di procedere all’acquisto di Open Fiber in cambio di azioni Telecom. Si procederebbe quindi a una fusione per incorporazione, dove gli attuali azionisti del gruppo guidato da Elisabetta Ripa continuerebbero ad avere un ruolo sia nella proprietà che nella gestione di un’infrastruttura strategica per il Paese.
Cdp, che possiede il 9,9% di Telecom e il 50% di Open Fiber ha già più volte lasciato capire di essere pronta a supportare la creazione di un’uni…
Cdp, che possiede il 9,9% di Telecom e il 50% di Open Fiber ha già più volte lasciato capire di essere pronta a supportare la creazione di un’uni…
Milano- Il tavolo tra Telecom e Italia Open Fiber per studiare come ottenere le maggiori sinergie per ottimizzare gli investimenti era stato aperto lo scorso febbraio, ma ora gli advisor dell’ex monopolista delle tlc avrebbero ristretto le opzioni su come portare avanti l’operazione. Secondo le banche d’affari che per conto di Tim da tre mesi analizzano il dossier, il modo migliore per integrare le due reti, creare valore per gli azionisti, le aziende e i dipendenti sarebbe quello di procedere all’acquisto di Open Fiber in cambio di azioni Telecom. Si procederebbe quindi a una fusione per incorporazione, dove gli attuali azionisti del gruppo guidato da Elisabetta Ripa continuerebbero ad avere un ruolo sia nella proprietà che nella gestione di un’infrastruttura strategica per il Paese.
Cdp, che possiede il 9,9% di Telecom e il 50% di Open Fiber ha già più volte lasciato capire di essere pronta a supportare la creazione di un’unica rete in banda larga. Enel che di Open Fiber possiede l’altro 50%, aveva invece più volte precisato di voler lasciare la collaborazione con Telecom sul piano delle alleanze strategiche, come quelle siglate sulle torri di Inwit, piuttosto che sulle aree a fallimento di mercato, evitando duplicazioni di investimenti.
A questo proposito al gruppo guidato da Francesco Starace verrebbe offerta la possibilità o di cedere il suo 50% a “un giusto prezzo”, che sarebbe pagato dalla Cdp stessa, oppure di continuare a partecipare all’avventura ricevendo una partecipazione minore ma in un gruppo più grande. Mettere insieme la rete di Open Fiber con i clienti di Telecom, permetterebbe alla società guidata da Ripa di accelerare sullo sviluppo della fibra, accorciando il ritorno sugli investimenti fatti e quelli da fare.
Stesso discorso per Telecom, che darebbe una spinta alla sua infrastruttura, eliminando l’unico vero concorrente che abbia mai avuto. Tuttavia la soluzione che secondo l’analisi di Vitale e Rothschild è la migliore possibile, deve ancora essere definita nei dettagli. Il prezzo in primis, che dipenderà anche dai metodi di valutazione delle due aziende e dalla stima dei flussi di cassa futuri, ma anche la governance e l’organigramma di chi a operazione fatta guiderà l’implementazione della rete e degli investimenti. Infine i cda dei vari azionisti coinvolti ovvero Telecom, Cdp ed Enel, dovranno approvare l’operazione e se e a quale condizione parteciparvi.
Per quanto riguarda Telecom, un eventuale acquisto di Open Fiber in carta, ai giusti valori, potrebbe essere un’operazione condivisa sia dai 5 amministratori in quota Vivendi (23,9% di Tim), sia dei 10 in quota Elliott (socio al 9,8%): le riserve dell’azionista francese erano incentrate sul non perdere il controllo della rete, non sull’investire di più per rilevare Open Fiber e completare la rete in fibra. Per Cdp, che è azionista di entrambe, la decisione pare abbastanza scontata.
L’unica incognita è Enel che a seconda delle priorità di business e del prezzo, dovrà decidere che fare. In proposito Starace avrebbe commissionato uno studio a Mediobanca, che valuterebbe Open Fiber fino a 8 miliardi di euro. Se non verrà trovato un punto di equilibrio, Tim proseguirà per la sua strada e Open Fiber farà lo stesso continuando a pesare sui conti di Enel. Intanto domani è convocato un cda di Telecom dove all’ordine del giorno ci sono solo alcune questioni di governance e l’esame dell’offerta da 240 milioni sui mux di Persidera (70% Tim e 30% Gedi, l’editore di Repubblica) ricevuta da F2i.
Cdp, che possiede il 9,9% di Telecom e il 50% di Open Fiber ha già più volte lasciato capire di essere pronta a supportare la creazione di un’unica rete in banda larga. Enel che di Open Fiber possiede l’altro 50%, aveva invece più volte precisato di voler lasciare la collaborazione con Telecom sul piano delle alleanze strategiche, come quelle siglate sulle torri di Inwit, piuttosto che sulle aree a fallimento di mercato, evitando duplicazioni di investimenti.
A questo proposito al gruppo guidato da Francesco Starace verrebbe offerta la possibilità o di cedere il suo 50% a “un giusto prezzo”, che sarebbe pagato dalla Cdp stessa, oppure di continuare a partecipare all’avventura ricevendo una partecipazione minore ma in un gruppo più grande. Mettere insieme la rete di Open Fiber con i clienti di Telecom, permetterebbe alla società guidata da Ripa di accelerare sullo sviluppo della fibra, accorciando il ritorno sugli investimenti fatti e quelli da fare.
Stesso discorso per Telecom, che darebbe una spinta alla sua infrastruttura, eliminando l’unico vero concorrente che abbia mai avuto. Tuttavia la soluzione che secondo l’analisi di Vitale e Rothschild è la migliore possibile, deve ancora essere definita nei dettagli. Il prezzo in primis, che dipenderà anche dai metodi di valutazione delle due aziende e dalla stima dei flussi di cassa futuri, ma anche la governance e l’organigramma di chi a operazione fatta guiderà l’implementazione della rete e degli investimenti. Infine i cda dei vari azionisti coinvolti ovvero Telecom, Cdp ed Enel, dovranno approvare l’operazione e se e a quale condizione parteciparvi.
Per quanto riguarda Telecom, un eventuale acquisto di Open Fiber in carta, ai giusti valori, potrebbe essere un’operazione condivisa sia dai 5 amministratori in quota Vivendi (23,9% di Tim), sia dei 10 in quota Elliott (socio al 9,8%): le riserve dell’azionista francese erano incentrate sul non perdere il controllo della rete, non sull’investire di più per rilevare Open Fiber e completare la rete in fibra. Per Cdp, che è azionista di entrambe, la decisione pare abbastanza scontata.
L’unica incognita è Enel che a seconda delle priorità di business e del prezzo, dovrà decidere che fare. In proposito Starace avrebbe commissionato uno studio a Mediobanca, che valuterebbe Open Fiber fino a 8 miliardi di euro. Se non verrà trovato un punto di equilibrio, Tim proseguirà per la sua strada e Open Fiber farà lo stesso continuando a pesare sui conti di Enel. Intanto domani è convocato un cda di Telecom dove all’ordine del giorno ci sono solo alcune questioni di governance e l’esame dell’offerta da 240 milioni sui mux di Persidera (70% Tim e 30% Gedi, l’editore di Repubblica) ricevuta da F2i.