Mutui più cari per colpa dello spread. Anche Bankitalia smentisce Laura Castelli
Via Nazionale ha messo in evidenza come da settembre ad oggi i prestiti a tasso fisso sono cresciuti di 50 punti base. Nello scontro con l'ex ministro Padoan l'esponente M5s attaccava: "Se dice queste cose in tv sa anche lei che è falso"
MILANO - L'aumento dello spread ha avuto un impatto diretto sulle famiglie e anche per questo chiedere un nuovo mutuo oggi costa di più rispetto a nove mesi fa. È Banca d'Italia, nell'ultimo rapporto sulla stabilità finanzaria, a fare chiarezza su un tema oggetto di scontro frequente tra maggioranza e opposizione. È vero che le turbolenze sui nostri titoli di Stato si fanno sentire anche nella vita di tutti i giorni, ad esempio per chi chiede denaro in prestito per l'acquisto di una casa, oppure no? La risposta, secondo Via Nazionale, è sì. "ll rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato si sta trasmettendo gradualmente al costo dei nuovi finanziamenti. Rispetto allo scorso settembre i margini applicati dalle banche sui mutui a tasso fisso sono cresciuti di quasi 50 punti base, mentre quelli sui mutui a tasso variabile si sono mantenuti stabili", ha scritto Banca d'Italia.
Lo scontro Padoan-Castelli
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MILANO - L'aumento dello spread ha avuto un impatto diretto sulle famiglie e anche per questo chiedere un nuovo mutuo oggi costa di più rispetto a nove mesi fa. È Banca d'Italia, nell'ultimo rapporto sulla stabilità finanzaria, a fare chiarezza su un tema oggetto di scontro frequente tra maggioranza e opposizione. È vero che le turbolenze sui nostri titoli di Stato si fanno sentire anche nella vita di tutti i giorni, ad esempio per chi chiede denaro in prestito per l'acquisto di una casa, oppure no? La risposta, secondo Via Nazionale, è sì. "ll rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato si sta trasmettendo gradualmente al costo dei nuovi finanziamenti. Rispetto allo scorso settembre i margini applicati dalle banche sui mutui a tasso fisso sono cresciuti di quasi 50 punti base, mentre quelli sui mutui a tasso variabile si sono mantenuti stabili", ha scritto Banca d'Italia.
Banca d'Italia aggiunge poi un ulteriore elemento di preoccupazione. Se l'effetto spread continuasse a farsi sentire sui mutui a tasso fisso e non su quelli a tasso variabile, ancorati a riferimenti come l'Euribor, potrebbe proseguire la tendenza in atto delle famiglie a scegliere più facilmente questa seconda tipologia di finanziamento, più conveniente oggi ma più rischiosa sul lungo periodo. "La quota dei nuovi mutui a tasso predeterminato per almeno dieci anni si è ridotta dal 66 al 63 per cento", rileva Banca d'Italia. "Qualora il divario di costo tra i finanziamenti a tasso fisso e quelli a tasso variabile continuasse ad ampliarsi, la ricomposizione verso i mutui a tasso variabile potrebbe procedere rapidamente, come accaduto nel 2009, accrescendo l’esposizione delle famiglie ai rischi di futuri rialzi dei rendimenti di mercato".