Guerra dei dazi, Borse in rimonta nel finale. Beffa per Trump: sale il surplus cinese con gli Usa
Raffaele Ricciardi
Le esportazioni di Pechino soffrono per il clima economico generale, ma proprio con Washington l'avanzo commerciale cresce a 21 miliardi. Domani il round decisivo di trattative. Lo spread rivede 270 punti
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MILANO - Le Borse europee rimontano nel finale in una giornata che vive ancora dell'incertezza legata al braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina sul fronte commerciale, dopo la minaccia di Donald Trump di nuove tariffe su 200 miliardi di dollari di import asiatico e alla vigilia del round negoziale in calendario nella capitale americana.
Proprio in questa fase turbolenta per l'asse Washington-Pechino, dalla Cina sono arrivate indicazioni beffarde (per la Casa Bianca) sul fronte dei rapporti commerciali. Da una parte, infatti, il clima generale sembra aver abbattuto la capacità di esportazione dell'economia asiatica che ad aprile ha segnato un surplus commerciale di 13,84 miliardi di dollari, lontano dai 35 miliardi attesi dagli analisti e dai 32,67 miliardi di marzo. A ridosso dei "giri finali" sul negoziato commerciale, in scena a Washington il 9 e 10 maggio, i dati diffusi dall'Amministrazione delle Dogane proiettano nuove ombre sulla tenuta dell'economia: l'export si contrae del 2,7% annuo (da stime a +2,3% e dopo il +14,2% del mese precedente) e l'import sale del 4% (contro il calo previsto del 3,6% e dopo il -7,6% di marzo). Se è verò, però che lo scopo principale di Trump era di riequilibrare la bilancia tra sé e la Cina, i dati lo stanno smentendo: pur in questa fase di stanca generale, Pechino ha registrato un surplus commerciale verso gli Stati Uniti, il primo mercato del suo export, ancora in crescita a 21,01 miliardi di dollari, in leggero rialzo rispetto ai 20,50 miliardi di marzo.
I mercati europei faticano a reagire alle recenti vendite e chiudono in timido rialzo - sottolinea Bloomberg - torna la domanda per yen e oro come beni rifugio. Milano alla fine si riporta sulla parità (chiude in calo dello 0,07%). Sotto i riflettori, a Piazza Affari, le Poste che cedono dopo i conti e Unicredit che ha chiuso la vendita del 17% di Fineco per 1 miliardo. L'utile di Ubi, pur in calo, ha battuto le attese mentre è cresciuto del 36% quello di Banca Generali. In miglioramento sul finale gli altri listini d'Europa: Londra sale dello 0,15%, Parigi dello 0,4% e Francoforte dello 0,72%. Chiusura debole per Wall Street: il Dow Jones è salito dello 0,02%, il Nasdaq è sceso dello 0,26% mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,15%.
"Solo un paio di persone sanno se Cina e Usa finiranno con una guerra commerciale o una pace, e non sono a Wall Street", ha spiegato un analista all'agenzia finanziaria rimarcando come la volatilità non potrà che farla da padrona. Ieri sera, la Borsa americana ha chiuso la peggior seduta da inizio marzo con il Dow Jones in rosso dell'1,8% e il Nasdaq vicino al -2%. Numeri che si sono fatti sentire anche in Asia: questa mattina la Borsa di Tokyo ha chiuso in netto calo, con l'indice Nikkei 225 che ha perso l'1,46% a 21.602,59 punti, mentre il listino Topix ha lasciato l'1,72% a 1.572,33 punti. Shanghai ha invece perso l'1,12%.
Sugli schermi di Bloomberg, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si conferma in rialzo dopo le previsioni della Commissione Ue: il differenziale di rendimento con i titoli di Stato di Berlino - arrivato in mattinata oltre 270 punti - si posiziona a quota 265. Il decennale tricolore termina la giornata con un rendimento del 2,62%. L'euro chiude stabile a 1,12 dollari e avanza a 123,40 yen. Dollaro/yen cede a 110,17. In Germania, la produzione industriale a marzo è aumentata dello 0,5% sul base mensile.
Le quotazioni del petrolio si muovono in crescita dopo i cali delle ultime sedute. Alla chiusura delle Borse europee, il Wti sale dell'1,5% a 62,3 dollari al barile e il Brent guadagna un punto percentuale a 70,6 dollari. L'oro si stabilizza a 1.282 dollari l'oncia.