Nel futuro del Lingotto più Europa e Asia
Paolo Griseri , di PAOLO GRISERIExor scenderà al 13-15% del nuovo colosso restando primo azionista. Per Renault accesso al mercato americano, Fca si sposta verso l’Est
TORINO - Un gruppo più europeo, meno sbilanciato sull’America. La fusione con Renault proposta da John Elkann riporta il baricentro di Fca su questa sponda dell’Atlantico, crea un colosso mondiale dell’auto in cui il Vecchio continente torna ad essere protagonista e non semplice appendice di un gruppo che produce utili oltreatlantico. Mossa ardita. Con vantaggi e rischi per gli insediamenti italiani.
Ieri sera, atterrando a Torino con il suo volo privato, John Elkann poteva gustarsi il successo di un’operazione finanziaria condotta sotto traccia per molti mesi. Anche confondendo le acque, quando pareva che il partner di Fca sarebbe stato francese, sì, ma sulla sponda Peugeot.
L’effetto sorpresa era stato preparato con cura. L'annuncio di Fca, destinato a far partire l’operazione, e il succedersi degli eventi di ieri erano stati pianificati nei minimi particolari: dopo la proposta Fca, il comunicato di Renault che indice la …
Ieri sera, atterrando a Torino con il suo volo privato, John Elkann poteva gustarsi il successo di un’operazione finanziaria condotta sotto traccia per molti mesi. Anche confondendo le acque, quando pareva che il partner di Fca sarebbe stato francese, sì, ma sulla sponda Peugeot.
L’effetto sorpresa era stato preparato con cura. L'annuncio di Fca, destinato a far partire l’operazione, e il succedersi degli eventi di ieri erano stati pianificati nei minimi particolari: dopo la proposta Fca, il comunicato di Renault che indice la …
TORINO - Un gruppo più europeo, meno sbilanciato sull’America. La fusione con Renault proposta da John Elkann riporta il baricentro di Fca su questa sponda dell’Atlantico, crea un colosso mondiale dell’auto in cui il Vecchio continente torna ad essere protagonista e non semplice appendice di un gruppo che produce utili oltreatlantico. Mossa ardita. Con vantaggi e rischi per gli insediamenti italiani.
Ieri sera, atterrando a Torino con il suo volo privato, John Elkann poteva gustarsi il successo di un’operazione finanziaria condotta sotto traccia per molti mesi. Anche confondendo le acque, quando pareva che il partner di Fca sarebbe stato francese, sì, ma sulla sponda Peugeot.
L’effetto sorpresa era stato preparato con cura. L'annuncio di Fca, destinato a far partire l’operazione, e il succedersi degli eventi di ieri erano stati pianificati nei minimi particolari: dopo la proposta Fca, il comunicato di Renault che indice la riunione del consiglio di amministrazione e poi l’annuncio del board che apprezza l’idea e promette che si valuterà l’iniziativa nei prossimi giorni.
Il film dovrebbe prevedere ora una nuova riunione del cda francese, il via alla fase finale della trattativa, la riunione delle assemblee dei due gruppi, la firma di un memorandum di intesa e l’avvio della fase delle autorizzazioni. Quella dell’Antitrust potrà essere lunga e per questo l’ad di Fca Mike Manley ipotizzava ieri un anno di lavoro prima della firma definitiva.
L’iter, in ogni caso, è avviato. E ieri Elkann sottolineava «i segnali incoraggianti», «i primi riscontri positivi» venuti dalla Francia ma soprattutto dal Giappone. La strada necessita ancora di un complesso lavoro diplomatico. Convinto il governo francese, ci sarà bisogno di far entrare nell’alleanza i giapponesi e conquistare l’inevitabile via libera dall’amministrazione Trump, anch’essa informata nelle scorse settimane.
Oltre alla diplomazia con i governi, ci sono le preoccupazioni dei sindacati. Che in Francia e in Italia hanno un peso considerevole. E che nelle ultime ore hanno chiesto garanzie «a tutela dell’occupazione». Addirittura, a Torino, con un appello di operai che chiedono all’azienda di «non portare via produzioni dalla città».
Al Lingotto rispondono che «il piano degli investimenti in Italia, i 5 miliardi per i nuovi modelli nelle fabbriche della Penisola, è confermato». E Elkann dichiara solennemente che «nessun impianto verrà chiuso». È un fatto che da qualche anno gli impianti italiani (con l’eccezione di Pomigliano) hanno smesso di costruire utilitarie, i modelli più a rischio di sovrapposizione. Servirà inevitabilmente una trattativa e probabilmente ci dovrà essere anche il governo a fare da garante.
Chi guiderà il colosso italo-franco-americano? Sembra che il nuovo vertice sarà composto dal presidente John Elkann e dall’amministratore delegato di Renault, Jean-Dominique Senard. I due sono stati i veri protagonisti della trattativa sottotraccia ed è naturale che ne raccolgano i frutti. Manley potrebbe diventare invece direttore operativo del nuovo colosso.
La strategia di Elkann segue la strada annunciata ai tempi di Marchionne: portare Fiat prima e Fca poi all’interno di gruppi sempre più grandi, mantenendo una posizione di controllo pur diminuendo la quota della famiglia torinese. Così sarebbe stato se fosse andata in porto la fusione con General Motors. Analogamente accade oggi: Exor dovrebbe avere tra il 13 e il 15% nella nuova società, diluendo la partecipazione ma mantenendo il ruolo di azionista numero uno.
È indubbio che l’operazione aiuta Fca a tornare a Est. Nell’estremo oriente, se entreranno nel gruppo i giapponesi, che comunque, grazie alla loro partecipazione in Renault, avranno un rappresentate nella nuova società. Nella Grande Madre Russia se l’alleanza sarà confinata a Torino e Parigi.
E, per uno strano gioco del destino, Fiat potrebbe tornare a produrre nello stabilimento di Togliattigrad, la città fabbrica realizzata dal gruppo torinese ai tempi di Vittorio Valletta e intitolata all’allora segretario del Pci che aveva favorito l’operazione. Il ritorno a Togliattigrad è solo una delle coincidenze simboliche della nuova alleanza, annunciata ieri in un incontro con gli studenti della Bocconi, proprio come era accaduto nel 2009 con la fusione tra Fiat e Chrysler. Dieci anni dopo, la Fca è molto radicata in Usa. Ma da ora, con il nuovo baricentro europeo, torna anche un po’ a casa.
Ieri sera, atterrando a Torino con il suo volo privato, John Elkann poteva gustarsi il successo di un’operazione finanziaria condotta sotto traccia per molti mesi. Anche confondendo le acque, quando pareva che il partner di Fca sarebbe stato francese, sì, ma sulla sponda Peugeot.
L’effetto sorpresa era stato preparato con cura. L'annuncio di Fca, destinato a far partire l’operazione, e il succedersi degli eventi di ieri erano stati pianificati nei minimi particolari: dopo la proposta Fca, il comunicato di Renault che indice la riunione del consiglio di amministrazione e poi l’annuncio del board che apprezza l’idea e promette che si valuterà l’iniziativa nei prossimi giorni.
Il film dovrebbe prevedere ora una nuova riunione del cda francese, il via alla fase finale della trattativa, la riunione delle assemblee dei due gruppi, la firma di un memorandum di intesa e l’avvio della fase delle autorizzazioni. Quella dell’Antitrust potrà essere lunga e per questo l’ad di Fca Mike Manley ipotizzava ieri un anno di lavoro prima della firma definitiva.
L’iter, in ogni caso, è avviato. E ieri Elkann sottolineava «i segnali incoraggianti», «i primi riscontri positivi» venuti dalla Francia ma soprattutto dal Giappone. La strada necessita ancora di un complesso lavoro diplomatico. Convinto il governo francese, ci sarà bisogno di far entrare nell’alleanza i giapponesi e conquistare l’inevitabile via libera dall’amministrazione Trump, anch’essa informata nelle scorse settimane.
Oltre alla diplomazia con i governi, ci sono le preoccupazioni dei sindacati. Che in Francia e in Italia hanno un peso considerevole. E che nelle ultime ore hanno chiesto garanzie «a tutela dell’occupazione». Addirittura, a Torino, con un appello di operai che chiedono all’azienda di «non portare via produzioni dalla città».
Al Lingotto rispondono che «il piano degli investimenti in Italia, i 5 miliardi per i nuovi modelli nelle fabbriche della Penisola, è confermato». E Elkann dichiara solennemente che «nessun impianto verrà chiuso». È un fatto che da qualche anno gli impianti italiani (con l’eccezione di Pomigliano) hanno smesso di costruire utilitarie, i modelli più a rischio di sovrapposizione. Servirà inevitabilmente una trattativa e probabilmente ci dovrà essere anche il governo a fare da garante.
Chi guiderà il colosso italo-franco-americano? Sembra che il nuovo vertice sarà composto dal presidente John Elkann e dall’amministratore delegato di Renault, Jean-Dominique Senard. I due sono stati i veri protagonisti della trattativa sottotraccia ed è naturale che ne raccolgano i frutti. Manley potrebbe diventare invece direttore operativo del nuovo colosso.
La strategia di Elkann segue la strada annunciata ai tempi di Marchionne: portare Fiat prima e Fca poi all’interno di gruppi sempre più grandi, mantenendo una posizione di controllo pur diminuendo la quota della famiglia torinese. Così sarebbe stato se fosse andata in porto la fusione con General Motors. Analogamente accade oggi: Exor dovrebbe avere tra il 13 e il 15% nella nuova società, diluendo la partecipazione ma mantenendo il ruolo di azionista numero uno.
È indubbio che l’operazione aiuta Fca a tornare a Est. Nell’estremo oriente, se entreranno nel gruppo i giapponesi, che comunque, grazie alla loro partecipazione in Renault, avranno un rappresentate nella nuova società. Nella Grande Madre Russia se l’alleanza sarà confinata a Torino e Parigi.
E, per uno strano gioco del destino, Fiat potrebbe tornare a produrre nello stabilimento di Togliattigrad, la città fabbrica realizzata dal gruppo torinese ai tempi di Vittorio Valletta e intitolata all’allora segretario del Pci che aveva favorito l’operazione. Il ritorno a Togliattigrad è solo una delle coincidenze simboliche della nuova alleanza, annunciata ieri in un incontro con gli studenti della Bocconi, proprio come era accaduto nel 2009 con la fusione tra Fiat e Chrysler. Dieci anni dopo, la Fca è molto radicata in Usa. Ma da ora, con il nuovo baricentro europeo, torna anche un po’ a casa.