Economia

Lo spread vede i 280 punti poi chiude in calo. La Fed sostiene le Borse, Milano stona

Conti pubblici bocciati, il differenziale Btp-Bund fa soffrire le banche, poi ritraccia. L'apertura a un intervento della Banca centrale spinge ancora Wall Street. Bene anche Tokyo, +1,8%

2 minuti di lettura
MILANO -  La bocciatura europea alle Finanze pubbliche italiane fa schizzare lo spread sopra i 280 punti, poi le rassicurazioni italiane contribuiscono a riportarlo poco sotto i livelli di partenza e il differenziale termina la giornata a 269 punti, con il rendimento del titolo decennale al 2,47%.

La disponibilità della Federal Reserve, la Banca centrale americana, a tornare a tagliare i tassi spinge invece  mercati azionari. I listini europei chiudono tutti in cauto rialzo, mentre Milano va contro corrente e cede lo 0,36%. Chiude in calo Telecom (-0,88%) dopo la vendita di Persidera a F2i, nella quale è coinvolto anche il gruppo Gedi editore de La Repubblica (con una quota del 30% di Persidera). Balza Saipem (+1,24%) dopo un nuovo contratto in Mozambico che prevede una quota di competenza da 6 miliardi di dollari. Gli altri inidici europei limano i guadagni: Londra chiude a +0,08%, Parigi sale dello 0,45% e Francoforte gira in calo dello 0,08%.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso in netto rialzo in scia a Wall Street: l'indice Nikkei è salito dell'1,80% a 20,776,10, mentre l'indice Topix ha guadagnato il 2,07% a 1,530,08 punti. Proprio la Borsa Usa, ieri sera, ha vissuto la seconda migliore giornata dell'anno grazie al rimbalzo dei titoli tecnologici e alle rassicurazioni giunte dalla Fed: il governatore Powell ha garantito che la Banca centrale monitora attentamente le tensioni commerciali e che agirà "in modo appropriato" per sostenere l'espansione economica americana. Niente riferimenti espliciti, ma il mercato scommette ancora di più su un taglio dei tassi che il mercato dei bond prezza già come multiplo entro l'anno. Oggi la Borsa americana parte in rialzo, poi limita i guadagni: il Dow Jones sale dello 0,54%, il Nasdaq sale dello 0,35% mentre lo S&P500 è in rialzo dello 0,41%.

Pesa sui mercati, nel pomeriggio, il crollo del petrolio che a New York arriva a cedere il 3% con l'inatteso balzo delle scorte americane. La guerra commerciale intanto continua a colpire Pechino, con il Fmi che ha limato le stime di crescita del Paese al 6,2% nel 2019 e al 6% nel 2020, dal 6,3% e 6,1% delle previsioni precedenti.

Tra le valute principali, l'euro è in lieve rafforzamento e passa di mano a 1,1268 dollari a fronte del livello di 1,1259 di ieri sera a New York dopo la chiusura di Wall street. Sullo yen l' euro è a quota 121,71.

Tra  dati macroeconomici, la consueta indagine mensile tra i direttori degli acquisti mette in evidenza una frenata nel settore dei servizi. Il relativo indice Pmi è sceso il mese scorso a 50 punti da 50,4 di aprile, facendo comunque meglio delle attese degli analisti che avevano previsto una discesa a 49,8. L'indice Pmi composito, che monitora l'andamento del settore manifatturiero e dei servizi, sale a 49,9 punti da 49,5. Nella zona euro, le vendite al dettaglio di aprile hanno segnato un calo dello 0,4% che alimenta l'immagine di debolezza economica. Dagli Stati Uniti, deludono i dati sul mercato del lavoro arrivati  dal consueto sondaggio di Adp in attesa di quelli definitivi in arrivo venerdì: Il settore privato americano ha creato in maggio 27 mila, molto al di sotto delle attese degli analisti, che scommettevano 185.000 posti. I dati ufficiali sul mercato del lavoro saranno diffusi venerdì, con gli analisti che prevedono la creazione di 185.000 posti di lavoro con un tasso di disoccupazione fermo al 3,6%.