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Calenda: “Scandaloso il disinteresse del governo sull'auto”

Intervista all'ex ministro. Il neo parlamentare europeo del Pd accusa Di Maio perché non ha mai chiesto spiegazioni a Torino sul progetto di fusione Fca-Renault e sulla tutela dell'occupazione
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MILANO - "Se Luigi Di Maio, oltre alla competenza che ha già dimostrato di non poter vantare, non ha neppure il tempo e la voglia di fare il ministro dello Sviluppo economico, si dedichi ad altro. Metta al ministero qualcuno che sia in grado di occuparsi dell'industria italiana e faccia a tempo pieno il capo politico dei Cinque Stelle: dopo la débâcle del 26 maggio mi pare che da fare ne avrebbe".

Carlo Calenda, neoeletto parlamentare europeo per il Pd e Siamo Europei, accusa il suo successore al dicastero di via Veneto: "Ha detto che non sa nulla sulle ragioni della rottura tra Fca e Renault. Qui siamo al di là del bene e del male, un ministro per lo Sviluppo economico che non sa nulla dell'operazione che cambierebbe la fisionomia di uno dei maggiori gruppi industriali del Paese, un milione di veicoli prodotti e decine di migliaia di posti di lavoro".

Cosa avrebbe potuto o dovuto fare, Di Maio? A differenza di Parigi con Renaul…
MILANO - "Se Luigi Di Maio, oltre alla competenza che ha già dimostrato di non poter vantare, non ha neppure il tempo e la voglia di fare il ministro dello Sviluppo economico, si dedichi ad altro. Metta al ministero qualcuno che sia in grado di occuparsi dell'industria italiana e faccia a tempo pieno il capo politico dei Cinque Stelle: dopo la débâcle del 26 maggio mi pare che da fare ne avrebbe".

Carlo Calenda, neoeletto parlamentare europeo per il Pd e Siamo Europei, accusa il suo successore al dicastero di via Veneto: "Ha detto che non sa nulla sulle ragioni della rottura tra Fca e Renault. Qui siamo al di là del bene e del male, un ministro per lo Sviluppo economico che non sa nulla dell'operazione che cambierebbe la fisionomia di uno dei maggiori gruppi industriali del Paese, un milione di veicoli prodotti e decine di migliaia di posti di lavoro".

Cosa avrebbe potuto o dovuto fare, Di Maio? A differenza di Parigi con Renault, Roma non è azionista di Fca.
"C'è una grande differenza tra interferire, come ha fatto Macron, e informarsi, chiedere garanzie, condividere gli orientamenti industriali. A quanto risulta Di Maio non ha mai parlato con Fca, non ha mai chiesto spiegazioni sul progetto di integrazione con Renault, tantomeno ha chiesto rassicurazioni sulla tutela dell'occupazione o sull'indirizzo industriale. Se non prima, un minuto dopo aver saputo che John Elkann aveva incontrato il ministro francese Bruno Le Maire avrebbe dovuto convocarlo, magari per chiedergli come e dove Fca e Renault avevano intenzione di recuperare i miliardi di sinergie annunciati. Ma come, Fca parla con il governo francese e il governo italiano è contento di rimanere nel suo angoletto al buio?".

Rottura definitiva o restano margini per riprendere il negoziato?
"Non so, mi pare che le comunicazioni delle due aziende lascino poco spazio all'eventualità di una ricucitura. Certo, anche qui ne sapremmo di più se il ministro competente chiedesse a Elkann quali sono le sue intenzioni. La necessità di monitorare la situazione permane anche dopo la rottura. È paradossale che sia io, additato come l'uomo dei poteri forti ed ex dipendente del gruppo Fiat, a pretendere spiegazioni, mentre il governo "sganciato dalle élites" tace e non fa nulla".

Decreto dignità, misure contro le delocalizzazioni, rifinanziamento di Industria 4.0, sbloccacantieri: come giudica la politica industriale del governo gialloverde?
"Ma quale politica industriale? La politica industriale non esiste. Certo, la crisi di Whirlpool non è colpa di Di Maio, l'acquirente di Mercatone Uno l'avevo scelto io... Ma ci sono accordi su cui vigilare, clausole di garanzia da rispettare, diritti da tutelare. Di Maio è assente, non sa mai nulla, non fa mai nulla, si trova le crisi sul tavolo quando sono già esplose. Ha ripristinato la cassa integrazione per cessazione, ma se non trovi soluzioni e non fai rispettare gli impegni la gente resta per strada... È ora di finirla con questa supponenza, se non è all'altezza Di Maio proceda a un opportuno autorimpasto".

E Macron? Nel caso Fca-Renault ha ripetuto l'entrata a piedi uniti che due anni fa il suo governo incassò nella partita Fincantieri-Stx.
"L'intervento del governo francese è politico, ed è la seconda volta in due anni che fa saltare una trattativa importante. Macron, al di là delle parole vuote sul rinascimento europeo, è un nazionalista. Il governo italiano non è né questo né quello. Semplicemente, non c'è".