Tfr statali, la promessa mancata
Valentina Conte , di VALENTINA CONTELa legge per chiedere un anticipo in banca è lettera morta. Il governo blocca 8 miliardi
ROMA - Il governo tiene bloccati 8 miliardi. Tanto quanto valgono le liquidazioni di 224 mila dipendenti pubblici che potrebbero andare in pensione quest'anno con quota 100, ma anche in base alle normali - e vigenti - regole della Fornero.
Cosa succede? Nella legge 26 istitutiva del reddito di cittadinanza e quota 100 c'è una norma (articoli 23 e 24) che consente al dipendente pubblico di richiedere un prestito bancario fino a 45 mila euro per incassare subito la liquidazione - il Tfs, trattamento di fine servizio - senza aspettare fino a due anni, come accade oggi a differenza del Tfr erogato subito ai privati. Il prestito, garantito dallo Stato, ha un tasso di favore (l'ipotesi è del 2,45%). E viene ripagato con lo stesso Tfs, nel momento in cui si rende disponibile.
Il governo ha pure previsto uno sgravio fiscale, crescente all'aumentare degli anni di attesa per il Tfs, dall'1,5 al 7,5%. Le minori tasse sulla liquidazione servono a compensare il …
Cosa succede? Nella legge 26 istitutiva del reddito di cittadinanza e quota 100 c'è una norma (articoli 23 e 24) che consente al dipendente pubblico di richiedere un prestito bancario fino a 45 mila euro per incassare subito la liquidazione - il Tfs, trattamento di fine servizio - senza aspettare fino a due anni, come accade oggi a differenza del Tfr erogato subito ai privati. Il prestito, garantito dallo Stato, ha un tasso di favore (l'ipotesi è del 2,45%). E viene ripagato con lo stesso Tfs, nel momento in cui si rende disponibile.
Il governo ha pure previsto uno sgravio fiscale, crescente all'aumentare degli anni di attesa per il Tfs, dall'1,5 al 7,5%. Le minori tasse sulla liquidazione servono a compensare il …
ROMA - Il governo tiene bloccati 8 miliardi. Tanto quanto valgono le liquidazioni di 224 mila dipendenti pubblici che potrebbero andare in pensione quest'anno con quota 100, ma anche in base alle normali - e vigenti - regole della Fornero.
Cosa succede? Nella legge 26 istitutiva del reddito di cittadinanza e quota 100 c'è una norma (articoli 23 e 24) che consente al dipendente pubblico di richiedere un prestito bancario fino a 45 mila euro per incassare subito la liquidazione - il Tfs, trattamento di fine servizio - senza aspettare fino a due anni, come accade oggi a differenza del Tfr erogato subito ai privati. Il prestito, garantito dallo Stato, ha un tasso di favore (l'ipotesi è del 2,45%). E viene ripagato con lo stesso Tfs, nel momento in cui si rende disponibile.
Il governo ha pure previsto uno sgravio fiscale, crescente all'aumentare degli anni di attesa per il Tfs, dall'1,5 al 7,5%. Le minori tasse sulla liquidazione servono a compensare il costo degli interessi. Il meccanismo sembra allettante: il pensionato si fa certificare dall'Inps il diritto, va in banca, incassa i soldi e poi, quando arriva il Tfs, il suo ex datore di lavoro ripaga la banca con gli interessi. Peccato però che la macchina sia ferma.
L'accordo quadro tra ministeri - Economia, Lavoro, Pubblica amministrazione - e l'Abi - l'associazione delle banche - non c'è. Doveva arrivare entro il 30 maggio, a 60 giorni dall'entrata in vigore della legge 26. E invece niente. Non vi è traccia neppure del dpcm - decreto del presidente del Consiglio - con le modalità di attuazione del prestito. Né della convenzione tra Inps e ministeri per la gestione del fondo statale di garanzia, dotazione iniziale di 75 milioni.
Senza i tre provvedimenti, i dipendenti pubblici che andranno in pensione dal primo agosto in poi grazie a quota 100 - ancor più numerosi gli insegnanti dal primo settembre - resteranno all'asciutto. Eppure molti tra loro hanno deciso di anticipare l'uscita, sfruttando la nuova finestra con almeno 62 anni e 38 di contributi, proprio sulla base di quella promessa: avere subito almeno 45 mila euro (la liquidazione è in media più alta).
Tra l'altro, per un "quotista" l'attesa del Tfs può essere insopportabile: fino a 7 anni, se si sommano ai 2 anni canonici i 5 massimi di distanza tra i 62 anni e i 67 anni del requisito Fornero. Il ritardo nelle decisioni del governo impatta però anche su tutti coloro che sono già andati in pensione o lo faranno senza quota 100. In tutto, 224 mila potenziali pensionati quest'anno, (compresi i 66 mila con i requisiti maturati nel 2018), 158 mila il prossimo, 118 mila nel 2021, calcola la Ragioneria.
Il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia due mesi fa esaltava il prestito-ponte, perché in grado di immettere nell'economia "8 miliardi quest'anno e 18 miliardi nel triennio". Promesse al vento, per ora. Oggi i dipendenti pubblici manifesteranno in piazza del Popolo a Roma, convocati da Cgil, Cisl e Uil, anche per sollecitare il governo ad agire. E per chiedere di non tagliare la sanità, rinnovare i contratti, stabilizzare i precari, sbloccare il turnover, combattere corruzione e illegalità. In una parola: sostenere i servizi pubblici.
Cosa succede? Nella legge 26 istitutiva del reddito di cittadinanza e quota 100 c'è una norma (articoli 23 e 24) che consente al dipendente pubblico di richiedere un prestito bancario fino a 45 mila euro per incassare subito la liquidazione - il Tfs, trattamento di fine servizio - senza aspettare fino a due anni, come accade oggi a differenza del Tfr erogato subito ai privati. Il prestito, garantito dallo Stato, ha un tasso di favore (l'ipotesi è del 2,45%). E viene ripagato con lo stesso Tfs, nel momento in cui si rende disponibile.
Il governo ha pure previsto uno sgravio fiscale, crescente all'aumentare degli anni di attesa per il Tfs, dall'1,5 al 7,5%. Le minori tasse sulla liquidazione servono a compensare il costo degli interessi. Il meccanismo sembra allettante: il pensionato si fa certificare dall'Inps il diritto, va in banca, incassa i soldi e poi, quando arriva il Tfs, il suo ex datore di lavoro ripaga la banca con gli interessi. Peccato però che la macchina sia ferma.
L'accordo quadro tra ministeri - Economia, Lavoro, Pubblica amministrazione - e l'Abi - l'associazione delle banche - non c'è. Doveva arrivare entro il 30 maggio, a 60 giorni dall'entrata in vigore della legge 26. E invece niente. Non vi è traccia neppure del dpcm - decreto del presidente del Consiglio - con le modalità di attuazione del prestito. Né della convenzione tra Inps e ministeri per la gestione del fondo statale di garanzia, dotazione iniziale di 75 milioni.
Senza i tre provvedimenti, i dipendenti pubblici che andranno in pensione dal primo agosto in poi grazie a quota 100 - ancor più numerosi gli insegnanti dal primo settembre - resteranno all'asciutto. Eppure molti tra loro hanno deciso di anticipare l'uscita, sfruttando la nuova finestra con almeno 62 anni e 38 di contributi, proprio sulla base di quella promessa: avere subito almeno 45 mila euro (la liquidazione è in media più alta).
Tra l'altro, per un "quotista" l'attesa del Tfs può essere insopportabile: fino a 7 anni, se si sommano ai 2 anni canonici i 5 massimi di distanza tra i 62 anni e i 67 anni del requisito Fornero. Il ritardo nelle decisioni del governo impatta però anche su tutti coloro che sono già andati in pensione o lo faranno senza quota 100. In tutto, 224 mila potenziali pensionati quest'anno, (compresi i 66 mila con i requisiti maturati nel 2018), 158 mila il prossimo, 118 mila nel 2021, calcola la Ragioneria.
Il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia due mesi fa esaltava il prestito-ponte, perché in grado di immettere nell'economia "8 miliardi quest'anno e 18 miliardi nel triennio". Promesse al vento, per ora. Oggi i dipendenti pubblici manifesteranno in piazza del Popolo a Roma, convocati da Cgil, Cisl e Uil, anche per sollecitare il governo ad agire. E per chiedere di non tagliare la sanità, rinnovare i contratti, stabilizzare i precari, sbloccare il turnover, combattere corruzione e illegalità. In una parola: sostenere i servizi pubblici.