MILANO - Le Borse europee chiudono in cauto rialzo mentre sfumano i guadagni di Wall Street, che ieri sera ha terminato con lo S&P500 a livelli record galvanizzato dai segnali di tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina. I listini del Vecchio continente non sembrano accusare troppo il colpo dopo la minaccia di Washington di nuovi dazi su 4 miliardi di beni europei.
Londra sale dello 0,87%, Francoforte sale dello 0,09% mentre Parigi sale dello 0,23%. Positiva invece Milano, con il Ftse Mib che cresce dello 0,65% finale grazie alle utility che approfittano del calo dello spread. Quando terminano gli scambi europei, a New York il Dow Jones scivola dello 0,1%, mentre lo S&P500 è in linea di galleggiamento e il Nasdaq arretra dello 0,2%. Andamento misto in Asia con Shanghai e Shenzhen in negativo, e Tokyo e Hong Kong sopra la parità.
Prosegue infatti il calo del differenziale di rendimento tra Btp e Bund, che scende fino a toccare quota 221 punti ai minimi dal settembre scorso, con rendimento del titolo decennale italiano all'1,85% sui minimi da un anno. Buone indicazioni filtrano da Bruxelles in merito alla trattativa sui conti pubblici. E la distensione sul bilancio tricolore si fa sentire soprattutto sul titolo a due anni, che arriva in rendimento negativo. L'euro chiude stabile sotto quota 1,13 dollari dopo essere in giornata risalito a 1,1305 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1295 dollari e 122, 10 yen. Dollaro/yen giù a 108,10.
L'Ocse ha intanto tracciato un calo dell'inflazione nell'area, con il 2,3% di maggio dal 2,5% di aprile. Per l'Italia, l'andamento dei prezzi è del +0,8%. Negli Usa, le condizioni di business a New York City sono migliorate a giugno: l'indice relativo è salito a 50 punti dai 48,6 punti del mese precedente. Una lettura sopra quota 50 indica un passo più veloce dell'attività rispetto al mese prima mentre un dato inferiore a 50 indica un rallentamento. Ma un assist ai tweet di Donald Trump è arrivato dal National Bureau of Economic Research, che ha certificato che dal primo luglio gli Stati Uniti sono ufficialmente nel ciclo di espansione economica più lungo della loro storia, battendo il record di 120 mesi consecutivi di crescita che risaliva al periodo marzo 1991-marzo 2001. Una striscia positiva quella attuale che dura dal giugno del 2009, dopo la grande crisi. In quest'arco di tempo il pil Usa è cresciuto del 25% con un tasso di disoccupazione sceso a maggio al 3,6%, il più basso dal 1969.
Sul fronte del petrolio è arrivato l'atteso prolungamento da parte dell'Opec Plus dei tagli alla produzione per altri nove mesi. L'intervento, spiega una nota Opec, si protrarrà fino al 31 marzo 2020. Nel comunicato non c'è un accenno alla quantità di barili di petrolio ma si fa riferimento alle decisioni prese a dicembre 2018. In quella occasione i Paesi produttori decisero di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Il prossimo meeting è stato fissato per il prossimo 6 dicembre 2019. Eppure il greggio perde quota bruscamente a New York, dove il Wti cede il 3% a 57,2 dollari al barile nella fase finale degli scambi europei. L'oro spot segna un rialzo dello 0,5% a 1.391 dollari l'oncia.
Londra sale dello 0,87%, Francoforte sale dello 0,09% mentre Parigi sale dello 0,23%. Positiva invece Milano, con il Ftse Mib che cresce dello 0,65% finale grazie alle utility che approfittano del calo dello spread. Quando terminano gli scambi europei, a New York il Dow Jones scivola dello 0,1%, mentre lo S&P500 è in linea di galleggiamento e il Nasdaq arretra dello 0,2%. Andamento misto in Asia con Shanghai e Shenzhen in negativo, e Tokyo e Hong Kong sopra la parità.
Prosegue infatti il calo del differenziale di rendimento tra Btp e Bund, che scende fino a toccare quota 221 punti ai minimi dal settembre scorso, con rendimento del titolo decennale italiano all'1,85% sui minimi da un anno. Buone indicazioni filtrano da Bruxelles in merito alla trattativa sui conti pubblici. E la distensione sul bilancio tricolore si fa sentire soprattutto sul titolo a due anni, che arriva in rendimento negativo. L'euro chiude stabile sotto quota 1,13 dollari dopo essere in giornata risalito a 1,1305 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1295 dollari e 122, 10 yen. Dollaro/yen giù a 108,10.
L'Ocse ha intanto tracciato un calo dell'inflazione nell'area, con il 2,3% di maggio dal 2,5% di aprile. Per l'Italia, l'andamento dei prezzi è del +0,8%. Negli Usa, le condizioni di business a New York City sono migliorate a giugno: l'indice relativo è salito a 50 punti dai 48,6 punti del mese precedente. Una lettura sopra quota 50 indica un passo più veloce dell'attività rispetto al mese prima mentre un dato inferiore a 50 indica un rallentamento. Ma un assist ai tweet di Donald Trump è arrivato dal National Bureau of Economic Research, che ha certificato che dal primo luglio gli Stati Uniti sono ufficialmente nel ciclo di espansione economica più lungo della loro storia, battendo il record di 120 mesi consecutivi di crescita che risaliva al periodo marzo 1991-marzo 2001. Una striscia positiva quella attuale che dura dal giugno del 2009, dopo la grande crisi. In quest'arco di tempo il pil Usa è cresciuto del 25% con un tasso di disoccupazione sceso a maggio al 3,6%, il più basso dal 1969.
Sul fronte del petrolio è arrivato l'atteso prolungamento da parte dell'Opec Plus dei tagli alla produzione per altri nove mesi. L'intervento, spiega una nota Opec, si protrarrà fino al 31 marzo 2020. Nel comunicato non c'è un accenno alla quantità di barili di petrolio ma si fa riferimento alle decisioni prese a dicembre 2018. In quella occasione i Paesi produttori decisero di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Il prossimo meeting è stato fissato per il prossimo 6 dicembre 2019. Eppure il greggio perde quota bruscamente a New York, dove il Wti cede il 3% a 57,2 dollari al barile nella fase finale degli scambi europei. L'oro spot segna un rialzo dello 0,5% a 1.391 dollari l'oncia.