Lo spread a 200, ma calano i tassi all'asta Btp. Borse europee in rosso per guerra dei dazi e trimestrali
Raffaele Ricciardi
Trump attacca su tutta la linea. Male la fiducia dei consumatori tedeschi e delle imprese dell'Eurozona. Pesano i singoli casi aziendali come Lufthansa. Giappone, industria e inflazione rallentano: BoJ pronta a intervenire
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MILANO - Giornata decisamente negativa per le Borse europee, con la sola Londra che è riuscita a limitare i danni. A condizionare la giornata - a parte l'attesa per il taglio dei tassi da parte della Fed, il primo dalla crisi del 2008 - una serie di trimestrali negative e il nuovo stop ai negoziati Usa-Cina sui dazi commerciali. Il presidente americano Donald Trump ha attaccato Pechino e, pur dicendosi pronto a proseguire il negoziato, ha detto che se l'accordo non sarà grande e ambizioso non se ne farà nulla, tanto più che la Cina "all'ultimo cambia sempre le carte in tavola per volgerle a proprio favore".
Ad accusare le maggiori perdite sono stati i titoli del comparto auto, gli industriali, i tecnologici e i finanziari, tutti in netto calo. Parigi ha così chiuso le contrattazioni in calo dell'1,6%, Madrid a -2,5% (zavorrata dalle banche) e Francoforte a -2,2%, dove spiccano Bayer (-3,4%) e Lufthansa (-6,6%) dopo i conti. Solo Londra ha retto il colpo (-0,4%), con il calo della sterlina, scesa ai minimi da gennaio 2017 sui rinnovati timori di un "no deal" sulla Brexit.
Piazza Affari è stata tra le peggiori (1,99%), complice il ritorno dello spread sopra i 200 punti (198 alla chiusura, sui livelli di ieri, dopo avere toccato quota 203). Sull'indice principale Ftse Mib hanno terminato in rialzo solo Amplifon (+0,28%%) e Campari (+0,65% ma è salita anche del 5%), dopo le semestrali convincenti. Con i conti ha limitato i ribassi anche Recordati (-0,87%). In fondo al listino sono finite Fca (-4,3%, dopo essere entrata in asta di volatilità) e le banche: Finecobank a -4,76% Bper -3,91%, Unicredit -3,23%, Ubi banca -2,83%. Male gli industriali, con Buzzi Unicem in discesa del -4,06% e Leonardo giù del 3,23%, ma prima dei conti che hanno visto gli utili in rialzo a 349 milioni. Stmicroelectronics (-2,14%) ha risentito della discesa dei tecnologici, per altro in attesa dei conti di Apple, che saranno pubblicati oggi dopo la chiusura di wall street. Sempre in tema semestrali, Terna (-1,67%) ha contenuto i ribassi dopo avere visto salire del 3,3% i ricavi del primo semestre e dell'1,8% l'utile netto.
La salita dello spread non ha sconvolto i piani del Tesoro, che anzi ha collocato stamattina tutti i sei miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni offerti in asta con tassi in netta discesa. Il rendimento medio del Btp a 10 anni è sceso a 1,56% dal 2,09% del collocamento di giugno rivedendo i minimi da ottobre 2016. Anche il tasso del quinquennale segna un deciso calo a 0,8% da 1,34%. Sul fronte valutario l'euro si rafforza a 1,115 dollari (1,1137 dollari in avvio e 1,113 alla chiusura di ieri) e vale 121,151 yen (121,22 yen all'apertura e 121,2 ieri), mentre il dollaro-yen è pari a 108,66. Petrolio in rialzo (+0,53% i future del wti a settembre, +0,61% quelli del brent di pari scadenza).
E' stata anche una giornata di dati macro. La Banca centrale del Giappone (Boj) ha rivisto stamattina al ribasso le stime sull'inflazione per l'attuale anno fiscale 2019 e il 2020, avvertendo che è pronta ad intervenire qualora i prezzi al consumo dovessero scendere ulteriormente. Al termine della riunione conclusa quest'oggi, il comitato guidato dal governatore Haruhiko Kuroda ha mantenuto invariata la politica monetaria ultra espansiva, con i tassi di interesse in territorio negativo al meno 0,1%, e il rendimento sui bond decennali all'attuale livello di zero. Nell'ultimo rapporto la Boj stima una crescita dell'economia per l'anno in corso dello 0,7% rispetto al +0,8% delle previsioni di aprile, mentre il rialzo dei prezzi al consumo è atteso pari allo 0,8% dalle precedenti stime di 0,9%, scontando gli effetti dell'aumento dell'Iva, programmato ad ottobre. Il governatore Kuroda incontrerà la stampa nella tradizionale conferenza stampa del pomeriggio a Tokyo. Sempre in Giappone, il rallentamento degli ordinativi dal comparto auto ha fatto segnare la maggiore flessione su base mensile della produzione industriale: in giugno l'output ha registrato una flessione del 3,6% rispetto al mese precedente.
In Europa, secondo la lettura preliminare il prodotto interno lordo francese ha registrato nel secondo trimestre del 2019 una crescita su base trimestrale dello 0,2% contro il precedente +0,3% e su base annua ha mostrato un +1,3 rispetto al +1,2% della passata rilevazione. Gli analisti si aspettavano una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,4% su base annua. In Germania, la fiducia dei consumatori dà nuovi segnali di tensione: dovrebbe scendere ancora, per il terzo mese consecutivo, ad agosto, penalizzata dall'andamento negativo dell'economia, secondo l'indice dell'istituto gfk. Il livello è atteso in ribasso a 9,7 punti (un decimo di punto in meno del mese precedente), come ad aprile 2017. Questa nuova flessione è in linea con quella misurata dall'Ifo che rileva la fiducia delle imprese, scesa ai minimi dal 2014. Segnale negativo anche dalla fiducia delle imprese dell'Eurozona, con l'indicatore che scende a luglio a 102,7 punti. Oltre le attese, invece, la lettura dei prezzi tedeschi con inflazione allo 0,5% mensile a luglio. Sale negli Usa all'1,6% l'inflazione core di giugno, mentre centrano le aspettative i redditi personali (+0,3%) e le spese (+0,4%) di giugno.