Economia

Borse positive, ma le tensioni politiche fanno salire lo spread

Piazza Affari chiude in crescita dell'1,47%. Il differenziale con il bund tedesco torna sopra quota 200 punti. Prevalgono le notizia distensive, dalla Cina alle banche centrali. Recupera il petrolio, oro sempre ai massimi

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MILANO - Dopo giorni di grande volatilità, le borse europee trovano una direzione e chiudono la seduta in netto rialzo. Lo fa anche Milano, nonostante i venti politici avversi. La sempre più probabile crisi del governo Conte non ha frenato Piazza Affari: Milano ha chiuso in rialzo dell'1,47%, in linea con le altre piazze (Londra ha chiuso in aumento dell'1,2%, Francoforte dell'1,6% e Parigi del 2,3%).

A subire i maggiori contraccolpi per il rischio di elezioni anticipate e per l'incertezza sulla manovra economica del governo è stato lo spread: il differenziale tra i Btp a dieci anni e i bund tedeschi di pari scadenza è salito a 209 punti base, al termine delle contrattazioni. Sotto il massimo di 211 toccato in giornata e a fronte dei 199 della chiusura di ieri. Il rendimento è cresciuto all'1,54% a fronte dell'1,41% segnato ieri sera in chiusura.

Tornando alle Borse, cosa ha fatto prevalere gli acquisti? Sicuramente la ripresa di Wall Street, con il rendimento dei Treasury in rialzo, e i messaggi concilianti della Bce per una politica monetaria accomodante. Segnali distensivi anche dalla Cina, dove la banca centrale che sta frenando la discesa dello yuan.

A Piazza Affari, il titolo migliore a fine seduta è Fineco (+4,6%), seguito da Stm (+4%) che, come tutto il comparto tecnologico europeo, beneficia dei dati sugli scambi commerciali cinesi migliori del previsto. I rialzi del petrolio hanno spinto Saipem (+3%) e Prysmian (+2,4%). Positivo i bancari con l'unica eccezione di Bper, in fondo al listino con un rosso dell'1%, con gli analisti che attendono la banca al varco per una accelerazione sullo smaltimento degli npl. Acquisti anche su Unicredit (+1,4%). Gli acquisti hanno toccato anche il titolo di Atlantia (+3,3%) e Nexi (+2,3%). Toniche le banche con Ubi (+2,1%), Banco Bpm (+2,03%). Ben comprata la galassia Agnelli con Cnh (+2,3%), Fca (+1,2%) ed Exor (+1,4%).

Dopo il tonfo di ieri è in risalita il petrolio: il Wti con contratto di consegna a settembre viene scambiato a 52,7 dollari al barile (+3,3%) e il brent su ottobre a 57,5 (+2,4%). Sul fronte valutario, il cambio tra euro e dollaro resta agganciato a quota 1,12, con la moneta unica che viene scambiata a 1,122 contro il biglietto verde (1,119 ieri) e passa di mano a 119,05 (119,15). Il dollaro vale 106,12 yen (106,41 ieri sera) mentre il rapporto tra divisa usa e yuan resta sopra la soglia di 7 a 7,045 (7,022).

Tra i dati macroeconomici vanno meglio delle attese, nonostante la guerra commerciale in atto con gli Usa, le esportazioni cinesi. Le vendite totali di Pechino all'estero sono aumentate del 3,3% su base annua dopo il calo dell'1,3% a giugno. Le importazioni hanno registrato un ulteriore calo del 5,6% (meno dell'atteso 9%), dopo il calo del 7,3% a giugno. In totale, l'avanzo commerciale cinese è sceso a 45,05 miliardi di dollari, da 51 miliardi del mese precedente. Con i soli Stati Uniti, l'export è sceso del 6,5% mentre le importazioni sono crollate del 19%.

Meglio delle attese, dagli Usa, il dato sulle richieste di sussidi, calate la scorsa settimana di 8.000 unità a quota 209.000, cn gli analisti che scommettevano su quota 215.000.