Mediaset, rally in Borsa per la fusione
Roberto Rho , di R.RHIl titolo su del 9,89% Il 4 settembre i soci saranno chiamati a dare il via al gruppo europeo dei media
MILANO - Al 4 settembre, il grande giorno della fusione che farà di Mediaset un gruppo paneuropeo dell'enterteinment, mancano poco più di due settimane. È già tempo di calare le carte e, a osservare l'andamento delle quotazioni e dei volumi del titolo, in Borsa hanno preso la scadenza molto sul serio. Qualche avvisaglia la si era registrata già nelle sedute prima di Ferragosto. Ieri, nell'aria rarefatta del ponte più vacanziero dell'anno, la deflagrazione: più 9,89% a fine seduta, con il valore del titolo risalito a 3 euro, un livello che nell'ultimo anno si era visto soltanto a metà giugno, qualche giorno dopo l'annuncio della fusione. Il weekend estivo non deve trarre in inganno, perché diversamente da quel che si potrebbe immaginare i volumi degli scambi sono stati tutt'altro che ferragostani.
Le grandi manovre sono ufficialmente cominciate, anche se non è semplice comprenderne le rag…
Le grandi manovre sono ufficialmente cominciate, anche se non è semplice comprenderne le rag…
MILANO - Al 4 settembre, il grande giorno della fusione che farà di Mediaset un gruppo paneuropeo dell'enterteinment, mancano poco più di due settimane. È già tempo di calare le carte e, a osservare l'andamento delle quotazioni e dei volumi del titolo, in Borsa hanno preso la scadenza molto sul serio. Qualche avvisaglia la si era registrata già nelle sedute prima di Ferragosto. Ieri, nell'aria rarefatta del ponte più vacanziero dell'anno, la deflagrazione: più 9,89% a fine seduta, con il valore del titolo risalito a 3 euro, un livello che nell'ultimo anno si era visto soltanto a metà giugno, qualche giorno dopo l'annuncio della fusione. Il weekend estivo non deve trarre in inganno, perché diversamente da quel che si potrebbe immaginare i volumi degli scambi sono stati tutt'altro che ferragostani.
Le grandi manovre sono ufficialmente cominciate, anche se non è semplice comprenderne le ragioni e ancor meno intuire a chi appartengano le mani che hanno raccolto tutto quello che, ieri, il mercato era in grado di offrire. Secondo lo schema annunciato il 7 giugno, l'operazione prevede la fusione transfrontaliera di Mediaset e Mediaset España in Dutch Co. (controllata al 100%), che dopo la fusione prenderà il nome di Mediaforeurope (Mfe). I concambi sono fissati alla pari per gli azionisti della società italiana (una azione Mfe per ogni Mediaset) e a 2,33 per gli spagnoli (2,33 azioni Mfe per ogni Mediaset España).
Per i soci che voteranno contro la fusione o non ne condivideranno gli obiettivi e le modalità è assicurato un diritto di recesso pari a 2,770 euro per azione (6,5444 per Mediaset España). E con la quotazione di ieri alla Borsa di Milano siamo già ampiamente oltre il livello del recesso, il che ha spinto qualche operatore a ipotizzare che la manovra potrebbe essere figlia della volontà - attribuibile a soggetti prossimi ai soci di controllo - di rendere il recesso non conveniente. Anche perché, secondo indiscrezioni, non tutti i suggerimenti dei "proxy advisor" sarebbero favorevoli all'operazione, a causa del meccanismo di voto speciale - con diverse categorie di azioni, ciascuna titolare di un crescente numero di diritti di voto - che premierà la detenzione delle azioni nel lungo periodo.
Il gruppo guidato da Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi ha previsto comunque un'ampia copertura degli eventuali recessi, stanziando una cifra abbondante pari a un massimo di 180 milioni di euro. Per valutare le convenienze, bisogna calcolare anche che - al perfezionamento della fusione - Mfe distribuirà 100 milioni di dividendi e si è impegnata altresì a dar corso a un piano di buy back per un importo complessivo di 280 milioni fino a un massimo di 3,4 euro per azione.
Al termine della fusione (presumibilmente nell'ultimo trimestre di quest'anno), l'azionariato di Mediaforeurope vedrà la Fininvest della famiglia Berlusconi saldamente al comando con una quota del 35,4%, mentre Simon Fiduciaria (il trust nel quale i francesi di Vivendi hanno dovuto parcheggiare una parte cospicua della propria partecipazione) avrà il 15,4 e Vivendi controllerà direttamente il 7,7%. L'obiettivo dichiarato è quello di raggiungere "una scala che permetta di essere maggiormente competitiva e aumentare il proprio raggio d'azione ad altre nazioni in Europa". Pronta, cioè, ad altre acquisizioni (dopo il 9,6% della tedesca ProsiebenSat 1 Media annunciata a fine maggio) e a "svolgere un ruolo centrale nel contesto di una possibile concentrazione dell'industria televisiva europea".
Le grandi manovre sono ufficialmente cominciate, anche se non è semplice comprenderne le ragioni e ancor meno intuire a chi appartengano le mani che hanno raccolto tutto quello che, ieri, il mercato era in grado di offrire. Secondo lo schema annunciato il 7 giugno, l'operazione prevede la fusione transfrontaliera di Mediaset e Mediaset España in Dutch Co. (controllata al 100%), che dopo la fusione prenderà il nome di Mediaforeurope (Mfe). I concambi sono fissati alla pari per gli azionisti della società italiana (una azione Mfe per ogni Mediaset) e a 2,33 per gli spagnoli (2,33 azioni Mfe per ogni Mediaset España).
Per i soci che voteranno contro la fusione o non ne condivideranno gli obiettivi e le modalità è assicurato un diritto di recesso pari a 2,770 euro per azione (6,5444 per Mediaset España). E con la quotazione di ieri alla Borsa di Milano siamo già ampiamente oltre il livello del recesso, il che ha spinto qualche operatore a ipotizzare che la manovra potrebbe essere figlia della volontà - attribuibile a soggetti prossimi ai soci di controllo - di rendere il recesso non conveniente. Anche perché, secondo indiscrezioni, non tutti i suggerimenti dei "proxy advisor" sarebbero favorevoli all'operazione, a causa del meccanismo di voto speciale - con diverse categorie di azioni, ciascuna titolare di un crescente numero di diritti di voto - che premierà la detenzione delle azioni nel lungo periodo.
Il gruppo guidato da Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi ha previsto comunque un'ampia copertura degli eventuali recessi, stanziando una cifra abbondante pari a un massimo di 180 milioni di euro. Per valutare le convenienze, bisogna calcolare anche che - al perfezionamento della fusione - Mfe distribuirà 100 milioni di dividendi e si è impegnata altresì a dar corso a un piano di buy back per un importo complessivo di 280 milioni fino a un massimo di 3,4 euro per azione.
Al termine della fusione (presumibilmente nell'ultimo trimestre di quest'anno), l'azionariato di Mediaforeurope vedrà la Fininvest della famiglia Berlusconi saldamente al comando con una quota del 35,4%, mentre Simon Fiduciaria (il trust nel quale i francesi di Vivendi hanno dovuto parcheggiare una parte cospicua della propria partecipazione) avrà il 15,4 e Vivendi controllerà direttamente il 7,7%. L'obiettivo dichiarato è quello di raggiungere "una scala che permetta di essere maggiormente competitiva e aumentare il proprio raggio d'azione ad altre nazioni in Europa". Pronta, cioè, ad altre acquisizioni (dopo il 9,6% della tedesca ProsiebenSat 1 Media annunciata a fine maggio) e a "svolgere un ruolo centrale nel contesto di una possibile concentrazione dell'industria televisiva europea".