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Le tre manovre

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Tria tranquillizza: “I conti sono stabilizzati, ci sono le risorse anche per evitare l’aumento Iva”. Ma nel caso di un ritorno alle urne si prepara una legge di Bilancio senza nuove spese. Con la Lega caccia a 50 miliardi. Finanziaria green l’alternativa
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ROMA - Il ministro dell'Economia uscente Tria dice che i conti sono "in ordine". E che gli italiani "devono stare tranquilli". Perché la manovra "si può fare". Si prendono risorse, "si mettono da una parte o dall'altra". E questa è una "scelta politica". Ma anche senza un nuovo governo, nell'ipotesi di elezioni anticipate, "nessun dramma". Tria parla al Meeting di Rimini e si gode uno spread a 197: "C'è una stabilità finanziaria che abbiamo conseguito, si vede chiaramente dai tassi che paghiamo sul debito".

Per ora i numeri gli danno ragione. L'assestamento del bilancio di inizio luglio da 7,6 miliardi, preteso dall'Europa per non far scattare la procedura per violazione della regola del debito, ha riportato il rapporto tra deficit e Pil all'1,9%. L'Italia si è impegnata a rigare dritta quest'anno e anche il prossimo, quando si trover&agr…
ROMA - Il ministro dell'Economia uscente Tria dice che i conti sono "in ordine". E che gli italiani "devono stare tranquilli". Perché la manovra "si può fare". Si prendono risorse, "si mettono da una parte o dall'altra". E questa è una "scelta politica". Ma anche senza un nuovo governo, nell'ipotesi di elezioni anticipate, "nessun dramma". Tria parla al Meeting di Rimini e si gode uno spread a 197: "C'è una stabilità finanziaria che abbiamo conseguito, si vede chiaramente dai tassi che paghiamo sul debito".

Per ora i numeri gli danno ragione. L'assestamento del bilancio di inizio luglio da 7,6 miliardi, preteso dall'Europa per non far scattare la procedura per violazione della regola del debito, ha riportato il rapporto tra deficit e Pil all'1,9%. L'Italia si è impegnata a rigare dritta quest'anno e anche il prossimo, quando si troverà già 8 miliardi messi da parte grazie a risparmi su reddito di cittadinanza, quota 100 e minore spesa per interessi sul debito, sempre che lo spread resti attorno ai 200 punti.

Quel che Tria non dice è che la situazione può sfuggire di mano. I venti di recessione globale incombono sull'Europa e la Germania. Possono piombare sulle aziende italiane che esportano lì, inchiodando il nostro Pil a zero o portandolo sotto. Il governo prevede 0,6% nel 2020. Moody's due giorni fa ha ribassato le stime a 0,5% da 0,8%.

Se la crisi politica si avvitasse - senza una soluzione parlamentare in un senso o nell'altro: riedizione della vecchia maggioranza o emersione di un nuovo patto - la prospettiva delle urne a novembre, in piena sessione di bilancio, provocherebbe impennate di speculazione e lo spread tornerebbe a ballare. A quel punto addio risparmi. E via alla corsa contro il tempo per evitare l'esercizio provvisorio di bilancio, ovvero l'approvazione in ritardo della manovra al massimo entro il 30 aprile, con la possibilità di spendere ogni mese solo un dodicesimo del bilancio del 2019.

Ma cosa succederebbe a quel punto all'Iva e alle accise sui carburanti? Il primo gennaio le aliquote salirebbero per un gettito di 23,1 miliardi nel 2020 e un aggravio di 700-800 euro a famiglia. I consumi, già debolissimi, si comprimerebbero. Le decisioni di acquisto e investimento congelate. L'Italia potrebbe accelerare il suo ingresso in una nuova recessione.

Difficile al momento prevedere uno scenario. Si delineano però almeno tre prospettive, le prime due legate a un governo in carica. Una riedizione dell'esecutivo gialloverde tranquillizza fino a un certo punto. La Lega parla di una flat tax stellare da 50 miliardi, tanto per litigare con l'Europa e uscire dall'euro, come qualcuno ricomincia a dire.

Un governo giallo-rosso potrebbe riportare i conti sopra un binario di ragionevolezza e di dialogo con Bruxelles: salario minimo, taglio del cuneo fiscale, investimenti ecosostenibili, sterilizzazione dell'aumento Iva. La terza prospettiva è la più incerta, quella elettorale.

Se davvero si andasse a votare il 3 o il 10 novembre, il presidente della Repubblica pretenderebbe prima la messa in sicurezza dei conti pubblici. Anche se le urne delineassero una maggioranza chiara, non ci sarebbe il tempo per approntare una manovra così complessa. Ancora peggio, senza una coalizione ben delineata.

Ecco che un governo di scopo o elettorale o anche il governo Conte in carica per gli affari correnti avrebbe il compito di aggiornare entro il 27 settembre il documento di finanza pubblica più importante - il Def - "a legislazione vigente", come si dice. Ovvero indicando l'andamento di Pil, deficit, debito nel 2020 senza interventi "programmatici" che solo un governo politico può mettere in campo. E poi di approntare una manovra minimale - anche un decreto legge - per impedire l'aumento Iva-accise, in tutto o in parte, e rifinanziare le spese essenziali.