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Luci, che spreco: l’Italia brucia un miliardo

I sistemi di illuminazione urbana in Italia sono vecchi e poco efficienti Risultato: spendiamo il doppio della media europea e oltre 5 volte più dei tedeschi. Non c’è il rischio che le strade diventino più insicure
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L'Italia spende per l'illuminazione pubblica il doppio della media europea, e cinque volte più della Germania. I risparmi possibili sarebbero sorprendenti: da 300 milioni fino a 1 miliardo, il 50% di quanto si spende oggi. Questo ennesimo rivolo di spesa pubblica improduttiva l'ha scoperto l'Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica di Milano, che ha elaborato un dettagliato report. "Ci sono tante aree dove non circolano persone che sono troppo illuminate, con un notevole spreco", dice Carlo Cottarelli, che dell'Osservatorio è direttore e dai tempi in cui era commissario alla spending review (2013-14) combatte una battaglia contro le spese inutili e improdittive. "I risparmi possibili - aggiunge - non rappresentano cifre immense, certo, però costituiscono uno dei tanti tasselli dove la spesa pubblica, in carico in questo soprattutto agli enti locali, può essere ridotta, oltretutto in questo caso senza effett…
L'Italia spende per l'illuminazione pubblica il doppio della media europea, e cinque volte più della Germania. I risparmi possibili sarebbero sorprendenti: da 300 milioni fino a 1 miliardo, il 50% di quanto si spende oggi. Questo ennesimo rivolo di spesa pubblica improduttiva l'ha scoperto l'Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica di Milano, che ha elaborato un dettagliato report. "Ci sono tante aree dove non circolano persone che sono troppo illuminate, con un notevole spreco", dice Carlo Cottarelli, che dell'Osservatorio è direttore e dai tempi in cui era commissario alla spending review (2013-14) combatte una battaglia contro le spese inutili e improdittive. "I risparmi possibili - aggiunge - non rappresentano cifre immense, certo, però costituiscono uno dei tanti tasselli dove la spesa pubblica, in carico in questo soprattutto agli enti locali, può essere ridotta, oltretutto in questo caso senza effetti negativi in termini occupazionali né sociali".
 

Il nodo sicurezza

Quanto all'osservazione frequente della maggior sicurezza garantita dall'illuminazione, in realtà - scrive il rapporto - non esiste alcuna evidenza scientifica che questo sia vero, né che ci siano meno borseggi o assalti vari laddove c'è meno luce. Anzi, gli incidenti stradali sarebbero più frequenti nelle zone luminose probabilmente per la falsa sicurezza che crea il fatto di operare alla luce.

La cifra totale della spesa in questione non è facile da contabilizzare perché è finanziata localmente, ma secondo l'Osservatorio si tratta di poco meno di 2 miliardi. Visto che la popolazione italiana è di 61 milioni di abitanti, fanno 31,8 euro per cittadino. In Germania, il caso più virtuoso, la spesa è scesa fino a 469 milioni l'anno, il che con una popolazione di 83 milioni equivale a 5,7 euro pro capite: circa cinque volte meno dell'Italia, e decisamente meglio della media europea che è di circa 15 euro. "Il governo di Berlino ha decisamente attaccato il problema riuscendo a ridurre in modo significativo la spesa", puntualizza Cottarelli. Sono stati rivisti i piani di illuminazione delle aree suburbane e delle strade, sono state adottate massicciamente lampade meno costose, si è spinto - visto che la tecnologia ora lo permette - sui sistemi che si accendono solo se c'è qualche persona in prossimità.

Non è solo un problema di quantità ma di qualità. "In Italia abbiamo impianti non moderni che oltre a essere sempre accesi sono anche strutturalmente troppo energivori e per di più sono "orientati" male", commenta Carlo Valdes, il ricercatore dell'Osservatorio che ha redatto lo studio. "Significa che da un lato non si fa ancora adeguato ricorso alle fonti a led, che consentono significativi risparmi energetici senza più alcuna controindicazione per la salute, e d'altro canto molti dei lampioni, proprio perché vetusti, non sono correttamente orientati verso il basso. C'è insomma una grandissima dispersione verso l'alto: tutta luce inutile e, questa sì, inquinante e controindicata per l'ambiente".

Su quest'ultimo aspetto si è concentrato uno studio piuttosto originale pubblicato recentemente sul Journal of Environmental Management dal titolo "Light Pollution in Usa and Europe: The good, the bad and the ugly". Il rapporto dell'Osservatorio di Cottarelli riporta esplicitamente alcune conclusioni dello studio, redatto da un team di scienziati fra cui l'italiano Fabio Falchi, e riproduce due cartine piuttosto significative che permettono un confronto sui consumi per illuminazione pubblica tra l'Italia e gli altri paesi europei.
 

Flussi puntati verso il cielo

La prima, che ripubblichiamo in queste pagine, mostra i flussi luminosi diretti verso il cielo (che, quindi, possono essere considerati flussi di luce sprecata perché non hanno effetti positivi sulla vita della popolazione e creano esclusivamente inquinamento luminoso) in rapporto alla popolazione. Per ogni area europea sono stati calcolati i flussi luminosi alla popolazione della provincia. Se si escludono i paesi scandinavi, il cui rapporto è particolarmente elevato a causa della bassa popolazione (oltre a fattori specifici come le lunghe notti invernali esiste un minimo di illuminazione necessaria indipendentemente dalla popolazione), si nota che i paesi in cui la quantità di luce sprecata pro capite è più elevata sono Portogallo, Spagna e Italia. I paesi più virtuosi sono invece quelli dell'Europa centrale e orientale.

Nella seconda cartina realizzata dai ricercatori c'è invece il rapporto dei flussi di luce sprecata con il Pil. Anche in questo caso si nota che Portogallo, Spagna e Italia sono i paesi meno virtuosi, mentre i paesi del Centro Europa e dell'Europa dell'Est appaiono più virtuosi. Nonostante in questo caso il dato possa essere condizionato dal "denominatore", cioè il Pil stesso (per esempio città come Londra e Berlino risultano particolarmente virtuose a causa del reddito molto elevato) la mappa mostra che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo spreco di illuminazione pubblica non riguarda i Paesi più ricchi.
 

Più ricchi, più efficienti

In altri termini, le regioni più ricche sono proprio quelle in cui si spreca meno corrente per l'illuminazione pubblica, mentre nelle regioni del sud Europa gli sprechi sono maggiori nonostante le peggiori condizioni economiche.

Il report dell'Osservatorio pubblica infine una classifica per "virtuosità" delle province italiane, che anche riportiamo in pagina. E' forse l'unica classifica in cui Napoli è in testa, meglio di Bolzano o Milano. Per redigerla, è stata considerata la quantità di luce sprecata (quella orientata verso l'alto) pro capite. Il problema è però il confronto internazionale (lo studio internazionale di base riporta i dati di 1.359 province, o unità territoriali equivalenti, europee): nel primo 40% più virtuoso della classifica non compare neanche una provincia italiana.

La più virtuosa, appunto Napoli, è solo al 567° posto. Oltre Napoli, solo Bolzano (578esima) e Genova (660esima) stanno nella prima metà della classifica europea. Tutte le altre nostre province sono nella seconda metà della classifica e ben 58 province italiane su 110 (il 53 per cento) sono confinate nell'ultimo 20% del ranking continentale. Tra le meno virtuose compaiono Olbia-Tempio (1.305esima), L'Aquila (1263esima) e Aosta (1.262esima). E poi, malgrado il primato di Napoli (e il quarto posto di Palermo), riaffiora il divario nord-sud. Le province meridionali sono sottorappresentate nei primi posti della classifica: nei primi trenta posti sono presenti solo sei province del Sud: oltre a Napoli e Palermo, anche Catania, Reggio Calabria, Messina e Caserta. Quindi il 20% del totale quando le province del Sud rappresentano il 38% delle province italiane. Ecco da dove cominciare l'opera di razionalizzazione.