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Diego Piacentini (credit Tommaso Mei) 

Diego Piacentini diventa advisor di Kkr: “Voglio far capire meglio le aziende italiane”

Parla l’ex commissario per il Digitale "Entro in un grande fondo perché ho sempre invidiato chi fa impresa I settori dove investire? Sanità,trasporti e istruzione"
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ROMA -  Diego Piacentini inizia una quarta fase della sua carriera e diventa senior advisor di Kkr, il fondo di private equity americano che gestisce asset per circa 200 miliardi di dollari. "Ho sempre invidiato gli imprenditori, e con Kkr potrò dedicarmi ad aiutare a crescere e scalare grandi aziende", dice a Repubblica Piacentini, che ha lavorato in Apple, è stato per sedici anni vicepresidente di Amazon a diretto riporto di Jeff Bezos, guidando l'espansione in Europa, Giappone, Cina e India, e, fino a novembre 2018, commissario straordinario per la trasformazione digitale del governo italiano. Il manager continuerà a vivere con la famiglia a Seattle e seguirà gli investimenti di Kkr a livello globale, con particolare focus su tecnologia, media, telecomunicazioni, e sulle imprese italiane.

Dal big tech alla grande finanza, perché ha scelto uno dei simboli del private equity?
"Ho sempre invidiato gli imprenditori, lavorando …
ROMA -  Diego Piacentini inizia una quarta fase della sua carriera e diventa senior advisor di Kkr, il fondo di private equity americano che gestisce asset per circa 200 miliardi di dollari. "Ho sempre invidiato gli imprenditori, e con Kkr potrò dedicarmi ad aiutare a crescere e scalare grandi aziende", dice a Repubblica Piacentini, che ha lavorato in Apple, è stato per sedici anni vicepresidente di Amazon a diretto riporto di Jeff Bezos, guidando l'espansione in Europa, Giappone, Cina e India, e, fino a novembre 2018, commissario straordinario per la trasformazione digitale del governo italiano. Il manager continuerà a vivere con la famiglia a Seattle e seguirà gli investimenti di Kkr a livello globale, con particolare focus su tecnologia, media, telecomunicazioni, e sulle imprese italiane.

Dal big tech alla grande finanza, perché ha scelto uno dei simboli del private equity?
"Ho sempre invidiato gli imprenditori, lavorando con i fondatori di Apple e Amazon, e ho invidiato chi ha la propria startup; di fatto la mia startup è stata al governo. Questo è un modo di continuare quel percorso. Ho lavorato con il miglior brand del computing, il miglior brand dell'e-commerce, e oggi inizio con quello che è probabilmente il miglior brand di equity investments. Mi piace l'idea di lavorare con aziende innovative e aiutarle a farle scalare".

Come mai ha scelto Kkr?
"Negli ultimi sei mesi ho parlato con vari private equity, li ho studiati, e il fatto che Kkr abbia cominciato a creare un "impact fund" che vuole avere un significato vero nella lotta al cambiamento climatico, non solo per moda ma mettendoci tanti soldi, è uno dei motivi che mi ha aiutato".

Che differenza c'è tra Kkr e il venture capital?
"Un private equity ha le risorse di chi ha una propensione leggermente più bassa al rischio di chi investe in venture capital. Mentre un venture capital fa molti investimenti, anche in fasi molto iniziali, qui gli investimenti sono molto di meno, e sono più ponderati, con aziende più consolidate. Voglio rimanere legato al mondo della grande azienda, perché rende possibile muoversi a livello globale".

Kkr investirà anche in Italia?
"Quando abbiamo definito le mie aree di focus, ho voluto aggiungere tra queste proprio l'Italia. Voglio far capire meglio a Kkr l'Italia e investire in questo Paese. Nella sua complessità, l'Italia è sempre vista come difficile, ma ci sono settori interessanti e imprenditori molto bravi: non bisogna farsi spaventare dalla media ma concentrarsi sulle eccellenze".

Quali sono le tendenze chiave che vede sul mercato?
"Voglio citare tre settori: sanità istruzione, mobilità. Nell'istruzione non parliamo solo di digitalizzare gli attuali processi, bensì di creare nuovi sistemi di istruzione. L'Intelligenza artificiale porterà dei cambiamenti notevoli nel settore. Nella mobilità Uber è stato l'inizio. Convoy, una startup con cui lavoro negli Stati Uniti, è un esempio: punta a migliorare l'efficienza dei trasporti merci. In molti casi per gli ordini si usano ancora i fax e così il 40% dei Tir viaggia vuoto. Infine, la sanità: non miglioreranno solo le cure ma anche le procedure".

Sono tutte aree controllate dal pubblico.
"Infatti il terrore di tutti in questi settori è quanto sia in ritardo il comparto pubblico nell'autorizzare, per esempio, nuove procedure mediche o accorciare i tempi dei test sulle medicine. Questo dimostra quanto sia urgente per i governi digitalizzarsi".

Il nuovo governo ha un ministro per l'Innovazione. È una scelta che condivide?
"Tra le raccomandazioni che avevo lasciato al governo c'era quella di creare un dipartimento digitale o meglio ancora un ministero. Paola Pisano è tra le persone che più ha seguito e implementato i programmi del Team Digitale, per esempio portando Torino nell'anagrafe digitale".