Economia

Scontro Usa-Cina e rallentamento tedesco piegano le Borse

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MILANO - Una giornata negativa per le borse europee, che chiudono in rosso dalle vendite sui settori banche, auto e materie prime. A Piazza Affari, l'indice principale Ftse Mib ha perso l'1,01% in linea con il Cac40 a Parigi (-1,05%) e il Dax30 a Francoforte (-1,01%). Pesano sull'andamento dei mercati le tensioni commerciali tra Usa e Cina, dopo che una delegazione cinese ha accorciato la sua visita negli Stati Uniti, rientrando prima del previsto nel paese asiatico.

A peggiorare la situazione, i dati poco incoraggianti in arrivo dall'economia della Germania. L'indice Pmi manifatturiero tedesco per il mese di settembre è sceso a 41,4 punti e quello composito a 49,1 punti. La Bundesbank, la banca centrale, ha ammesso che "probabilmente l'economia tedesca è entrata in una lieve recessione tecnica negli ultimi tre mesi fino a settembre", anche se, ha aggiunto, che "ciò non significa necessariamente la fine dell'espansione economica della nazione. Allo stesso tempo ha sottolineato come la Germania sia diventata il punto debole economico dell'Europa negli ultimi mesi "in quanto il settore manifatturiero orientato all'esportazione è stato frenato dai venti globali di crisi che nascono dalle tensioni commerciali mondiali fino alla Brexit'. Anche il presidente uscente della Bce, Mario Draghi ha indicato nella Germania come uno dei paesi maggiormente colpiti dal rallentamento economico.

A Piazza Affari, protagonista in negativo della seduta è stato il settore automotive. Pesa il documento di 23 associazioni del settore che hanno lanciato un allarme comune, indicando che una Brexit no-deal "avrebbe conseguenze catastrofiche". Secondo le associazioni "un mercato libero da barriere e' cruciale per il successo del settore auto che è profondamente integrati".  Così, a Milano Fca ha perso l'1,12%, Pirelli il 3,92%, Brembo il 4,22%.

Tra le altre blue chip, in una seduta complessivamente negativa per il comparto bancario europeo, a Milano sono state penalizzate dalle vendite soprattutto Unicredit -3,44%, Banco bpm -3,15% e Ubi -2,49%. Debole anche il lusso, con Ferragamo che ha ceduto -3,15%, su cui Equita taglia le stime sui risultati in ragione del rallentamento della domanda asiatica. Eni ha perso il 2,83%, influenzata anche dallo stacco dell'acconto sulla cedola 2019 (0,43 euro per azione). Male anche la Juventus (-4,75%), che venerdì dopo la chiusura dei mercati ha annunciato i risultati dell'esercizio 2018-2019, chiuso in perdita per 40 milioni di euro, e un aumento di capitale da 300 milioni. La controllante Exor (-3,33%) si è impegnata a partecipare per la quota di sua competenza, pari a 190 milioni di euro. In controtendenza Italgas +1,62%, Enel +1,44%, Amplifon +0,72% e Campari +0,49%. Poco sotto la parità Snam (-0,20%).

Intanto, lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in calo a 142 punti base, dopo le parole del presidente della Bce Mario Draghi che hanno rilanciato la proposta di un lungo periodo di politica monetaria accomodante nell'eurozona.

Sul fronte dei cambi, le notizie dalla Germania hanno indebolito l'euro, sceso sotto 1,10 dollari. In chiusura dei mercati europei, la moneta unica passa di mano a 1,0996 dollari (1,1014 in avvio e 1,1053 venerdì sera), e a 118,173 yen (118,67 e 118,75), quando il biglietto verde vale 107,469 yen (107,74 e 107,94). Infine, il prezzo del petrolio sale, con il contratto sul Wti consegna novembre in progresso dello 0,2% a 58,21 dollari al barile, quando quello sul brent del mare del nord di pari scadenza è quasi invariato a 64,29 dollari al barile.