MILANO - Primo passo sul fronte dei tassi di riferimento del mercato interbancario, quelli che governano decine di miliardi di transazioni dai contratti interbancari ai mutui per l'acquisto della casa.
Oggi la Banca centrale europea ha pubblicato per la prima volta il riferimento €STR (Euro Short-Term Rate), che si basa - a differenza del predecessore Eonia - sugli scambi effettivamente avvenuti sul mercato interbancario. In poche parole, fotografa il costo della liquidità che le banche hanno pagato per ricevere denaro in operazioni di durata brevissima (overnight). Si riferisce al giorno prima per le operazioni con controparti finanziarie di taglia superiore al milione di euro. In linea con le attese di Unicredit, il tasso si è attestato a -0,549%, poco sotto dunque il tasso sui depositi (-0,5%) appena ritoccato dalla Banca centrale europea.
Come mai questa innovazione? "Il passaggio è stato sancito dal nuovo regolamento europeo sui tassi di riferimento", spiega Lea Zicchino, partner di Prometeia e responsabile dell'analisi su mercati e intermediari finanziari. "Le nuove regole si sono rese necessarie dopo gli scandali sulla determinazione del tasso Libor: sono stati fissati nuovi criteri per ridurre la possibilità di manipolazione". Alla base del cambio di paradigma c'è che se prima il tasso si basava su quel che comunicavano le 28 banche del panel circa la remunerazione attesa per la loro offerta di liquidità, oggi l'indice si calcola in base alle effettive transazioni segnalate dalle 52 banche che compongono il nuovo gruppo di riferimento. Nel giorno del debutto, la Bce ha analizzato transazioni per un volume di quasi 36 miliardi di euro.
In banca la transizione è stata preparata da tempo, anche se fino al 2022 ci sarà una convivenza con il "vecchio" tasso Eonia. Ad esser investiti dalla novità sono, in primis, le centinaia di miliardi di contratti derivati che si basavano proprio sull'Eonia: "Dovranno esser adeguati", spiega Zicchino. Ma è più che altro un lavoro di sistemi informatici e adeguamento legale.
Un simile cambiamento, ma soltanto a partire dal 2022, riguarderà l'Euribor. Un altro tasso, che però suona più familiare perché è quello sul quale si calcola la rata dei mutui variabili. Anche in questo caso si passerà da un meccanismo basato sulla comunicazione telefonica delle quotazioni da parte delle banche (che segnalano a che tasso si scambieranno denaro), a un calcolo basato sugli scambi effettivi. Questo, rileva l'economista, "potrebbe rappresentare un problema: in un mercato inondato di liquidità dalla Banca centrale, gli scambi sull'interbancario si sono ridotti al lumicino. C'è il rischio concreto che non ci siano transazioni sufficienti per fissare il benchmark". Per ovviare a questo problema, il metodo è "ibrido" e permette di ricorrere - in caso di necessità - alle comunicazioni dichiarate dalle banche. "Ma se queste si dovessero ritirare dal panel, il problema resterebbe aperto. Ecco perché si sta studiando un paracadute: è possibile che si costruiscano modelli future basati sui tassi overnight, per fissare quelli sulle scadenze superiori (a 3, 6 mesi e via dicendo) sulla base delle attese".
Per quel che riguarda invece i mutui, gli esperti non si aspettano rivoluzioni. I contratti resteranno ancorati all'Euribor, che nella nuova versione "non dovrebbe scostarsi significativamente da quanto avviene ora", dice Zicchino. Anche perché se ci fosse un reale balzo, in un senso o nell'altro, sarebbe la dimostrazione della fallacia totale del metodo basato sulle comunicazioni volontarie.
"Dalle analisi fatte le variazioni sembrano poter rimanere nell'arco di una manciata di punti base, dagli 1 ai 5 punti base. Si tratta di millesimi rispetto a quello che è il livello attuale", spiega Roberto Anedda di MutuiOnline. "Non si aspettano dunque grandi impatti sui sottoscrittori del mutuo". Che, anzi, potrebbero guadagnare in trasparenza: "Il nuovo Euribor sarà probabilmente più stabile e veritiero, sarà un tasso più affidabile. Non esporrà chi avrà i mutui a tasso variabile a repentini sbalzi dei valori e offre una maggior certezza sul lato della determinazione dell'indice". Possibile dunque che questo cambio si risolva con qualche scartoffia da leggere ("anche se potrebbe non esser necessario, visto che i contratti già prevedono la possibilità di cambiare riferimenti qualora sia necessario") e poco più.
Oggi la Banca centrale europea ha pubblicato per la prima volta il riferimento €STR (Euro Short-Term Rate), che si basa - a differenza del predecessore Eonia - sugli scambi effettivamente avvenuti sul mercato interbancario. In poche parole, fotografa il costo della liquidità che le banche hanno pagato per ricevere denaro in operazioni di durata brevissima (overnight). Si riferisce al giorno prima per le operazioni con controparti finanziarie di taglia superiore al milione di euro. In linea con le attese di Unicredit, il tasso si è attestato a -0,549%, poco sotto dunque il tasso sui depositi (-0,5%) appena ritoccato dalla Banca centrale europea.
Come mai questa innovazione? "Il passaggio è stato sancito dal nuovo regolamento europeo sui tassi di riferimento", spiega Lea Zicchino, partner di Prometeia e responsabile dell'analisi su mercati e intermediari finanziari. "Le nuove regole si sono rese necessarie dopo gli scandali sulla determinazione del tasso Libor: sono stati fissati nuovi criteri per ridurre la possibilità di manipolazione". Alla base del cambio di paradigma c'è che se prima il tasso si basava su quel che comunicavano le 28 banche del panel circa la remunerazione attesa per la loro offerta di liquidità, oggi l'indice si calcola in base alle effettive transazioni segnalate dalle 52 banche che compongono il nuovo gruppo di riferimento. Nel giorno del debutto, la Bce ha analizzato transazioni per un volume di quasi 36 miliardi di euro.
In banca la transizione è stata preparata da tempo, anche se fino al 2022 ci sarà una convivenza con il "vecchio" tasso Eonia. Ad esser investiti dalla novità sono, in primis, le centinaia di miliardi di contratti derivati che si basavano proprio sull'Eonia: "Dovranno esser adeguati", spiega Zicchino. Ma è più che altro un lavoro di sistemi informatici e adeguamento legale.
Un simile cambiamento, ma soltanto a partire dal 2022, riguarderà l'Euribor. Un altro tasso, che però suona più familiare perché è quello sul quale si calcola la rata dei mutui variabili. Anche in questo caso si passerà da un meccanismo basato sulla comunicazione telefonica delle quotazioni da parte delle banche (che segnalano a che tasso si scambieranno denaro), a un calcolo basato sugli scambi effettivi. Questo, rileva l'economista, "potrebbe rappresentare un problema: in un mercato inondato di liquidità dalla Banca centrale, gli scambi sull'interbancario si sono ridotti al lumicino. C'è il rischio concreto che non ci siano transazioni sufficienti per fissare il benchmark". Per ovviare a questo problema, il metodo è "ibrido" e permette di ricorrere - in caso di necessità - alle comunicazioni dichiarate dalle banche. "Ma se queste si dovessero ritirare dal panel, il problema resterebbe aperto. Ecco perché si sta studiando un paracadute: è possibile che si costruiscano modelli future basati sui tassi overnight, per fissare quelli sulle scadenze superiori (a 3, 6 mesi e via dicendo) sulla base delle attese".
Per quel che riguarda invece i mutui, gli esperti non si aspettano rivoluzioni. I contratti resteranno ancorati all'Euribor, che nella nuova versione "non dovrebbe scostarsi significativamente da quanto avviene ora", dice Zicchino. Anche perché se ci fosse un reale balzo, in un senso o nell'altro, sarebbe la dimostrazione della fallacia totale del metodo basato sulle comunicazioni volontarie.
"Dalle analisi fatte le variazioni sembrano poter rimanere nell'arco di una manciata di punti base, dagli 1 ai 5 punti base. Si tratta di millesimi rispetto a quello che è il livello attuale", spiega Roberto Anedda di MutuiOnline. "Non si aspettano dunque grandi impatti sui sottoscrittori del mutuo". Che, anzi, potrebbero guadagnare in trasparenza: "Il nuovo Euribor sarà probabilmente più stabile e veritiero, sarà un tasso più affidabile. Non esporrà chi avrà i mutui a tasso variabile a repentini sbalzi dei valori e offre una maggior certezza sul lato della determinazione dell'indice". Possibile dunque che questo cambio si risolva con qualche scartoffia da leggere ("anche se potrebbe non esser necessario, visto che i contratti già prevedono la possibilità di cambiare riferimenti qualora sia necessario") e poco più.