I commercialisti vedono nero: corto circuito nei pagamenti, aziende in difficoltà
Il sondaggio del Censis sugli esperti contabili dice di prospettive negative per l'economia italiana, con maggiori problemi al Centro e al Sud. Ritardi anche nel pagare gli stipendi
MILANO - Butta al nero il barometro dell'economia italiana secondo il Censis e i Commercialisti, che hanno tastato il polso a 4 mila esperti contabili italiani. Sono più di sei su dieci (62,1%) i professionisti che definiscono l'attuale situazione economica del Paese "molto o abbastanza negativa", con una prevalenza per le regioni del Centro e del Sud dove si veleggia sopra il 65%. Se nell'ultimo anno soltanto l'11,7% dei commercialisti ha visto un miglioramento, contro un 44,6% che parla di peggioramenti, nei prossimi dodici mesi non si vedono schiarite: per il 48,8% dei commercialisti il quadro economico rimarrà negativo come oggi, per il 38,7% peggiorerà e solo per il 12,5% migliorerà.
Anche alzando lo sguardo verso un orizzonte più lungo, ovvero il prossimo quinquennio, non si diradano le nubi. Gli esperti prevedono che di qui a cinque anni sopraggiungeranno maggiori difficoltà nel gestire un'impresa (54,7%…
Anche alzando lo sguardo verso un orizzonte più lungo, ovvero il prossimo quinquennio, non si diradano le nubi. Gli esperti prevedono che di qui a cinque anni sopraggiungeranno maggiori difficoltà nel gestire un'impresa (54,7%…
MILANO - Butta al nero il barometro dell'economia italiana secondo il Censis e i Commercialisti, che hanno tastato il polso a 4 mila esperti contabili italiani. Sono più di sei su dieci (62,1%) i professionisti che definiscono l'attuale situazione economica del Paese "molto o abbastanza negativa", con una prevalenza per le regioni del Centro e del Sud dove si veleggia sopra il 65%. Se nell'ultimo anno soltanto l'11,7% dei commercialisti ha visto un miglioramento, contro un 44,6% che parla di peggioramenti, nei prossimi dodici mesi non si vedono schiarite: per il 48,8% dei commercialisti il quadro economico rimarrà negativo come oggi, per il 38,7% peggiorerà e solo per il 12,5% migliorerà.
Anche alzando lo sguardo verso un orizzonte più lungo, ovvero il prossimo quinquennio, non si diradano le nubi. Gli esperti prevedono che di qui a cinque anni sopraggiungeranno maggiori difficoltà nel gestire un'impresa (54,7%), nei rapporti con il fisco (53,8%) e con le banche (60%). Così molti imprenditori sognano la fuga: il pensionamento per se stessi e l'estero per i figli. La caccia al "prenditore" di questi ultimi tempi ha sfiancato gli imprenditori, in particolare i più piccoli, cioè il ceto medio produttivo, vero pilastro della nostra società.
Nella scala delle difficoltà, a soffrire maggiormente sono le piccole imprese con un fatturato fino a 350.000 euro all'anno, verso le quali il 53,4% dei commercialisti ha un sentiment negativo che diminuisce al 32,5% nel caso delle imprese di più grandi dimensioni. Diverso il quadro per le famiglie, che sembrano reggere meglio: solo per il 36,2% dei commercialisti le famiglie clienti vivono una condizione molto o abbastanza negativa.
Perché questo quadro così triste per le imprese? Secondo il 91,3% dei commercialisti negli ultimi dodici mesi le aziende clienti hanno subito ritardi nella riscossione dei crediti e per il 52,6% nell'ultimo anno i tempi si sono allungati rispetto all'anno precedente: se s'inceppa la ruota dei pagamenti, in molti vanno in difficoltà. Inoltre, per l'87,7% le imprese a loro volta hanno pagato in ritardo i loro fornitori. "Sono numeri che documentano un cortocircuito fatto di crediti difficili da incassare e pagamenti rinviati", dice il Censis. Anche la Pa contribuisce alla spirale negativa che si ripercuote sui dipendenti: il 58,3% dei professionisti testimonia che nell'ultimo anno alle aziende clienti è capitato di ritardare il pagamento delle retribuzioni dei dipendenti.
Anche alzando lo sguardo verso un orizzonte più lungo, ovvero il prossimo quinquennio, non si diradano le nubi. Gli esperti prevedono che di qui a cinque anni sopraggiungeranno maggiori difficoltà nel gestire un'impresa (54,7%), nei rapporti con il fisco (53,8%) e con le banche (60%). Così molti imprenditori sognano la fuga: il pensionamento per se stessi e l'estero per i figli. La caccia al "prenditore" di questi ultimi tempi ha sfiancato gli imprenditori, in particolare i più piccoli, cioè il ceto medio produttivo, vero pilastro della nostra società.
Nella scala delle difficoltà, a soffrire maggiormente sono le piccole imprese con un fatturato fino a 350.000 euro all'anno, verso le quali il 53,4% dei commercialisti ha un sentiment negativo che diminuisce al 32,5% nel caso delle imprese di più grandi dimensioni. Diverso il quadro per le famiglie, che sembrano reggere meglio: solo per il 36,2% dei commercialisti le famiglie clienti vivono una condizione molto o abbastanza negativa.
Perché questo quadro così triste per le imprese? Secondo il 91,3% dei commercialisti negli ultimi dodici mesi le aziende clienti hanno subito ritardi nella riscossione dei crediti e per il 52,6% nell'ultimo anno i tempi si sono allungati rispetto all'anno precedente: se s'inceppa la ruota dei pagamenti, in molti vanno in difficoltà. Inoltre, per l'87,7% le imprese a loro volta hanno pagato in ritardo i loro fornitori. "Sono numeri che documentano un cortocircuito fatto di crediti difficili da incassare e pagamenti rinviati", dice il Censis. Anche la Pa contribuisce alla spirale negativa che si ripercuote sui dipendenti: il 58,3% dei professionisti testimonia che nell'ultimo anno alle aziende clienti è capitato di ritardare il pagamento delle retribuzioni dei dipendenti.