Gamberale: "Io truffato quattro volte, troppo facile rubare l'identità"
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDAL'ex ad di Autostrade e Telecom tra le vittime della banda che rubava le pensioni d'oro. "Non è un caso che si sono accaniti contro ex top manager. La colpa è anche di queste campagne d'odio: ho un reddito alto ma perfettamente lecito, ho sempre pagato tutte le tasse e i contributi"
ROMA. "Guardi, non è la prima volta che subisco un furto d'identità. È già successo in altri casi". Vito Gamberale, 75 anni, ex manager di lunghissimo corso - è stato tra l'altro amministratore delegato di Autostrade e Tim - e tra i pensionati più noti in Italia per gli invidiati 24 mila euro del suo assegno mensile, è un molisano roccioso. Ma questa storia surreale di qualcuno che si spaccia per lui e al suo posto incassa somme di denaro, lo disturba - come è comprensibile - parecchio. E ancora più lo disturba il fatto che non si sia riusciti finora a bloccare in modo definitivo il "truffatore seriale", così lo chiama, che lo ha preso di mira da anni.
Quante volte le hanno rubato nome e dati, ingegner Gamberale?
"La prima volta nel 2011, quando un gruppo di truffatori siciliani chiese al direttore delle Poste di piazza Bologna, a Roma, di dirottare tutta la mia corrispo…
Quante volte le hanno rubato nome e dati, ingegner Gamberale?
"La prima volta nel 2011, quando un gruppo di truffatori siciliani chiese al direttore delle Poste di piazza Bologna, a Roma, di dirottare tutta la mia corrispo…
ROMA. "Guardi, non è la prima volta che subisco un furto d'identità. È già successo in altri casi". Vito Gamberale, 75 anni, ex manager di lunghissimo corso - è stato tra l'altro amministratore delegato di Autostrade e Tim - e tra i pensionati più noti in Italia per gli invidiati 24 mila euro del suo assegno mensile, è un molisano roccioso. Ma questa storia surreale di qualcuno che si spaccia per lui e al suo posto incassa somme di denaro, lo disturba - come è comprensibile - parecchio. E ancora più lo disturba il fatto che non si sia riusciti finora a bloccare in modo definitivo il "truffatore seriale", così lo chiama, che lo ha preso di mira da anni.
Quante volte le hanno rubato nome e dati, ingegner Gamberale?
"La prima volta nel 2011, quando un gruppo di truffatori siciliani chiese al direttore delle Poste di piazza Bologna, a Roma, di dirottare tutta la mia corrispondenza a un indirizzo di San Vito lo Capo. Chi lo fece utilizzò una carta d'identità falsa con i miei dati e approfitto di un servizio delle Poste che si chiama "Follow me" e che consente appunto al destinatario di trasferire l'invio a un altro domicilio. Ma la cosa sorprendente è che nessuno a me disse nulla. La posta non arrivava più, il postino sapeva del cambio di indirizzo, ma a nessuno venne in mente di chiederne conferma al diretto interessato".
E lei come si accorse del colpo?
"Proprio perché non ricevevo più posta. Protestai e seppi quello che era avvenuto. Il gruppo che lo aveva fatto non aveva colpito solo me: c'erano una quarantina di persone coinvolte, compresi noti manager".
Con quale obiettivo?
"Attraverso la posta volevano carpire altri dati sensibili, come numeri di conto, per poi utilizzarli".
E qui finisce il primo capitolo. Poi che succede?
"Che nel 2016, nel 2017 e nel 2018, sempre per iniziativa di questo signor Pisano che adesso è stato arrestato, accadono altri episodi analoghi".
Sempre lui? Una persecuzione...
"Io non lo conosco, ma a dire della Guardia di Finanza - che ha operato in modo molto efficace - è davvero un truffatore seriale. Peraltro pare che disponga anche di un patrimonio importante, compresa una villa".
Ci racconti gli episodi.
"La prima volta si presentò alle Poste con una carta di identità mia, ma con la sua fotografia. I funzionari delle Poste si insospettirono e chiamarono i Carabinieri. Fu arrestato, ma il giorno dopo era libero".
E non redento...
"La seconda, a inizio 2017, si presentò a una società finanziaria per chiedere un credito, penso una cessione del quinto. Anche qui fiutarono la truffa e avvertirono sia me sia la Guardia di Finanza e così fu di nuovo scoperto".
Poi il gran finale.
"La richiesta alle Poste di versare la mia pensione su un conto di Amburgo, presso la filiale tedesca di una grande banca americana. Anche qui nessuno mi aveva avvertito. Se non avessi controllato il mio conto non me ne sarei accorto".
Che lezione ne trae: i controlli funzionano visto che le tante truffe sono state sventate, o invece non ci sono abbastanza controlli?
"È incredibile, ma ho l'impressione che vicende come queste stiano più a cuore alle forze dell'ordine che non alla magistratura. In tutti i casi che le ho citato ho sporto denuncia e alcune volte ho anche cercato di parlare con il magistrato. Ma la risposta che ho avuto è che di casi così ce ne erano tanti... Ho avuto l'impressione che si applicasse alla lettera il detto "de minimis non curat praetor". Insomma, non ne è mai venuto fuori un granché. Spero che questa volta i truffatori vengano messi a posto".
Insomma, spera nel lieto fine?
"Non è bello sapere che la propria identità è stata rubata. Penso che si debba dare grande attenzione a questo tipo di criminalità, spesso legata all'informatica. E penso anche un'altra cosa. Non è un caso se assieme a me sono stati truffati altri manager come Massimo Sarmi o Pietro Ciucci".
Non è un caso perché avete pensioni o stipendi a tanti zeri?
"Quello che è accaduto mi sembra anche l'effetto di una criminalizzazione di redditi, come le pensioni, che uno riceve dopo aver pagato tutti i contributi, e magari contributi aggiuntivi, e tutte le tasse dovute. Quindi redditi perfettamente leciti".
Sta dicendo che le campagne sulle "pensioni d'oro" contribuiscono a questi reati?
"Dico che c'è una distorsione terminologica e fattuale di quello che avviene, che è in parte responsabile. La privacy dovrebbe valere sempre e per tutti".
Quante volte le hanno rubato nome e dati, ingegner Gamberale?
"La prima volta nel 2011, quando un gruppo di truffatori siciliani chiese al direttore delle Poste di piazza Bologna, a Roma, di dirottare tutta la mia corrispondenza a un indirizzo di San Vito lo Capo. Chi lo fece utilizzò una carta d'identità falsa con i miei dati e approfitto di un servizio delle Poste che si chiama "Follow me" e che consente appunto al destinatario di trasferire l'invio a un altro domicilio. Ma la cosa sorprendente è che nessuno a me disse nulla. La posta non arrivava più, il postino sapeva del cambio di indirizzo, ma a nessuno venne in mente di chiederne conferma al diretto interessato".
E lei come si accorse del colpo?
"Proprio perché non ricevevo più posta. Protestai e seppi quello che era avvenuto. Il gruppo che lo aveva fatto non aveva colpito solo me: c'erano una quarantina di persone coinvolte, compresi noti manager".
Con quale obiettivo?
"Attraverso la posta volevano carpire altri dati sensibili, come numeri di conto, per poi utilizzarli".
E qui finisce il primo capitolo. Poi che succede?
"Che nel 2016, nel 2017 e nel 2018, sempre per iniziativa di questo signor Pisano che adesso è stato arrestato, accadono altri episodi analoghi".
Sempre lui? Una persecuzione...
"Io non lo conosco, ma a dire della Guardia di Finanza - che ha operato in modo molto efficace - è davvero un truffatore seriale. Peraltro pare che disponga anche di un patrimonio importante, compresa una villa".
Ci racconti gli episodi.
"La prima volta si presentò alle Poste con una carta di identità mia, ma con la sua fotografia. I funzionari delle Poste si insospettirono e chiamarono i Carabinieri. Fu arrestato, ma il giorno dopo era libero".
E non redento...
"La seconda, a inizio 2017, si presentò a una società finanziaria per chiedere un credito, penso una cessione del quinto. Anche qui fiutarono la truffa e avvertirono sia me sia la Guardia di Finanza e così fu di nuovo scoperto".
Poi il gran finale.
"La richiesta alle Poste di versare la mia pensione su un conto di Amburgo, presso la filiale tedesca di una grande banca americana. Anche qui nessuno mi aveva avvertito. Se non avessi controllato il mio conto non me ne sarei accorto".
Che lezione ne trae: i controlli funzionano visto che le tante truffe sono state sventate, o invece non ci sono abbastanza controlli?
"È incredibile, ma ho l'impressione che vicende come queste stiano più a cuore alle forze dell'ordine che non alla magistratura. In tutti i casi che le ho citato ho sporto denuncia e alcune volte ho anche cercato di parlare con il magistrato. Ma la risposta che ho avuto è che di casi così ce ne erano tanti... Ho avuto l'impressione che si applicasse alla lettera il detto "de minimis non curat praetor". Insomma, non ne è mai venuto fuori un granché. Spero che questa volta i truffatori vengano messi a posto".
Insomma, spera nel lieto fine?
"Non è bello sapere che la propria identità è stata rubata. Penso che si debba dare grande attenzione a questo tipo di criminalità, spesso legata all'informatica. E penso anche un'altra cosa. Non è un caso se assieme a me sono stati truffati altri manager come Massimo Sarmi o Pietro Ciucci".
Non è un caso perché avete pensioni o stipendi a tanti zeri?
"Quello che è accaduto mi sembra anche l'effetto di una criminalizzazione di redditi, come le pensioni, che uno riceve dopo aver pagato tutti i contributi, e magari contributi aggiuntivi, e tutte le tasse dovute. Quindi redditi perfettamente leciti".
Sta dicendo che le campagne sulle "pensioni d'oro" contribuiscono a questi reati?
"Dico che c'è una distorsione terminologica e fattuale di quello che avviene, che è in parte responsabile. La privacy dovrebbe valere sempre e per tutti".