MILANO - Hanno ingannato tutti, i vertici di Bio-on? Hanno abbindolato Alberto Vacchi, presidente di un gioiello industriale come Ima, che con Bio-on voleva studiare materiali innovativi per le sigarette elettroniche? Ci sono riusciti con Fabrizio Di Amato e la sua Maire Tecnimont, l'azienda impiantistica quotata in Borsa che aveva fatto una joint venture per produrre fertilizzanti privi delle plastiche che avvelenano i campi? E ancora: hanno circuito la griffe dell'arredamento Kartell e la multinazionale Unilever, che hanno già presentato prodotti realizzati con i materiali Bio-on? E ci hanno provato con Ikea, come emerge ora dalle carte dell'inchiesta?
Le domande a cui bisogna rispondere per capire se i cento collaboratori dell'azienda al centro del terremoto giudiziario avranno ancora un futuro lavorativo sono diverse. Ma tutte girano attorno a un interrogativo: se la manipolazione dei bilanci che sarebbe stata architettata dai vertici di Bio-on per go…
Le domande a cui bisogna rispondere per capire se i cento collaboratori dell'azienda al centro del terremoto giudiziario avranno ancora un futuro lavorativo sono diverse. Ma tutte girano attorno a un interrogativo: se la manipolazione dei bilanci che sarebbe stata architettata dai vertici di Bio-on per go…
MILANO - Hanno ingannato tutti, i vertici di Bio-on? Hanno abbindolato Alberto Vacchi, presidente di un gioiello industriale come Ima, che con Bio-on voleva studiare materiali innovativi per le sigarette elettroniche? Ci sono riusciti con Fabrizio Di Amato e la sua Maire Tecnimont, l'azienda impiantistica quotata in Borsa che aveva fatto una joint venture per produrre fertilizzanti privi delle plastiche che avvelenano i campi? E ancora: hanno circuito la griffe dell'arredamento Kartell e la multinazionale Unilever, che hanno già presentato prodotti realizzati con i materiali Bio-on? E ci hanno provato con Ikea, come emerge ora dalle carte dell'inchiesta?
Le domande a cui bisogna rispondere per capire se i cento collaboratori dell'azienda al centro del terremoto giudiziario avranno ancora un futuro lavorativo sono diverse. Ma tutte girano attorno a un interrogativo: se la manipolazione dei bilanci che sarebbe stata architettata dai vertici di Bio-on per gonfiare il valore borsistico riguarda anche i materiali che produce. I magistrati bolognesi hanno detto di non aver indagato su questi aspetti, concentrandosi sui meccanismi finanziari. Ed è forse grazie a questo, nella fabbrica di Castel San Pietro Terme, gli scienziati che collaborano con Bio-on non sono disposti a rinnegare quanto fatto finora.
Mauro Comes Franchini è professore associato di chimica dei materiali all'Università di Bologna. Racconta di essere entrato in contatto con Bio-on nel 2016, grazie ai programmi di ricerca dell'ateneo finanziati dall'azienda. Due anni più tardi è diventato "scientific advisor" di uno dei rami di sviluppo, nella cosmetica e nel medicale: "Ho visto la grande potenzialità delle applicazioni del prodotto, che c'è, è tangibile", dice. Spiega di essere rimasto allibito quando il fondo Quintessential ha messo in dubbio la biodegradabilità dei Pha, i polimeri ottenuti dal processo di fermentazione generato da un batterio: "Quello prodotto nello stabilimento si chiama Phb: si impara fin dall'università che, messo a contatto con gli enzimi presenti nei terreni o nell'acqua, viene scomposto in acqua e anidride carbonica". Comes Franchini mostra la normativa Iso per definire biodegradabile un composto: "Lo standard è rappresentato dalla cellulosa e dal Phb; per essere biodegradabile, devi essere messo a confronto con loro".
Paola Fabbri è stata una delle prime scienziate a entrare in contatto con Astorri, nel 2007. È associata di Scienza e tecnica dei materiali a Bologna e con Bio-on ha sempre collaborato nell'ambito dei progetti dell'università. Fa parte del gruppo di esperti scelti dalla Commissione europea che, nel luglio 2018, hanno redatto il rapporto "Top emerging bio-based products", sui materiali su cui investire. "Quando Astorri venne da me con un barattolino di Pha, ne conoscevo marginalmente le caratteristiche. In questi anni abbiamo imparato a conoscerlo a fondo, perché per la prima volta lo abbiamo prodotto su scala industriale", spiega. "Non ho mai avuto sospetti sulla società e non ho mai avuto conoscenza degli aspetti finanziari e gestionali. Ma anche adesso sottoscriverei diecimila volte tutto quello che ho detto sui Pha".
Fabbri racconta quando hanno iniziato a stampare una sedia monoblocco biodegradabile: "Prima di mettere il Pha sotto una pressa a iniezione da 1.700 tonnellate, non avrei potuto dire se avrebbe avuto le caratteristiche necessarie. Ora, invece, so che è così, nella giusta formulazione". La bufera giudiziaria è scoppiata mentre Fabbri stava volando a Madrid per presentare i contenitori ideati assieme a Rivoira, un'azienda che produce frutta: "Sono vaschette che possono essere buttate nell'organico, assieme agli scarti della frutta. Per verificare che funzionassero abbiamo dovuto trovare la composizione che reggesse la termo-formatura, ed è stato un lungo lavoro".
Le domande a cui bisogna rispondere per capire se i cento collaboratori dell'azienda al centro del terremoto giudiziario avranno ancora un futuro lavorativo sono diverse. Ma tutte girano attorno a un interrogativo: se la manipolazione dei bilanci che sarebbe stata architettata dai vertici di Bio-on per gonfiare il valore borsistico riguarda anche i materiali che produce. I magistrati bolognesi hanno detto di non aver indagato su questi aspetti, concentrandosi sui meccanismi finanziari. Ed è forse grazie a questo, nella fabbrica di Castel San Pietro Terme, gli scienziati che collaborano con Bio-on non sono disposti a rinnegare quanto fatto finora.
Mauro Comes Franchini è professore associato di chimica dei materiali all'Università di Bologna. Racconta di essere entrato in contatto con Bio-on nel 2016, grazie ai programmi di ricerca dell'ateneo finanziati dall'azienda. Due anni più tardi è diventato "scientific advisor" di uno dei rami di sviluppo, nella cosmetica e nel medicale: "Ho visto la grande potenzialità delle applicazioni del prodotto, che c'è, è tangibile", dice. Spiega di essere rimasto allibito quando il fondo Quintessential ha messo in dubbio la biodegradabilità dei Pha, i polimeri ottenuti dal processo di fermentazione generato da un batterio: "Quello prodotto nello stabilimento si chiama Phb: si impara fin dall'università che, messo a contatto con gli enzimi presenti nei terreni o nell'acqua, viene scomposto in acqua e anidride carbonica". Comes Franchini mostra la normativa Iso per definire biodegradabile un composto: "Lo standard è rappresentato dalla cellulosa e dal Phb; per essere biodegradabile, devi essere messo a confronto con loro".
Paola Fabbri è stata una delle prime scienziate a entrare in contatto con Astorri, nel 2007. È associata di Scienza e tecnica dei materiali a Bologna e con Bio-on ha sempre collaborato nell'ambito dei progetti dell'università. Fa parte del gruppo di esperti scelti dalla Commissione europea che, nel luglio 2018, hanno redatto il rapporto "Top emerging bio-based products", sui materiali su cui investire. "Quando Astorri venne da me con un barattolino di Pha, ne conoscevo marginalmente le caratteristiche. In questi anni abbiamo imparato a conoscerlo a fondo, perché per la prima volta lo abbiamo prodotto su scala industriale", spiega. "Non ho mai avuto sospetti sulla società e non ho mai avuto conoscenza degli aspetti finanziari e gestionali. Ma anche adesso sottoscriverei diecimila volte tutto quello che ho detto sui Pha".
Fabbri racconta quando hanno iniziato a stampare una sedia monoblocco biodegradabile: "Prima di mettere il Pha sotto una pressa a iniezione da 1.700 tonnellate, non avrei potuto dire se avrebbe avuto le caratteristiche necessarie. Ora, invece, so che è così, nella giusta formulazione". La bufera giudiziaria è scoppiata mentre Fabbri stava volando a Madrid per presentare i contenitori ideati assieme a Rivoira, un'azienda che produce frutta: "Sono vaschette che possono essere buttate nell'organico, assieme agli scarti della frutta. Per verificare che funzionassero abbiamo dovuto trovare la composizione che reggesse la termo-formatura, ed è stato un lungo lavoro".