ROMA - La manovra per il 2020 non tocca Quota 100. Se il Parlamento respingerà i tentativi di modificare questa nuova modalità di anticipo pensionistico - introdotta nel 2019 in via sperimentale sino alla fine del 2021 dal governo M5S-Lega e ora avversata da Italia Viva - anche il prossimo anno si potrà andare in pensione prima di quanto prevede la legge Fornero, con almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Cosa cambia dunque per le pensioni nel 2020?
Quota 100
Resta così com'è. L'ipotesi iniziale di allungare di tre mesi le finestre di uscita, ovvero la distanza di tempo tra la maturazione dei requisiti e l'effettivo pensionamento, è stata abbandonata. Avrebbe consentito di risparmiare ben più di quanto già accadrà, visto che le domande di Quota 100 accolte risultano ben inferiori alle attese stimate. Nel 2020 dunque resta la finestra di 3 mesi per i lavoratori del settore privato e di 6 mesi per il pubblico.
Rivalutazione
L'adeguamento delle pensioni all'inflazione sarà pieno (al 100%) non più solo per gli assegni fino a tre volte il minimo (1.539 euro), ma fino a 4 volte il minimo. Così tutte le pensioni fino a 2.052 euro lordi al mese nel 2020 saranno rivalutate per intero all'inflazione (e non solo al 97% come nel 2019). L'inflazione programmata per il 2020 è fissata allo 0,8%. I pensionati beneficiati da questo piccolo ritocco saranno 1,5 milioni. Per loro vengono stanziati 8 milioni lordi nel 2020: incasseranno quindi una media di 5,3 euro lordi all'anno, 44 centesimi in più al mese. In pratica, una pensione da 1.600 euro lordi incasserebbe 38 centesimi in più al mese, 5 euro lordi extra all'anno. Un assegno da 1.800 euro prenderebbe 43 centesimi mensili aggiuntivi, 5,62 euro lordi all'anno. "Un'elemosina", dicono i sindacati. Per tutti gli altri pensionati l'adeguamento al costo della vita rimane parziale come nel 2019, secondo cinque fasce: quindi al 77% tra 2.052 e 2.565 euro, al 52% tra 2.565 e 3.078 euro, al 47% tra 3.078 e 4.104 euro, al 45% tra 4.104 e 4.617 euro e al 40% sopra i 4.617 euro. Significa, ad esempio, che una pensione da 4 mila euro lordi al mese viene adeguata all'inflazione solo per circa la metà. Se i prezzi aumentano dello 0,8%, l'assegno sale solo dello 0,4%. E così via.
Opzione donna
Altra novità in manovra, Opzione donna viene prorogata ancora per un anno. Così possono andare in pensione le lavoratrici nate tra il primo gennaio e il 31 dicembre 1961 (1960 per le autonome) - ovvero quante compiranno 58 anni di età entro il 2019 (59 le autonome) - e che hanno maturato almeno 35 anni di contributi. Ma attenzione. L'assegno continua ad essere ricalcolato tutto con il metodo contributivo (si prende in base a quanto versato, non in proporzione agli ultimi stipendi). In alcuni casi, questo comporta importi anche del 30% più bassi.
Ape sociale
Anche l'Anticipo pensionistico, indennità a carico dello Stato introdotta nel 2017 per le categorie di lavoratori svantaggiati (disoccupati, disabili o con parenti inabili, addetti a lavori gravosi), viene prorogato al 31 dicembre 2020 con la formula nota: 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi a seconda delle tipologie. L'ape volontario (l'anticipo pensionistico finanziato da un prestito bancario) e quello aziendale (pagato dalle aziende) non sono invece rinnovati e scadranno il 31 dicembre 2019.
Commissione per i lavori gravosi
La manovra per il 2020 istituisce poi una Commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, anche in relazione all'età dei lavoratori, alle condizioni di lavoro, all'esposizione ad agenti patogeni. Sarà presieduta dal ministro del Lavoro o da un suo delegato e composta da rappresentanti del ministero dell'Economia, Salute, Palazzo Chigi, Istat, Inps, Inail, esperti in materie economiche, statistiche e attuariali, rappresentanti di lavoratori e imprese. Le sue conclusioni - contenute in una relazione trasmessa in Parlamento entro il 31 dicembre 2020 - serviranno a capire come sostituire Quota 100 con una flessibilità previdenziale che tenga conto del principio "non tutti i lavori sono uguali". E consentire così a quanti sono impiegati in mansioni particolarmente faticose di andare in pensione prima.
Commissione su previdenza e assistenza
Analoga commissione tecnica di studio sarà istituita per valutare quanto pesa l'assistenza e quanto la previdenza sui conti pubblici italiani, facendo una comparazione europea e internazionale. Nata su richiesta dei sindacati, la commissione dovrebbe servire a dimostrare che l'Italia non spende più di altri paesi per pagare le pensioni. Ma spende molto per l'assistenza, che andrebbe riordinata in molti dei suoi istituti.