MILANO - I duri scontri di Hong Kong pesano sulla riapertura dei mercati finanziari, a cominciare proprio dalla Piazza della ex colonia brittanica che ha perso il 2,6 per cento negli scambi di stamattina. A fine giornata sono in passivo anche i listini del Vecchio continente: Milano recupera dai minimi ma segna un calo dello 0,19%. Parigi riesce a tenere con un +0,7%, Francoforte scivola dello 0,23% e Londra dello 0,42%. Zoppica anche Wall Street: al termine degli scambi europei, il Dow Jones perde lo 0,19%, il Nasdaq cede lo 0,27% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,35%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso la prima seduta della settimana col segno meno, con gli investitori che hanno anche fatto scattare le prese di profitto con l'indice è ai massimi in un anno: il Nikkei ha perso lo 0,26%, a quota 23.331,84. Sul mercato valutario lo yen si stabilizza con il dollaro, poco sopra a 109, e sull'euro a 120. Shanghai ha risentito della debolezza di tutta l'area, anche in attesa di conoscere i dati del Single's day di Alibaba, la giornata dello shopping che dà un termometro dell'andamento dei consumi: -1,8 per cento. Wall Street riparte dopo un venerdì chiuso in positivo grazie a un colpo di coda nel finale: il Dow Jones ha segnato +0,01% e il Nasdaq è salito dell'1,1 per cento. Una fonte di preoccupazione è arrivata dalla Casa bianca: Trump ha detto che non ha ancora trovato un accordo con pechino per la rimozione delle tariffe, smentendo le dichiarazioni del portavoce del ministero del commercio cinese, Gao Feng.
L'agenda macroeconomica, piuttosto scarica, ruota intorno all'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche. Dati di debolezza arrivano dalla produzione industriale in Italia, mentre la Gran Bretagna sfugge la recessione e nel terzo trimestre 2019 il Pil sale dello 0,3% congiunturale, +1% su anno. Intanto lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiude la prima della settimana in rialzo da 145 a 150 punti base, con il differenziale greco una decina di punti più alto. Senza grandi scossoni quello spagnolo, che sale di un paio di punti sopra 65 dopo l'ennesima elezione interlocutoria. Invariata anche la Borsa madrilena.
Movimentato il comparto valutario: l'euro resta debole sotto quota 1,11 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1034 dollari e 120,36 yen. Dollaro/yen a 109,07. Scatto della sterlina dopo i dati sul Pil britannico nel III trimestre ma soprattutto a seguito delle dichiarazioni del leader del Brexit Party, Nigel Farage, in cui annuncia che non presenterà candidati nelle 317 circoscrizioni dove nelle ultime elezioni del 2017 hanno vinto i Tory. La valuta britannica chiude a 85,73 pence per un euro per la prima volta da maggio.
Nel mese di ottobre, l'inflazione della Cina misurata dall'indice dei prezzi al consumo è balzata al record in quasi otto anni, dal gennaio del 2012, salendo su base annua del 3,8%, rispetto al +3% del mese precedente. La peste suina che continua ad affliggere il paese si è tradotta in un ennesimo balzo dei prezzi della carne suina, volati del 101,3% su base annua.
Tra le materie prime, avvio di settimana in netto calo per le quotazioni del petrolio sulle attese per gli sviluppi della trattative tra Usa e Cina e per i timori dei possibili sviluppi delle tensioni ad Hong Kong. Alla fine della giornata europea il Wti cede lo 0,3% a 57 dollari al barile, mentre l'oro scivola dello 0,3% a 1.454 dollari l'oncia per il metallo spot.
La Borsa di Tokyo ha chiuso la prima seduta della settimana col segno meno, con gli investitori che hanno anche fatto scattare le prese di profitto con l'indice è ai massimi in un anno: il Nikkei ha perso lo 0,26%, a quota 23.331,84. Sul mercato valutario lo yen si stabilizza con il dollaro, poco sopra a 109, e sull'euro a 120. Shanghai ha risentito della debolezza di tutta l'area, anche in attesa di conoscere i dati del Single's day di Alibaba, la giornata dello shopping che dà un termometro dell'andamento dei consumi: -1,8 per cento. Wall Street riparte dopo un venerdì chiuso in positivo grazie a un colpo di coda nel finale: il Dow Jones ha segnato +0,01% e il Nasdaq è salito dell'1,1 per cento. Una fonte di preoccupazione è arrivata dalla Casa bianca: Trump ha detto che non ha ancora trovato un accordo con pechino per la rimozione delle tariffe, smentendo le dichiarazioni del portavoce del ministero del commercio cinese, Gao Feng.
L'agenda macroeconomica, piuttosto scarica, ruota intorno all'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche. Dati di debolezza arrivano dalla produzione industriale in Italia, mentre la Gran Bretagna sfugge la recessione e nel terzo trimestre 2019 il Pil sale dello 0,3% congiunturale, +1% su anno. Intanto lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiude la prima della settimana in rialzo da 145 a 150 punti base, con il differenziale greco una decina di punti più alto. Senza grandi scossoni quello spagnolo, che sale di un paio di punti sopra 65 dopo l'ennesima elezione interlocutoria. Invariata anche la Borsa madrilena.
Movimentato il comparto valutario: l'euro resta debole sotto quota 1,11 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1034 dollari e 120,36 yen. Dollaro/yen a 109,07. Scatto della sterlina dopo i dati sul Pil britannico nel III trimestre ma soprattutto a seguito delle dichiarazioni del leader del Brexit Party, Nigel Farage, in cui annuncia che non presenterà candidati nelle 317 circoscrizioni dove nelle ultime elezioni del 2017 hanno vinto i Tory. La valuta britannica chiude a 85,73 pence per un euro per la prima volta da maggio.
Nel mese di ottobre, l'inflazione della Cina misurata dall'indice dei prezzi al consumo è balzata al record in quasi otto anni, dal gennaio del 2012, salendo su base annua del 3,8%, rispetto al +3% del mese precedente. La peste suina che continua ad affliggere il paese si è tradotta in un ennesimo balzo dei prezzi della carne suina, volati del 101,3% su base annua.
Tra le materie prime, avvio di settimana in netto calo per le quotazioni del petrolio sulle attese per gli sviluppi della trattative tra Usa e Cina e per i timori dei possibili sviluppi delle tensioni ad Hong Kong. Alla fine della giornata europea il Wti cede lo 0,3% a 57 dollari al barile, mentre l'oro scivola dello 0,3% a 1.454 dollari l'oncia per il metallo spot.