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Nuovo stallo sui dazi Usa-Cina, le Borse Ue chiudono in rosso: Milano -0,8%

Trump delude le attese e non manda segnali di avvicinamento con la Cina. La Fed preannuncia una pausa nel percorso di taglio dei tassi. Sotto pressione i listini asiatici dopo le proteste ad Hong Kong. Spread ancora in risalita, rincarano i rendimenti all'asta Btp
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MILANO - Torna a soffiare un vento di incertezza sul confronto commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina. Ieri il presidente americano Donald Trump,  nell'atteso discorso all'Economic club di New York, non ha fornito nuovi dettagli sullo stato dei negoziati limitandosi ad affermare che le parti sono "vicine". Il presidente non ha mancato il solito attacco alla Fed e oggi, in audizione al Congresso, il presidente della Banca centrale americana Jerome Powell ha risposto. Powell ha infatti segnalato, in barba alle pressioni della Casa bianca, che la Fed si prenderà una pausa nel percorso di taglio dei tassi, pur rimandendo pronta a reagire a cambiamenti sostanziali dello scenario macroeconomico. Il governatore si è poi detto preoccupato dall'elevato e crescente debito pubblico americano, che dipende anche dalle politiche di Trump, e indicato le incertezze sui dazi come una delle preoccupazioni. A Trump ha poi dedicato un passaggio diretto: la Fe…
MILANO - Torna a soffiare un vento di incertezza sul confronto commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina. Ieri il presidente americano Donald Trump,  nell'atteso discorso all'Economic club di New York, non ha fornito nuovi dettagli sullo stato dei negoziati limitandosi ad affermare che le parti sono "vicine". Il presidente non ha mancato il solito attacco alla Fed e oggi, in audizione al Congresso, il presidente della Banca centrale americana Jerome Powell ha risposto. Powell ha infatti segnalato, in barba alle pressioni della Casa bianca, che la Fed si prenderà una pausa nel percorso di taglio dei tassi, pur rimandendo pronta a reagire a cambiamenti sostanziali dello scenario macroeconomico. Il governatore si è poi detto preoccupato dall'elevato e crescente debito pubblico americano, che dipende anche dalle politiche di Trump, e indicato le incertezze sui dazi come una delle preoccupazioni. A Trump ha poi dedicato un passaggio diretto: la Federal Reserve "guarda ai dati come sempre, non alla politica".

La reazione a questa incertezza generalizzata è negativa in Europa: Milano alla fine segna un calo dello 0,86%, risalendo leggermente dai minimi di seduta. Prysmian va in sofferenza dopo i conti diffusi ieri e i dubbi degli analisti sul futuro del business delle Tlc, per le quali la società italiana produce i cavi. Positiva invece Ferragamo all'indomani della trimestrale che ha mostrato margini superiori alle attese. Segni negativi anche nel resto d'Europa: Londra perde lo 0,19% finale, Francoforte arretra dello 0,4% e Parigi dello 0,21%.

Wall Street procede mista, pur riducendo le perdite rispetto all'avvio degli scambi: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones guadagna lo 0,05%, il Nasdaq cede lo 0,08% mentre lo S&P 500 è invariato. Più pesante il passivo in Asia, dove i mercati scontano ancora gli effetti della nuova ondata di proteste ad Hong Kong, con l'indice dell'ex colonia inglese che arriva a cedere oltre due punti percentuali. Male anche Tokyo che questa mattina ha terminato gli scambi a -0,85%.

Giornata con pochi spunti per l'euro che ha terminato la sessione poco sopra quota 1,10 dollari dopo essersi mosso tra un minimo di 1,0999 e un massimo di 1,1020. Si rafforza invece lo yen che chiude a 119,80 contro l'euro e a 108,75 contro il dollaro. Torna in salita lo spread: il differenziale Btp/Bund a fine giornata si è allargato fino a 155 punti base per un rendimento del decennale italiano all'1,24%.

Il Tesoro ha chiuso l'asta di Btp per 8 miliardi, registrando una buona domanda ma un sostenuto rialzo dei rendimenti. L'operazione si è chiusa piazzando titoli a tre anni per 2,5 miliardi e rendimento in salita allo 0,22%, a sette anni per 3,25 miliardi e rendimento in crescita allo 0,91%, trentennali per quasi 900 milioni al 2,29% e poco più di 600 milioni in scadenza al marzo 2047 con rendimento al 2,14%.

Tra i dati macroeconomici i prezzi in Germania segnano un aumento dello 0,1% su base mensile mentre su base annua l'inflazione si attesta all'1,1%, in linea con la lettura preliminare. In Gran Bretagna, l'inflazione è calata dello 0,2% su mese e cresciuta dell'1,5% sull'ottobre 2018. I dati sulla produzione industriale del Vecchio continente, relativi a settembre, confermano le difficoltà generali: nella zona euro è aumentata dello 0,1% e nella Ue dello 0,2%. Ad agosto era aumentata dello 0,4% nella zona euro ed era rimasta stabile nella Ue. Rispetto a settembre 2018, è calata dell'1,7% e dell'1,2% rispettivamente. Dagli Stati Uniti l'inflazione batte le attese: a ottobre i prezzi al consumo segnano una crescita dello 0,4 per cento.

Anche le materie prime restano al traino dei nuovi sviluppi della guerra commerciale Usa-Cina. Le quotazioni del petrolio girano al rialzo a New York dove il Wti sale dello 0,55% a 57,1 dollari al barile. Le rinnovate incertezze riportano invece in auge l'oro, bene rifugio per eccellenza: dopo il minimo dal 5 agosto scorso, il lingotto sale dello 0,7% a 1.464 dollari alla chiusura dei mercati Ue.