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(ansa)

Ilva, Mittal apre: "Una soluzione è possibile"

Oggi il vertice con Conte: sul tavolo lo scudo penale e l’intervento pubblico. Ma sugli esuberi niente intesa
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ROMA - C’è chi parla di venti di pace. Ma forse è troppo. Certo, per il vertice di stasera tra governo e ArcelorMittal sul futuro dell’acciaio Ilva, si intravede un clima più disteso di quello respirato nel precedente appuntamento a Palazzo Chigi. Fonti della multinazionale «auspicano che l’incontro offra l’opportunità di buoni progressi nella ricerca della soluzione». E, considerando che i Mittal fino ad ora si erano espressi solo attraverso le procedure giuridiche di disimpegno, il concetto di «soluzione» è un segnale inequivocabile di apertura. Così come la prospettiva di «continuare le discussioni sul futuro dell’Ilva dopo la rimozione delle garanzie legali. È chiaro - aggiungono le fonti - che sarà necessario concordare un nuovo piano per la produzione, accettabile per tutti gli stakeholder. Una difficilissima situazione a cui si aggiunge la chiusura ordinata dalla …
ROMA - C’è chi parla di venti di pace. Ma forse è troppo. Certo, per il vertice di stasera tra governo e ArcelorMittal sul futuro dell’acciaio Ilva, si intravede un clima più disteso di quello respirato nel precedente appuntamento a Palazzo Chigi. Fonti della multinazionale «auspicano che l’incontro offra l’opportunità di buoni progressi nella ricerca della soluzione». E, considerando che i Mittal fino ad ora si erano espressi solo attraverso le procedure giuridiche di disimpegno, il concetto di «soluzione» è un segnale inequivocabile di apertura. Così come la prospettiva di «continuare le discussioni sul futuro dell’Ilva dopo la rimozione delle garanzie legali. È chiaro - aggiungono le fonti - che sarà necessario concordare un nuovo piano per la produzione, accettabile per tutti gli stakeholder. Una difficilissima situazione a cui si aggiunge la chiusura ordinata dalla Procura di Taranto dell’altoforno due». Insomma, leggendo in filigrana la comunicazione si scorgono i punti essenziali sui quali, almeno per l’azienda, dovrà procedere la trattativa: reintroduzione dello scudo penale; rinegoziazione del canone d’affitto e del piano industriale sia in termini di produzione che di lavoro; “ambientalizzazione” della fabbrica.

Anche dal fronte governativo ieri sono arrivati segnali di distensione: «Siamo disponibili a riavviare un negoziato se c’è la volontà di mantenere gli impianti - ha detto il premier Giuseppe Conte, stimando non risolutivo l’appuntamento di oggi -. Se c’è questo presupposto io mi siedo cento volte a quel tavolo». Insomma, le schermaglie pre-trattativa in un quadro d’insieme comunque complicatissimo, tra ricorsi e contro-ricorsi, indagini giudiziarie (è di ieri la notizia della citazione in giudizio degli ex commissari straordinari Enrico Bondi e Piero Gnudi per irregolarità sulla gestione dei rifiuti), tensioni sindacali e fibrillazioni politiche nella maggioranza. Lo scenario “virtuoso” del vertice di domani contempla la scrittura di una dichiarazione d’intenti con le coordinate della possibile soluzione, elaborate dalle le diplomazie sotterranee negli ultimi giorni: dunque l’immunità ripristinata, la sospensione dello stop all’altoforno 2, la quantificazione degli esuberi e dei relativi ammortizzatori sociali.

Su quest’ultimo punto, però, le distanze sono abissali, con l’azienda che non si muove dai 5.000 esuberi strutturali e il governo (così come i sindacati) che non vuol sentir parlare di livelli occupazionali diversi da quelli dell’accordo in essere (10.700 addetti). La mediazione potrebbe essere sia sul numero degli esuberi (con un’ipotesi a quota 2.500) sia sul loro reimpiego in attività collaterali, anche grazie al Fondo per i lavoratori ancora in carico all’amministrazione straordinaria. E qui Conte intende giocare la carta delle aziende pubbliche (Cdp o, più facilmente, le partecipate Leonardo, Fincantieri e Eni), non escludendo anche un affiancamento di ArcelorMittal da parte del Tesoro o della stessa Cdp, con il coinvolgimento di IntesaSan Paolo, già presente in Am Invesco. Sulle attività collaterali, ieri al Consiglio dei ministri sono arrivate le proposte per il “Cantiere Taranto”: dal potenziamento dell’arsenale militare (Difesa), alla digitalizzazione della città (Innovazione), dalle piattaforme logistica e agroalimentare agli investimenti nel porto e nei collegamenti ferroviari (Trasporti), alla riconversione “green” del territorio (Mise). Oggi Conte e i Mittal tornano a guardarsi negli occhi. E si capirà se l’Ilva ha ancora un futuro.