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La sede di ''Autostrade per l'Italia''  (ansa)

Autostrade, tempi lunghi e indennizzo. Ecco i rischi per lo Stato della battaglia giudiziaria

Aspi può chiedere 25 miliardi. E se la gestione finisse all’Anas pericoli anche per l’occupazione. I ricorsi a Tar e Consiglio di Stato avrebbero esiti imprevedibili
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MILANO - Il ritiro unilaterale delle concessioni ad Autostrade per l'Italia (Aspi) "per gravi inadempienze" è possibile. Girando la gestione del servizio a un altro privato o (più probabilmente) all'Anas. Il Governo ha validi motivi per non pagare ai Benetton l'indennizzo (tra i 20 e i 25 miliardi) previsto dalla convenzione per la risoluzione anticipata del contratto. Ma il blitz sui caselli di Atlantia rischia di aprire un contenzioso giudiziario lunghissimo con rischio di esborsi "particolarmente rilevanti" per i conti dello Stato e persino per "i saldi di finanza pubblica".

La strada maestra per la revoca della gestione ad Aspi è già stata messa nero su bianco - con tanto di tappe e pericoli - nel documento preparato dal gruppo di lavoro interistituzionale creato dal ministero dei Trasporti (Mit) per valutare l'opportunità della procedura. Un rapporto di 60 pagine che si chiude con il disco verde &qu…
MILANO - Il ritiro unilaterale delle concessioni ad Autostrade per l'Italia (Aspi) "per gravi inadempienze" è possibile. Girando la gestione del servizio a un altro privato o (più probabilmente) all'Anas. Il Governo ha validi motivi per non pagare ai Benetton l'indennizzo (tra i 20 e i 25 miliardi) previsto dalla convenzione per la risoluzione anticipata del contratto. Ma il blitz sui caselli di Atlantia rischia di aprire un contenzioso giudiziario lunghissimo con rischio di esborsi "particolarmente rilevanti" per i conti dello Stato e persino per "i saldi di finanza pubblica".

La strada maestra per la revoca della gestione ad Aspi è già stata messa nero su bianco - con tanto di tappe e pericoli - nel documento preparato dal gruppo di lavoro interistituzionale creato dal ministero dei Trasporti (Mit) per valutare l'opportunità della procedura. Un rapporto di 60 pagine che si chiude con il disco verde "tecnico" alla risoluzione del contratto ma suggerendo "una diversa soluzione come la rinegoziazione della convenzione" per ridurre il pericolo di salasso per le casse statali.

Il percorso per il divorzio - scrivono i tecnici - è lineare: inizia con un decreto del Mit in concerto con il ministero dell'economia che contesta le "gravi inadempienze" ad Aspi dandole 70 giorni per rispondere. Le tre lettere di richieste di spiegazioni già spedite tra agosto 2018 e aprile 2019 dal governo - sostengono ad Atlantia - non configurano un avvio ufficiale della procedura.
I Benetton ricorrerebbero subito a Tar e Consiglio di Stato contestando la validità del provvedimento e pretendendo una sospensiva. Chiedendo in contemporanea i danni per il prevedibile abbassamento del rating e il maggior costo del debito di gruppo. In attesa di queste sentenze, i 3.255 km. di autostrade Aspi rimarrebbero affidati alla famiglia veneta.

Il via libera in tribunale al ritiro delle concessioni comporterebbe il subentro dello Stato negli attivi e nei passivi del gruppo, ma il trasferimento effettivo del business dei caselli avverrebbe solo all'individuazione del nuovo gestore. Chi potrebbe essere? Una soluzione è l'Anas, anche se non è chiaro quanti dei 7 mila dipendenti Aspi potrà assorbire, con i problemi sociali del caso. Un'altra è l'affidamento a un nuovo soggetto del settore.
Una cosa invece è certa. Il ritiro delle concessioni scatenerebbe una battaglia legale "nucleare" che - come ammettono gli esperti del Mit - potrebbe comportare "effetti indesiderati sul bilancio dello Stato".

In primis perché in ogni caso, c'è da pagare il "valore di subentro" ovvero una cifra che compensa gli investimenti già fatti per gli anni successivi da Aspi. Cifra che visto la scadenza lontana della concessione (il 2038) potrebbe essere molto elevata.
Il governo - sottolinea il rapporto dei tecnici del Mit - potrebbe in teoria chiedere un risarcimento ad Atlantia "per i danni alla comunità" legati al crollo del ponte Morandi. Allo stesso tempo però potrebbe soccombere in aula sui temi su cui i Benetton andranno all'attacco: l'inesistenza (e l'assenza di prove e sentenze) sulle "grave inadempienze" e il diritto all'indennizzo da 20-25 miliardi. E se le indagini sul crollo del Viadotto Polcevera provassero che Aspi non ha responsabilità, la richiesta di danni di Autostrade per l'Italia sarebbe altissima.