Usa e Cina si riavvicinano sull'accordo commerciale, le Borse chiudono in allungo
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDIFrizioni sui diritti umani, ma secondo Bloomberg ci sono passi avanti sul fronte dei dazi. Milano sale dell'1,3% dopo la seduta debole in Asia
MILANO - Le Borse Ue chiudono in allungo dopo le indiscrezioni di Bloomberg su un possibile avvicinamento tra Usa e Cina nella guerra commerciale. Secondo fonti consultate dall'agenzia finanziaria Usa, potrebbero così esser superate le nuove frizioni che soltanto nelle ultime ore sono emerse tra le due superpotenze, questa volta a seguito del passaggio dalla Camera dei Rappresentanti della misura che chiede all'amministrazione di Donald Trump sanzioni contro Pechino per la persecuzione degli uiguri, la minoranza di religione musulmana di etnia turcofona. Il provvedimento è passato con 407 voti a favore e uno contrario. La Cina ha avvertito che eventuali sanzioni minerebbero le trattative commerciali e ha minacciato contromisure.
Nonostante queste premesse abbiano preoccupato gli investitori asiatici, il clima è migliorato durante la giornata europea quando sono emerse le voci di possibile intesa sui dazi, almeno in "fase uno", tra le parti. Il 1…
Nonostante queste premesse abbiano preoccupato gli investitori asiatici, il clima è migliorato durante la giornata europea quando sono emerse le voci di possibile intesa sui dazi, almeno in "fase uno", tra le parti. Il 1…
MILANO - Le Borse Ue chiudono in allungo dopo le indiscrezioni di Bloomberg su un possibile avvicinamento tra Usa e Cina nella guerra commerciale. Secondo fonti consultate dall'agenzia finanziaria Usa, potrebbero così esser superate le nuove frizioni che soltanto nelle ultime ore sono emerse tra le due superpotenze, questa volta a seguito del passaggio dalla Camera dei Rappresentanti della misura che chiede all'amministrazione di Donald Trump sanzioni contro Pechino per la persecuzione degli uiguri, la minoranza di religione musulmana di etnia turcofona. Il provvedimento è passato con 407 voti a favore e uno contrario. La Cina ha avvertito che eventuali sanzioni minerebbero le trattative commerciali e ha minacciato contromisure.
Nonostante queste premesse abbiano preoccupato gli investitori asiatici, il clima è migliorato durante la giornata europea quando sono emerse le voci di possibile intesa sui dazi, almeno in "fase uno", tra le parti. Il 15 dicembre partiranno in automatico rialzi tariffari su 156 miliardi di dollari di made in China. Soltanto ieri Trump aveva frenato, dicendo: "Meglio aspettare fino a dopo le elezioni" per firmare una intesa. Oggi ha invece detto che i "negoziati procedono molto bene", mentre è tornato a tuonare verso l'Europa: "I rapporti commerciali con la Ue devono essere equi".
L'argomento resta assai fluido e non a caso di recente gli investitori hanno trovato rifugio in beni quali l'oro e i Treasury americani, porti sicuri in tempi di incertezze. Milano ha però dato credito alla possibilità di lieto fine e ha chiuso in rialzo dell'1,31% con il rimbalzo di Atlantia e la buona lena di Azimut. In luce le banche, dopo la promozione di Moody's che apprezza il lavoro fatto sui crediti deteriorati. Su Piazza Affari si segnala anche il via libera dalla Consob all'aumento di capitale da 700 milioni per Carige. Londra è salita dello 0,42%, più convinte Francoforte che è salita dell'1,16% e Parigi in progresso dell'1,27%.
In rialzo anche Wall Street: alla chiusura degli scambi Ue, il Dow Jones sale dello 0,8%, il Nasdaq e l'indice S&P500 dello 0,7%. Questa mattina, le Piazze asiatiche hanno trattato negative con Tokyo in rosso dell'1,05% e Hong Kong in ribasso dell'1,3 per cento.
I dati macro di giornata provenienti dalla Cina sono stati positivi: l'indice Caixin sul settore dei servizi è salito a 53,3 punti a settembre, oltre la soglia di espansione collocata a 50 punti e ai massimi da aprile. In Giappone, l'equivalente Pmi servizi è aumentato a 50,3 punti a novembre. Sempre il Pmi servizi è sceso a 50,4 punti a novembre in Italia, minimi da maggio, e aumentato lievemente in Germania a 51,7. Per l'intera Eurozona, l'indicatore sui servizi è salito a 51,9 punti e quello composito - che incorpora il manifatturiero - si è attestato a 50,6. Dagli Stati Uniti si registra la crescita di 67 mila dei posti di lavoro a novembre, sotto le stime, mentre il Pmi dei servizi è salito a 51,6 punti.
Sotto i riflettori la riunione dell'Eurogruppo con i possibili sviluppi sul Mes: il presidente Centeno esclude il bisogno di riaprire il cantiere delle modifiche al fondo salva-Stati. L'euro ha chiuso stabile sopra quota 1,10 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1089 dollari e 120,66 yen. Dollaro/yen in rialzo a 108,81. Per la sterlina, chiusura ai massimi dal 2017 sulla divisa unica a 84,58 pence. Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi ha chiuso in calo in area 160 punti.
Tra le materie prime, quotazioni del petrolio sostenute nella seconda parte della seduta dal calo superiore alle previsioni delle scorte americane e dalla possibilità di ulteriori tagli della produzione di greggio da parte dei paesi Opec+ che si riuniranno domani e venerdì a Vienna (il future gennaio sul Wti sale del 3,23% a 57,88 dollari al barile, mentre il Brent a febbraio cresce del 2,96% a 62,62 dollari). Oro in leggero ritracciamento con la ripresa dell'azionario: -0,3% alla chiusura dei mercati europei per il metallo spot a 1.473 dollari l'oncia.
Nonostante queste premesse abbiano preoccupato gli investitori asiatici, il clima è migliorato durante la giornata europea quando sono emerse le voci di possibile intesa sui dazi, almeno in "fase uno", tra le parti. Il 15 dicembre partiranno in automatico rialzi tariffari su 156 miliardi di dollari di made in China. Soltanto ieri Trump aveva frenato, dicendo: "Meglio aspettare fino a dopo le elezioni" per firmare una intesa. Oggi ha invece detto che i "negoziati procedono molto bene", mentre è tornato a tuonare verso l'Europa: "I rapporti commerciali con la Ue devono essere equi".
L'argomento resta assai fluido e non a caso di recente gli investitori hanno trovato rifugio in beni quali l'oro e i Treasury americani, porti sicuri in tempi di incertezze. Milano ha però dato credito alla possibilità di lieto fine e ha chiuso in rialzo dell'1,31% con il rimbalzo di Atlantia e la buona lena di Azimut. In luce le banche, dopo la promozione di Moody's che apprezza il lavoro fatto sui crediti deteriorati. Su Piazza Affari si segnala anche il via libera dalla Consob all'aumento di capitale da 700 milioni per Carige. Londra è salita dello 0,42%, più convinte Francoforte che è salita dell'1,16% e Parigi in progresso dell'1,27%.
In rialzo anche Wall Street: alla chiusura degli scambi Ue, il Dow Jones sale dello 0,8%, il Nasdaq e l'indice S&P500 dello 0,7%. Questa mattina, le Piazze asiatiche hanno trattato negative con Tokyo in rosso dell'1,05% e Hong Kong in ribasso dell'1,3 per cento.
I dati macro di giornata provenienti dalla Cina sono stati positivi: l'indice Caixin sul settore dei servizi è salito a 53,3 punti a settembre, oltre la soglia di espansione collocata a 50 punti e ai massimi da aprile. In Giappone, l'equivalente Pmi servizi è aumentato a 50,3 punti a novembre. Sempre il Pmi servizi è sceso a 50,4 punti a novembre in Italia, minimi da maggio, e aumentato lievemente in Germania a 51,7. Per l'intera Eurozona, l'indicatore sui servizi è salito a 51,9 punti e quello composito - che incorpora il manifatturiero - si è attestato a 50,6. Dagli Stati Uniti si registra la crescita di 67 mila dei posti di lavoro a novembre, sotto le stime, mentre il Pmi dei servizi è salito a 51,6 punti.
Sotto i riflettori la riunione dell'Eurogruppo con i possibili sviluppi sul Mes: il presidente Centeno esclude il bisogno di riaprire il cantiere delle modifiche al fondo salva-Stati. L'euro ha chiuso stabile sopra quota 1,10 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1089 dollari e 120,66 yen. Dollaro/yen in rialzo a 108,81. Per la sterlina, chiusura ai massimi dal 2017 sulla divisa unica a 84,58 pence. Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi ha chiuso in calo in area 160 punti.
Tra le materie prime, quotazioni del petrolio sostenute nella seconda parte della seduta dal calo superiore alle previsioni delle scorte americane e dalla possibilità di ulteriori tagli della produzione di greggio da parte dei paesi Opec+ che si riuniranno domani e venerdì a Vienna (il future gennaio sul Wti sale del 3,23% a 57,88 dollari al barile, mentre il Brent a febbraio cresce del 2,96% a 62,62 dollari). Oro in leggero ritracciamento con la ripresa dell'azionario: -0,3% alla chiusura dei mercati europei per il metallo spot a 1.473 dollari l'oncia.