MILANO - Banca Popolare di Bari bussa alla porta del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Sul tavolo del comitato di gestione del Fondo, a quanto si apprende, è arrivata "una rappresentazione della situazione aziendale di difficoltà in vista di un possibile intervento". Della richiesta è stata data informativa ai consiglieri. Il Fondo attende ora "un piano industriale da cui emerga un fabbisogno di capitale".
La riunione del Fitd era "puramente informativa" e non sono state assunte decisioni, in quanto il Fondo può intervenire solo nell'ambito di un progetto strutturato di cui ancora non c'è traccia. Al momento dalla Popolare di Bari è arrivata solo "un'istanza" generica, che andrà integrata con un piano industriale "più raffinato" e con l'indicazione di quanto capitale serve per mettere in sicurezza la banca pugliese. Una somma sulla cui definizione avrà un peso rilevante la possibilità di poter trasformare le dta (attività fiscali differite) in crediti di imposta, operazione che potrebbe essere stoppata dalla Ue in quanto aiuto di Stato e in relazione alla quale sono in corso interlocuzioni tra il Mef e la DgComp.
Per mettere a punto l'operazione di salvataggio, sulla quale "sono impegnati sia il Mef che la Banca d'Italia", lo Stato dovrà poi "ricapitalizzare" il Mediocredito Centrale (Mcc), che ha bisogno di risorse per intervenire e che dovrebbe ricoprire il ruolo di partner industriale.
I tempi dell'intervento del Fitd dipenderanno dalla rapidità con cui la Bari sottoporrà al Fondo il piano industriale, che ancora manca, così come resta nell'alveo delle aspirazioni il progetto di creare una grande Popolare del Sud. Come sempre in situazioni di crisi bancarie, viene fatto notare, è comunque opportuno che i tempi siano stretti e che il salvagente venga gettato "rapidamente".
La riunione del Fitd era "puramente informativa" e non sono state assunte decisioni, in quanto il Fondo può intervenire solo nell'ambito di un progetto strutturato di cui ancora non c'è traccia. Al momento dalla Popolare di Bari è arrivata solo "un'istanza" generica, che andrà integrata con un piano industriale "più raffinato" e con l'indicazione di quanto capitale serve per mettere in sicurezza la banca pugliese. Una somma sulla cui definizione avrà un peso rilevante la possibilità di poter trasformare le dta (attività fiscali differite) in crediti di imposta, operazione che potrebbe essere stoppata dalla Ue in quanto aiuto di Stato e in relazione alla quale sono in corso interlocuzioni tra il Mef e la DgComp.
Per mettere a punto l'operazione di salvataggio, sulla quale "sono impegnati sia il Mef che la Banca d'Italia", lo Stato dovrà poi "ricapitalizzare" il Mediocredito Centrale (Mcc), che ha bisogno di risorse per intervenire e che dovrebbe ricoprire il ruolo di partner industriale.
I tempi dell'intervento del Fitd dipenderanno dalla rapidità con cui la Bari sottoporrà al Fondo il piano industriale, che ancora manca, così come resta nell'alveo delle aspirazioni il progetto di creare una grande Popolare del Sud. Come sempre in situazioni di crisi bancarie, viene fatto notare, è comunque opportuno che i tempi siano stretti e che il salvagente venga gettato "rapidamente".