Stipendi al palo, il potere d'acquisto minacciato. Così in busta paga finisce il conto della mancata crescita delle imprese
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDINel settore privato le retribuzioni crescono dello 0,3%, meno dei prezzi. La classifica degli stipendi per settore: finanza in testa
Milano. Sembra una barzelletta, ma c'è poco da ridere: ci sono un lavoratore dipendente del settore privato italiano, un francese e un tedesco. Nell'ultimo decennio, il primo ha visto crescere il suo stipendio lordo del 9 per cento. La busta paga del secondo si è mossa a ritmo doppio, quella del tedesco è balzata esattamente a un tasso triplo (+27 per cento).
Se tutti gli istituti economici, quando parlano di Italia, non possono che sottolinearne la "stagnazione" di fatto, il concetto sta assumendo un risvolto sempre più concreto nella vita dei cittadini. L'epifania dei freddi numeri della statistica cade, rigorosa, il 27 del mese: quando arriva lo stipendio. Gli ultimi dati del Jp Salary Outlook 2019 aggiornati al primo semestre di quest'anno dicono che le retribuzioni annue lorde (Ral) sono cresciute solo dello 0,3 per cento, per una media di 29.352 euro. Si conferma dunque quella dinamica da prefisso telefonico che già a…
Se tutti gli istituti economici, quando parlano di Italia, non possono che sottolinearne la "stagnazione" di fatto, il concetto sta assumendo un risvolto sempre più concreto nella vita dei cittadini. L'epifania dei freddi numeri della statistica cade, rigorosa, il 27 del mese: quando arriva lo stipendio. Gli ultimi dati del Jp Salary Outlook 2019 aggiornati al primo semestre di quest'anno dicono che le retribuzioni annue lorde (Ral) sono cresciute solo dello 0,3 per cento, per una media di 29.352 euro. Si conferma dunque quella dinamica da prefisso telefonico che già a…
Milano. Sembra una barzelletta, ma c'è poco da ridere: ci sono un lavoratore dipendente del settore privato italiano, un francese e un tedesco. Nell'ultimo decennio, il primo ha visto crescere il suo stipendio lordo del 9 per cento. La busta paga del secondo si è mossa a ritmo doppio, quella del tedesco è balzata esattamente a un tasso triplo (+27 per cento).
Se tutti gli istituti economici, quando parlano di Italia, non possono che sottolinearne la "stagnazione" di fatto, il concetto sta assumendo un risvolto sempre più concreto nella vita dei cittadini. L'epifania dei freddi numeri della statistica cade, rigorosa, il 27 del mese: quando arriva lo stipendio. Gli ultimi dati del Jp Salary Outlook 2019 aggiornati al primo semestre di quest'anno dicono che le retribuzioni annue lorde (Ral) sono cresciute solo dello 0,3 per cento, per una media di 29.352 euro. Si conferma dunque quella dinamica da prefisso telefonico che già abbiamo descritto nel 2017 (+0,2% sul 2016) e nel 2018 (-0,3 per cento). Ma si accendono alcune spie sul cruscotto che segnalano il pericolo di sbiellamento di un motore che ormai da troppo tempo batte in testa.
Fonte: Jp Salary Outlook 2019
In primo luogo, ed è quel che conta quando si devono far quadrare le entrate con le bollette e le spese al supermercato, il potere d'acquisto ha ingranato la retromarcia. La dinamica dei prezzi è stata finora amica dei portafogli degli italiani. Infatti, per quanto la Banca centrale europea abbia messo in campo ogni strumento possibile per far risalire l'inflazione verso l'obiettivo vicino al +2%, i prezzi hanno faticato a prender quota. Vista come fumo negli occhi dagli economisti, perché sintomo di un profondo malessere economico che prima o poi danneggia tutti, la bassa inflazione ha avuto per lo meno il merito di difendere la disponibilità economica reale delle famiglie. Ma il giochino si è rotto: nel primo semestre 2019 il potere d'acquisto è stato scalfito da una crescita dei prezzi (+0,5 per cento) più veloce di quella degli stipendi. E in prospettiva, se effettivamente il Vecchio continente sperimenterà una ripresa un poco più sostenuta nei prossimi mesi, c'è da temere che la forbice si possa ulteriormente ampliare.
A gettare una luce su queste dinamiche è l'Osservatorio JobPricing, che indaga le buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato sulla base di oltre 400 mila profili retributivi raccolti attraverso il calcolatore dello stipendio giusto di Repubblica. Il ceo di JobPricing, Alessandro Fiorelli, mette un ulteriore elemento di riflessione sul tavolo: "Questa situazione nasce per effetto di una nuova dinamica nella composizione del pacchetto retributivo. Negli scorsi anni, infatti, a fronte di retribuzioni fisse ferme o in leggero calo, la retribuzione complessiva era aumentata più del tasso di inflazione grazie soprattutto alla componente variabile, che aveva portato in media fra il 2014 e il 2018 la retribuzione globale a crescere del 5,6%". Anche per questo aspetto, l'ultimo rapporto segnala invece una pericolosa inversione di tendenza.
Il salvagente dei "variabili" si è sgonfiato: nel 2019 sono scesi sia il numero di dipendenti che lo percepiscono (-8 per cento) che il valore di questa fetta di stipendio (-11,2 per cento). Tanto che se si ragiona in termini di "retribuzione globale annua" (Rga, ovvero parte fissa più variabile), il totale di quest'anno è di 30.768 euro e risulta in calo dello 0,3% sul 2018. "Se assumiamo che il variabile è di norma collegato alle performance aziendali, questo dato potrebbe indicare che le aziende hanno fatto meno bene di quanto non prevedessero a inizio anno", commenta Fiorelli.
Vent'anni di mancato aumento della produttività italiana stanno insomma presentando il loro conto.
Con una ulteriore aggravante, una sperequazione delle buste paga che rende più vulnerabili (e frustrate) le persone alla base della piramide delle retribuzioni. Basta pensare che in Italia il 94,6% dei lavoratori privati ha una retribuzione globale sotto i 40 mila euro, che sono più o meno il valore medio degli stipendi tedeschi, e il 67% sta sotto i 31 mila euro. Non solo una forbice verso il resto del Vecchio continente, ma anche interna alle aziende tricolori: i vertici guadagnano 9,4 volte quel che prendono i profili meno pagati.
"Differenze di genere, territoriali e forte discrepanza tra livelli professionali caratterizzano la fotografia delle retribuzioni in Italia e negli ultimi anni questi gap si sono in taluni casi ampliati", ragiona Francesco Manzini, executive director di Spring Professional, società di consulenza del gruppo Adecco che ha collaborato alla ricerca. "Il problema è che questa situazione influisce negativamente sulla dinamica dei talenti in Italia, influenzando la mobilità professionale e impoverendo il livello di competenza". Come reagire? "La crescita della produttività, l'organizzazione più snella delle imprese come, ad esempio, con forme di smart working, e l'inserimento di quote di retribuzione variabili sempre più elevate potranno fare da argine all'impoverimento degli stipendi in Italia, invertendo la rotta".
Se tutti gli istituti economici, quando parlano di Italia, non possono che sottolinearne la "stagnazione" di fatto, il concetto sta assumendo un risvolto sempre più concreto nella vita dei cittadini. L'epifania dei freddi numeri della statistica cade, rigorosa, il 27 del mese: quando arriva lo stipendio. Gli ultimi dati del Jp Salary Outlook 2019 aggiornati al primo semestre di quest'anno dicono che le retribuzioni annue lorde (Ral) sono cresciute solo dello 0,3 per cento, per una media di 29.352 euro. Si conferma dunque quella dinamica da prefisso telefonico che già abbiamo descritto nel 2017 (+0,2% sul 2016) e nel 2018 (-0,3 per cento). Ma si accendono alcune spie sul cruscotto che segnalano il pericolo di sbiellamento di un motore che ormai da troppo tempo batte in testa.
| QUALIFICA | RAL 2014 | RAL 2018 | RAL 2019 | TREND 2014-2018 | TREND 2018-2019 |
|---|---|---|---|---|---|
| Dirigenti | € 106.230 | € 101.096 | € 100.436 | -4,80% | -0,70% |
| Quadri | € 53.231 | € 54.136 | € 54.290 | 1,70% | 0,30% |
| Impiegati | € 30.465 | € 30.770 | € 30.812 | 1,00% | 0,10% |
| Operai | € 23.707 | € 24.780 | € 24.747 | 4,50% | -0,10% |
| TOTALE | € 28.665 | € 29.278 | € 29.352 | 2,10% | 0,30% |
In primo luogo, ed è quel che conta quando si devono far quadrare le entrate con le bollette e le spese al supermercato, il potere d'acquisto ha ingranato la retromarcia. La dinamica dei prezzi è stata finora amica dei portafogli degli italiani. Infatti, per quanto la Banca centrale europea abbia messo in campo ogni strumento possibile per far risalire l'inflazione verso l'obiettivo vicino al +2%, i prezzi hanno faticato a prender quota. Vista come fumo negli occhi dagli economisti, perché sintomo di un profondo malessere economico che prima o poi danneggia tutti, la bassa inflazione ha avuto per lo meno il merito di difendere la disponibilità economica reale delle famiglie. Ma il giochino si è rotto: nel primo semestre 2019 il potere d'acquisto è stato scalfito da una crescita dei prezzi (+0,5 per cento) più veloce di quella degli stipendi. E in prospettiva, se effettivamente il Vecchio continente sperimenterà una ripresa un poco più sostenuta nei prossimi mesi, c'è da temere che la forbice si possa ulteriormente ampliare.
A gettare una luce su queste dinamiche è l'Osservatorio JobPricing, che indaga le buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato sulla base di oltre 400 mila profili retributivi raccolti attraverso il calcolatore dello stipendio giusto di Repubblica. Il ceo di JobPricing, Alessandro Fiorelli, mette un ulteriore elemento di riflessione sul tavolo: "Questa situazione nasce per effetto di una nuova dinamica nella composizione del pacchetto retributivo. Negli scorsi anni, infatti, a fronte di retribuzioni fisse ferme o in leggero calo, la retribuzione complessiva era aumentata più del tasso di inflazione grazie soprattutto alla componente variabile, che aveva portato in media fra il 2014 e il 2018 la retribuzione globale a crescere del 5,6%". Anche per questo aspetto, l'ultimo rapporto segnala invece una pericolosa inversione di tendenza.
Il salvagente dei "variabili" si è sgonfiato: nel 2019 sono scesi sia il numero di dipendenti che lo percepiscono (-8 per cento) che il valore di questa fetta di stipendio (-11,2 per cento). Tanto che se si ragiona in termini di "retribuzione globale annua" (Rga, ovvero parte fissa più variabile), il totale di quest'anno è di 30.768 euro e risulta in calo dello 0,3% sul 2018. "Se assumiamo che il variabile è di norma collegato alle performance aziendali, questo dato potrebbe indicare che le aziende hanno fatto meno bene di quanto non prevedessero a inizio anno", commenta Fiorelli.
Vent'anni di mancato aumento della produttività italiana stanno insomma presentando il loro conto.
Con una ulteriore aggravante, una sperequazione delle buste paga che rende più vulnerabili (e frustrate) le persone alla base della piramide delle retribuzioni. Basta pensare che in Italia il 94,6% dei lavoratori privati ha una retribuzione globale sotto i 40 mila euro, che sono più o meno il valore medio degli stipendi tedeschi, e il 67% sta sotto i 31 mila euro. Non solo una forbice verso il resto del Vecchio continente, ma anche interna alle aziende tricolori: i vertici guadagnano 9,4 volte quel che prendono i profili meno pagati.
"Differenze di genere, territoriali e forte discrepanza tra livelli professionali caratterizzano la fotografia delle retribuzioni in Italia e negli ultimi anni questi gap si sono in taluni casi ampliati", ragiona Francesco Manzini, executive director di Spring Professional, società di consulenza del gruppo Adecco che ha collaborato alla ricerca. "Il problema è che questa situazione influisce negativamente sulla dinamica dei talenti in Italia, influenzando la mobilità professionale e impoverendo il livello di competenza". Come reagire? "La crescita della produttività, l'organizzazione più snella delle imprese come, ad esempio, con forme di smart working, e l'inserimento di quote di retribuzione variabili sempre più elevate potranno fare da argine all'impoverimento degli stipendi in Italia, invertendo la rotta".