Aston Martin sbanda a Londra dopo l'allarme sui conti
La casa automobilistica prevede risultati per il 2019 molto inferiori rispetto al 2018
MILANO - Brusca frenata per Aston Martin. Il titolo della casa automobilistica britannica arriva a perdere fino al 15% a Londra quasi dieci punti percentuali dopo che la società ha lanciato un allarme sui conti, prevedendo per il 2019 risultati quasi dimezzati rispetto allo scorso anno.
Le vendite 'core' all'ingrosso, si legge in una nota del produttore di auto di lusso rese famose da James Bond, sono scese del 7% anno su anno, a 5.809 unità, e l'ebitda rettificato per il 2019 è atteso in un range di 130-140 milioni di sterline, in picchiata rispetto ai 247 milioni del 2018. "Le sfidanti condizioni commerciali di novembre sono continuate a dicembre nel periodo di picco delle consegne risultando in vendite più basse, costi più alti e margini più bassi", spiega una nota.
Le difficoltà di Aston Martin, il cui azionista di maggioranza è il fondo di private equity Investindustrial guidato da Andrea Bonomi, …
Le vendite 'core' all'ingrosso, si legge in una nota del produttore di auto di lusso rese famose da James Bond, sono scese del 7% anno su anno, a 5.809 unità, e l'ebitda rettificato per il 2019 è atteso in un range di 130-140 milioni di sterline, in picchiata rispetto ai 247 milioni del 2018. "Le sfidanti condizioni commerciali di novembre sono continuate a dicembre nel periodo di picco delle consegne risultando in vendite più basse, costi più alti e margini più bassi", spiega una nota.
Le difficoltà di Aston Martin, il cui azionista di maggioranza è il fondo di private equity Investindustrial guidato da Andrea Bonomi, …
MILANO - Brusca frenata per Aston Martin. Il titolo della casa automobilistica britannica arriva a perdere fino al 15% a Londra quasi dieci punti percentuali dopo che la società ha lanciato un allarme sui conti, prevedendo per il 2019 risultati quasi dimezzati rispetto allo scorso anno.
Le vendite 'core' all'ingrosso, si legge in una nota del produttore di auto di lusso rese famose da James Bond, sono scese del 7% anno su anno, a 5.809 unità, e l'ebitda rettificato per il 2019 è atteso in un range di 130-140 milioni di sterline, in picchiata rispetto ai 247 milioni del 2018. "Le sfidanti condizioni commerciali di novembre sono continuate a dicembre nel periodo di picco delle consegne risultando in vendite più basse, costi più alti e margini più bassi", spiega una nota.
Le difficoltà di Aston Martin, il cui azionista di maggioranza è il fondo di private equity Investindustrial guidato da Andrea Bonomi, e che dall'ipo del 2018 ha perso il 75% del suo valore fallendo la scommessa di emulare le fortune della Ferrari in Borsa, ha spinto la società a cercare nuove risorse per finanziare il suo rilancio, avviando una revisione delle opzioni di finanziamento e continuando "le discussioni con potenziali investitori strategici", già annunciate lo scorso 13 dicembre.
Il presidente e ceo di Aston Martin, Andy Palmer, non si è nascosto le difficoltà definendo il 2019 un "anno molto deludente" con la conseguenza che il gruppo "non riuscirà a realizzare i profitti che avevamo previsto". Il margine dell'ebitda sui ricavi è atteso nel 2019 al 12,5-13,5%, con un forte taglio rispetto al 20% annunciato a luglio.
"Stiamo prendendo una serie di azioni per gestire il business attraverso questo periodo difficile. Tra queste un programma di risparmio sui costi come pure un focus per far tornare i livelli di stock dei concessionari a livelli normali per una società del lusso. Riconquistare il nostro forte posizionamento di prezzo è un punto chiave", ha affermato Palmer.
Per rilanciarsi Aston Martin punta sul suo suv di lusso Dbx, il cui lancio sta dando, ha sottolineato Palmer, risultati "molto incoraggianti", con 1.800 ordini raccolti dallo 20 novembre, quando le prenotazioni sono partite. "I piani di lancio stanno progredendo bene e stiamo raggiungendo tutti i nostri traguardi operativi chiave - ha detto Palmer -. Siamo sulla strada giusta per avviare la produzione per il secondo trimestre del 2020". "Il nostro focus - ha aggiunto - è adesso rivitalizzare il business, lanciare Dbx e assicurare una crescita redditizia nel medio termine".
Il buon andamento degli ordini di Dbx, il cui costo di partenza è di poco inferiore ai 200 mila euro, permetterà ad Aston Martin, in base agli accordi legati al private placement da 150 milioni di dollari annunciato lo scorso settembre, di ottenere altri 100 milioni di dollari di finanziamento con scadenza aprile 2022.
Ma per far fronte alle difficoltà il gruppo continua "il riesame" della sua struttura finanziaria e la caccia a nuovi investitori. "Restiamo in discussione con potenziali investitori strategici" che potrebbero anche tradursi "in un investimento nel capitale". Mentre sotto revisione sono anche i "piani" per il 2020. Qualcosa in più potrebbe sapersi in occasione dei risultati 2019, che verranno annunciati il prossimo 27 febbraio.
Le vendite 'core' all'ingrosso, si legge in una nota del produttore di auto di lusso rese famose da James Bond, sono scese del 7% anno su anno, a 5.809 unità, e l'ebitda rettificato per il 2019 è atteso in un range di 130-140 milioni di sterline, in picchiata rispetto ai 247 milioni del 2018. "Le sfidanti condizioni commerciali di novembre sono continuate a dicembre nel periodo di picco delle consegne risultando in vendite più basse, costi più alti e margini più bassi", spiega una nota.
Le difficoltà di Aston Martin, il cui azionista di maggioranza è il fondo di private equity Investindustrial guidato da Andrea Bonomi, e che dall'ipo del 2018 ha perso il 75% del suo valore fallendo la scommessa di emulare le fortune della Ferrari in Borsa, ha spinto la società a cercare nuove risorse per finanziare il suo rilancio, avviando una revisione delle opzioni di finanziamento e continuando "le discussioni con potenziali investitori strategici", già annunciate lo scorso 13 dicembre.
Il presidente e ceo di Aston Martin, Andy Palmer, non si è nascosto le difficoltà definendo il 2019 un "anno molto deludente" con la conseguenza che il gruppo "non riuscirà a realizzare i profitti che avevamo previsto". Il margine dell'ebitda sui ricavi è atteso nel 2019 al 12,5-13,5%, con un forte taglio rispetto al 20% annunciato a luglio.
"Stiamo prendendo una serie di azioni per gestire il business attraverso questo periodo difficile. Tra queste un programma di risparmio sui costi come pure un focus per far tornare i livelli di stock dei concessionari a livelli normali per una società del lusso. Riconquistare il nostro forte posizionamento di prezzo è un punto chiave", ha affermato Palmer.
Per rilanciarsi Aston Martin punta sul suo suv di lusso Dbx, il cui lancio sta dando, ha sottolineato Palmer, risultati "molto incoraggianti", con 1.800 ordini raccolti dallo 20 novembre, quando le prenotazioni sono partite. "I piani di lancio stanno progredendo bene e stiamo raggiungendo tutti i nostri traguardi operativi chiave - ha detto Palmer -. Siamo sulla strada giusta per avviare la produzione per il secondo trimestre del 2020". "Il nostro focus - ha aggiunto - è adesso rivitalizzare il business, lanciare Dbx e assicurare una crescita redditizia nel medio termine".
Il buon andamento degli ordini di Dbx, il cui costo di partenza è di poco inferiore ai 200 mila euro, permetterà ad Aston Martin, in base agli accordi legati al private placement da 150 milioni di dollari annunciato lo scorso settembre, di ottenere altri 100 milioni di dollari di finanziamento con scadenza aprile 2022.
Ma per far fronte alle difficoltà il gruppo continua "il riesame" della sua struttura finanziaria e la caccia a nuovi investitori. "Restiamo in discussione con potenziali investitori strategici" che potrebbero anche tradursi "in un investimento nel capitale". Mentre sotto revisione sono anche i "piani" per il 2020. Qualcosa in più potrebbe sapersi in occasione dei risultati 2019, che verranno annunciati il prossimo 27 febbraio.