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Effetto elezioni Emilia Romagna, spread in netto calo. Ma il virus cinese manda ko le Borse

Stefano Bonaccini, il governatore del centro-sinistra per l'Emilia-Romagna  
Raffica di vendite in Asia, Tokyo chiude a -2,03%. Forti ribassi in Europa, scivola anche Piazza Affari che inizialmente teneva botta grazie al comparto bancario: per il Ftse Mib -2,31 per cento. Acquisti sull'oro, giù il petrolio. Sale lo yen mentre lo yuan cinese scende ai minimi dell'anno
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MILANO - Il mancato ribaltone in Emilia Romagna, con il successo del candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini, assicura nuova stabilità al governo. È questo il segnale che arrivato dal mercato con la riscossa dei Btp. Il clima generale del comparto azionario, invece, si fa pesante: è sempre più segnato dai forti timori legati alla diffusione del coronavirus cinese che potrebbe scatenare un contraccolpo sull'economia globale.

Rally dei Btp dopo il voto regionale

L'effetto post-voto sul rendimento dei nostri titoli di Stato è evidente con i tassi sui Btp decennali in fortissimo calo. Il titolo emesso dal Tesoro arriva a rendere l'1,03%, in calo di una ventina di punti base dalla chiusura di venerdì. Una flessione che si riflette anche sullo spread, con il differenziale rispetto al bund tedesco in calo di oltre 15 punti: scende fin sotto quota 140, vicino ai livelli di metà novembre 2019, per poi assestarsi poco sopra que…
MILANO - Il mancato ribaltone in Emilia Romagna, con il successo del candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini, assicura nuova stabilità al governo. È questo il segnale che arrivato dal mercato con la riscossa dei Btp. Il clima generale del comparto azionario, invece, si fa pesante: è sempre più segnato dai forti timori legati alla diffusione del coronavirus cinese che potrebbe scatenare un contraccolpo sull'economia globale.

Rally dei Btp dopo il voto regionale

L'effetto post-voto sul rendimento dei nostri titoli di Stato è evidente con i tassi sui Btp decennali in fortissimo calo. Il titolo emesso dal Tesoro arriva a rendere l'1,03%, in calo di una ventina di punti base dalla chiusura di venerdì. Una flessione che si riflette anche sullo spread, con il differenziale rispetto al bund tedesco in calo di oltre 15 punti: scende fin sotto quota 140, vicino ai livelli di metà novembre 2019, per poi assestarsi poco sopra quella soglia in chiusura di giornata. Ma la discesa potrebbe proseguire ancora. "Le elezioni regionali in Emilia Romagna - afferma Unicredit in una nota - sono state considerate dai mercati come uno degli ostacoli che l'attuale governo ha dovuto affrontare nel 2020; pertanto, gli investitori potrebbero decidere di aumentare ulteriormente la propria esposizione sui titoli di Stato italiani".

Ma azioni ko per le paure del virus

Guardando allo scenario globale, come detto, restano però molte preoccupazioni. Con la maggior parte delle piazze finanziarie asiatiche chiuse per festività, i segnali negativi sono stati registrati in prima battuta a Tokyo, che ha chiuso gli scambi in calo del 2,03%. Forti ribassi anche sui future sugli indici cinesi, che indicano tracolli di quasi cinque punti: gli scambi riapriranno i battenti soltanto il 3 febbraio, dopo il Capodanno lunare. "Qualsiasi shock economico che investa l'industria e i consumi cinesi si diffonderebbe rapidamente agli altri Paesi, visti i maggiori scambi commerciali e legami finanziari legati alla globalizzazione", mette in evidenza in una nota Stephen Innes, chief Asia market strategist di Axitrader, citato questa mattina da Bloomberg.

Indicazioni analoghe arrivano dall'Europa, con gli indici che chiudono tutti in netto calo. Nel Vecchio continente vanno in forte difficoltà le compagnie aeree, il lusso e l'automotive. Milano, complice l'esito del voto, riesce in un primo momento a contenere le perdite. Poi gli argini di Piazza Affari cedono nonostante il buon andamento del comparto bancario, che beneficia della corsa dei Btp: a fine giornata il saldo del Ftse Mib è negativo del 2,31 per cento. In sofferenza tutti i titoli industriali e il lusso. Fanno anche peggio le altre piazze finanziarie: Londra cede il 2,32%, Francoforte il 2,74% e Parigi il 2,68%. Non aiutano le indicazioni che arrivano dall'aggiornamento dell'Ifo tedesco, l'indice di fiducia delle imprese, sceso a 95,9 punti nonostante gli analisti si attendessero un rialzo a 97 punti. Il controvalore "bruciato" dallo Stoxx 600, l'indice che copre circa il 90% del mercato azionario europeo, è di 208 milliardi di capitalizzazione.

Wall Street si accoda ai ribassi europei e, dopo gli scricchiolii registrati sul finale dell'ottava passata, si tinge ancora di rosso: quando terminano gli scambi in Europa, il Dow Jones perde l'1,4% come lo S&P500 mentre il Nadaq scivola dell'1,7 per cento. Non serve a molto l'intervento di Donald Trump che si dice pronto ad aiutare Pechino in ogni modo. Pesa piuttosto il fatto che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) abbia corretto al rialzo, a "elevata" a livello internazionale da "moderata", la propria valutazione della minaccia rappresentata dal nuovo coronavirus.

A parte il caso italiano, un po' tutti i titoli obbligazionari governativi dei Paesi avanzati registrano progressi in una giornata di generale spostamento verso gli asset percepiti come più solidi.

L'epidemia che finora ha ucciso una ottantina di persone si riverbera anche sul mercato valutario dove sale lo yen, valuta rifugio per eccellenza, mentre cala ai minimi dell'anno lo yuan. In calo anche l'euro a 1,1013 dollari e a 119,93 yen. La valuta nipponica guadagna anche verso il biglietto verde a 108,90 yen. Mentre il cambio dollaro/yuan si attesta a 6,9363 mentre l'euro/yuan a 7,64.

Anche il mercato delle commodities riflette le paure degli investitori, con gli acquisti che si orientano verso beni rifugio come l'oro. Il lingotto, alla chiusura dei mercati europei, sale a 1589 dollari l'oncia. Opposto orientamento per il petrolio con le quotazioni in forte calo a New York: il Wti viene scambiato a 52,6 dollari al barile con un ribasso vicino al 3 per cento. I Paesi membri dell'Opec+, vale a dire l'Opec più altri produttori tra cui la Russia, nel meeting in programma a marzo discuteranno di tutte le opzioni, compresi ulteriori tagli alla produzione oppure l'estensione di quelli attuali fino alla fine del 2020. Il gruppo sta anche monitorando con attenzione l'impatto del coronavirus sul mercato del greggio, anche se per l'Arabia Saudita leader del cartello al momento il contraccolpo sulla domanda è limitato.